Napoli non è solo una città: è un labirinto di contraddizioni, di luce e ombra, di vita e morte che convivono a pochi metri di distanza. Con il suo nuovo romanzo Indian Napoli (Mursia, collana Giungla Gialla), lo scrittore di libri e soggetti cinematografici Al Gallo ci trascina nella periferia più cruda, dove i clan della camorra si contendono il territorio e la polizia cerca di resistere in una guerra silenziosa. Protagonisti della storia sono Ajello, viceispettore disilluso e sarcastico, e Romano, giovane ispettore pieno di scrupoli: due uomini diversissimi che si ritrovano invischiati in un caso che mescola incidenti sospetti, tradimenti e ambizioni personali. Tra pioggia battente, strade deserte e vite spezzate, Napoli diventa un vero personaggio del romanzo. Abbiamo incontrato Al Gallo per farci raccontare come è nato questo noir urbano e per scoprire il lato più umano dei suoi personaggi.
a cura di Francesca Ghezzani
Benvenuto su Che! Intervista Al, che tipo di scrittore sei?
Assolutamente un parvenu (ride, ndr). Sono un autore atipico, con un percorso diverso dai canoni: non provengo dal mondo del giornalismo o dall’editoria. Fino a vent’anni, davvero, non mi ero mai approcciato alla scrittura. Quindi non ho paura di essere uno scrittore “della domenica” che va bene, spero, anche nei feriali!
E di lettore?
Un lettore-tartaruga. La mia scrivania è un campo di battaglia, tra libri iniziati, o lasciati a metà. Ho la “cattiva” abitudine di leggere ad alta voce per immergermi nella storia. Questo comporta, ovviamente, un andamento lento. Molto lento.
E, per completezza, di sceneggiatore?
Scrivere per il cinema mi piace molto. Riprodurre la tua storia, ma con dinamiche diverse, per pervenire – in linea di massima – allo stesso risultato è sempre una sfida. La scrittura cinematografica dovrebbe integrare il curriculum di un giallista: solo così impari a liofilizzare le idee.
Veniamo al tuo libro: in Indian Napoli i confini tra bene e male sono spesso sfumati. Pensi che oggi le storie criminali abbiano più forza quando mostrano questa zona grigia?
L’ambiguità paga sempre, cara France’. Le storie migliori sono quelle più sfumate. Oggi molti ragionano come i computer: in binario. 1 e 0, bianco e nero. Io preferisco bianco, nero e… noir.
Tra i vari personaggi, ce n’è uno in cui ti ritroviamo?
Giocoforza, in tutti. C’è molto di me nelle loro sfumature psicologiche. In fondo, se vuoi essere credibile devi attingere al pozzo della tua interiorità. Sei quello che scrivi, e scrivi di quello che sei.
Hai inserito tanti dettagli sul lavoro delle guardie giurate e sul mondo della vigilanza privata. Come ti sei documentato? Hai incontrato persone reali per costruire la storia?
Conoscevo diversi operatori, però, ho attinto a man bassa alla cronaca. Laddove non ero sicuro di alcuni dettagli, ho fatto piccole ricerche. Di fondo, non inseguo la verità assoluta. Il mondo che racconto è il “mio” mondo: volutamente imperfetto.
La pioggia, il vento, i vicoli, la periferia: l’atmosfera è molto cinematografica. Quanto contano per te le ambientazioni nel costruire la tensione?
Beh, l’ambiente circostante è sempre un protagonista tacito. I fenomeni atmosferici aiutano, e sono un vecchio, collaudato espediente (ride, ndr). E poi Napoli è accattivante anche senza sole, no?
Troviamo un’alternanza tra momenti d’azione e scene molto intime e psicologiche. Come gestisci il ritmo della narrazione quando scrivi?
Cerco di essere nella storia. Le motivazioni, le paure, le remore… tutto quello che può frullare nella testa di una persona, contribuisce a creare tensione se miscelata con l’azione. Bisogna essere un po’ cuochi: sale e pepe, movimento e introspezione q.b. Non è sempre facile.
Un’ultima curiosità: ti senti più vicino al giallo classico o al noir urbano che vediamo nelle tue pagine?
Di sicuro al noir urbano. Racconto dinamiche che non si rifanno al giallo classico, al rompicapo, insomma. In Indian Napoli, per esempio, chi ha ucciso è indicato fin dalle prime pagine. Forse più che al teorema, cerco di rifarmi all’effetto “pugno nello stomaco”: un finale forte che spiazza i sempre più agguerriti lettori.
Grazia Al e complimenti per la tua carriera!

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