Nel tempo della velocità e della ricerca ossessiva della comodità, Mario Calabresi ci offre con Alzarsi all’alba (Mondadori, settembre 2025) un libro che va controcorrente. L’autore sceglie di raccontare la fatica non come condanna, ma come cifra di senso, responsabilità e dedizione. Un’opera che si colloca a metà tra inchiesta giornalistica e racconto corale, restituendo dignità a gesti quotidiani che spesso passano inosservati.
a cura della redazione
Il libro prende avvio da una frase sorprendente, pronunciata da una giovane atleta paralimpica: «La fatica la devi adorare». È una provocazione, ma anche una dichiarazione di vita. Da lì si snoda un mosaico di storie: un allenatore che insegna la tenacia ai bambini, un marito che da venticinque anni si prende cura della moglie malata, un padre che corre ultramaratone per ritrovare la figlia perduta, una donna di 89 anni che ogni mattina porta fiori al marito e poi si dedica al lavoro nel suo ristorante. Sono figure comuni, ma straordinarie nella loro dedizione, che Calabresi tratteggia con rispetto e sensibilità.
La scrittura è limpida, partecipe, capace di unire la precisione del giornalismo alla profondità del racconto letterario. Non c’è mai retorica, ma un’attenzione umana che rende ogni storia universale. La fatica emerge come forza silenziosa che tiene in piedi il mondo, una sorta di “pattuglia dell’alba” che lavora quando gli altri ancora dormono. È un invito a guardare oltre l’apparenza del sacrificio, scoprendo la bellezza nascosta nell’impegno quotidiano.
Calabresi ci ricorda che la fatica non è solo sudore o privazione, ma può diventare gesto estremo d’amore e testimonianza di speranza.
Per saperne di più visita: mondadori.it
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