Con “Sala d’attesa” e “Tutte le altre vite”, la scrittrice e poetessa Alessandra Distefano ha dato voce a un alter ego letterario capace di attraversare il dolore, le rinunce e la rinascita. Una scrittura profonda e sincera che ha origine in un’urgenza personale e diventa atto di libertà.
a cura di Francesca Ghezzani
Benvenuta su Che! Intervista,Alessandra. Come nasce Alessia, la protagonista dei tuoi due romanzi?
Alessia è un mio alter ego, la parte più coraggiosa di me, quella che dopo quarant’anni di silenzi ha trovato la forza di aprire le porte dell’anima. È la voce che non riuscivo a far emergere nella vita quotidiana, e che finalmente ho lasciato fluire sulla pagina.
Si muove nella narrazione in due dimensioni: una è la trama concreta, l’altra è il filo ingarbugliato dei suoi pensieri, simile a un gomitolo doloroso che la immobilizza. Questi pensieri profondi emergono nei corsivi, che sono come sogni, emozioni grezze, che io chiamo “voci del fondo”.
“Tutte le altre vite” è il seguito di “Sala d’attesa”, ma può essere letto anche da solo. Hai pensato da subito a una storia in due parti?
No, tutt’altro. Sala d’attesa era nato come un romanzo compiuto, ma Alessia non mi ha mai lasciata. È rimasta con me, mi chiamava a proseguire. Così ho trovato un escamotage narrativo per andare avanti, per darle ancora voce.
Ho lavorato molto per rendere i due romanzi indipendenti: chi vuole può iniziare dal secondo, senza perdersi nulla. Ma chi legge entrambi avrà uno sguardo più ampio sulla sua evoluzione.
Nel primo libro c’erano molti elementi autobiografici. Nel secondo prevale la finzione: come è avvenuto questo passaggio?
Sala d’attesa è profondamente autobiografico. Alessia si trova a lasciare Milano – la sua città, la mia città – per trasferirsi in Sicilia e lavorare come farmacista nell’azienda di famiglia. Una non-scelta che segna la sua rinuncia alla libertà.
In Tutte le altre vite, invece, Alessia è già madre, vive in Sicilia, ma il passato torna a bussare. Da lì parte una fuga. Non spoilererò nulla, ma il mistero è tutto da scoprire: da cosa fuggono davvero? Chi è il loro inseguitore?
La finzione è più marcata, ma le emozioni sono sempre vere. Anche in questa fase, i corsivi permettono ad Alessia di raccontare la parte più profonda e vera di sé.
Che rapporto hai con la scrittura e con il foglio bianco?
Ho iniziato con la poesia, che per me è espressione spontanea e naturale. Poi sono passata ai racconti e ai romanzi, ma ho mantenuto il rispetto assoluto per la parola.
Scrivo, riscrivo, cancello, rifletto. Non cerco le parole: aspetto che arrivino. Credo che se non ci si fa trovare pronte, le parole si offendano… e non tornano più. Magari ne troveremo altre, ma non saranno mai quelle giuste.
Hai detto che Alessia non ha ancora finito di parlare. Cosa dobbiamo aspettarci?
Sto scrivendo la terza parte. La finzione diventa ancora più presente, ma le emozioni restano autentiche. Alessia è viva. Ora che si è liberata dai tabù e dai silenzi, è impossibile farla tacere. E io la seguirò, come ho sempre fatto: senza forzarla, lasciandole spazio per raccontare la propria verità.
Grazie Alessandra e complimenti per tutto!

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