Abilisti fantastici e dove trovarli (Fandango Editore) di Marina Cuollo, un libro brillante, necessario e corrosivo. Un saggio ironico travestito da bestiario sociale, che smaschera l’abilismo radicato nella nostra quotidianità. Con penna affilata e intelligenza comica, l’autrice napoletana ci accompagna in un viaggio dentro i meccanismi più subdoli della discriminazione verso le persone con disabilità, non attraverso la denuncia gridata, ma con l’arma più efficace e disarmante: l’ironia.
a cura della redazione
Il punto di partenza è chiaro: il mondo è stato progettato per un solo tipo di corpo. Tutto ciò che si discosta da quel modello – fisico, funzionale, normativo – è visto come ostacolo o eccezione. Così, in una società che si illude di essere inclusiva, la disabilità resta spesso confinata ai margini, ammantata di pietismo, finta ammirazione o infantilizzazione.
L’autrice prende di mira proprio queste dinamiche, costruendo una “fenomenologia dell’abilista”, che con uno sguardo semi-serio – e dunque serissimo – passa in rassegna i comportamenti più diffusi, inconsapevoli e talvolta perfino benintenzionati, ma profondamente discriminatori. Dal paternalismo compassionevole dell’Homo misericordiosus alla supponenza del Tuttologo, fino al moralismo giustizialista del Punisher e alla contraddizione incarnata della FemministaTM, ogni personaggio diventa archetipo, specchio deformante (ma non troppo) di un sistema culturale che rifiuta la disabilità come parte legittima e integrante dell’esperienza umana.
Il tono è graffiante ma mai rancoroso, e il merito dell’autrice è quello di tenere insieme leggerezza e profondità, ridicolizzando i pregiudizi senza mai banalizzare la questione. Le etichette satiriche non sono semplici caricature, ma strumenti per svelare le contraddizioni di chi si ritiene “alleato” e finisce invece per perpetuare stereotipi condiscendenti. Cuollo non fa sconti a nessuno – né a chi ignora, né a chi presume di sapere tutto – e invita a un’autocritica collettiva che parte dal linguaggio ma arriva alla struttura sociale.
Il libro si spinge oltre l’analisi dei comportamenti abilisti, toccando con schiettezza i grandi temi dell’esistenza: lavoro, sessualità, famiglia, amicizia, autonomia, morte. Lo fa dal punto di vista di chi vive la disabilità non come “problema da risolvere”, ma come condizione esistenziale piena, complessa, attraversata da desideri, frustrazioni e contraddizioni come tutte le altre. In questo, Abilisti fantastici si rivela un testo politico nel senso più alto del termine: perché rivendica il diritto a una rappresentazione non filtrata, non epurata, non edulcorata delle persone con disabilità.
Per saperne di più visita: fandangolibri.it
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