Dalla passione per il calcio alla costruzione di un percorso personale e professionale orientato alla crescita e alla consapevolezza: Antonio Pinto rappresenta una nuova generazione determinata, che unisce studio, disciplina e visione. In questa intervista esploriamo le tappe della sua formazione, le aspirazioni e il suo approccio alla vita e allo sport.
a cura della redazione
Benvenuto su Che! Intervista, Antonio, è un piacere averti con noi: vuoi raccontarci chi sei e come nasce il tuo percorso personale e professionale?
Salve a tutti, sono Antonio Pinto, ho 29 anni, sono nato il 26 luglio 1997 e vivo a Grottaglie, piccola cittadina della provincia di Taranto; mi reputo un giovane molto determinato, dinamico, che ama guardare oltre, per raggiungere i propri obiettivi. Per mezzo di questa mia attitudine caratteriale, mi sono avvicinato al mondo del Coaching, divenendo Coach, dopo un periodo di formazione presso la Master Coach Italia, sita a Bari, nel 2024. Il mio percorso personale e professionale ha avuto inizio nel lontano 2018, quando dopo aver affrontato un ciclo di sessioni da un professionista del settore, me ne sono innamorato; ha ampliato i miei orizzonti di vita, ha stimolato e accelerato il mio cammino motivazionale. Ostacoli, capovolgimenti di fronte personali e nuove sfide, hanno accecato la mia volontà di trasformare questa figura in qualcosa di più…ed eccomi qui. Se, nel tempo, sono diventato l’Antonio di oggi, lo devo anche e soprattutto a questa “leva” lavorativa. In conclusione, la vittoria più bella, è sempre quella successiva.
Sei cresciuto a Grottaglie, in Puglia: quanto ha influenzato il tuo territorio nella formazione dei tuoi valori e della tua mentalità?
La Puglia è una terra favolosa, intrisa di valori, tradizione e cultura: il territorio pugliese, per quanto mi riguarda, è una sfida continua, dato che dimostrare a me stesso e agli altri il mio potenziale, è un motivo di forte motivazione e crescita personale, oltre che professionale.
Ho “sposato” la causa, scegliendo di restare qui e sfruttare le risorse che ci sono: valori come la resilienza, la costanza e la duttilità ritornano utili nel mio percorso, in quanto hanno inciso notevolmente sulla mia mentalità. Mi piace pensare che la mia professione, un giorno, possa essere accorpata a quella di un contandino che, in maniera maniacale, lavora la terra: coltivare per far germogliare qualcosa dentro qualcuno. Al solo pensiero, scatta dentro un fuoco sacro notevole, un’energia positiva che mi vien voglia di trasmettere.
Fin da giovane hai sviluppato una forte passione per il calcio, in particolare per la Juven-tus: come è nata e come si è evoluta nel tempo?
Premessa: amo lo sport a 360°, ma il calcio mi fa battere il cuore da quando sono nato: è stato quel “file rouge” che ha accompagnato il mio percorso d’infanzia e, crescendo, ho cercato di portare con me, valori, sfide e obiettivi che in queste dinamiche sportive fanno la differenza. La passione per la Juventus l’ho costruita nel tempo: vedere e rivedere, su Youtube, attraverso testimonianze oculari, le magie di campioni come Vialli, Del Piero, Baggio, Ravanelli e tanti altri, mi ha smosso qualcosa; la determinazione, la forza mentale di quella squadra, me ne ha fatto innamorare. C’è un episodio particolare che mi piace raccontare: 14 maggio 2003, semifinale di ritorno di Champions League, Juventus-Real Madrid, la partita delle partite. Avevo all’incirca 6 anni e ricordo intensamente le mie esultanze ai goal della Juve: Trezeguet, Del Piero e Nedved, 3-1 e lacrime di gioia. Lì, è nata la mia “juventinità”.
Il tuo percorso di studi classici al Liceo G. Moscati ha avuto un ruolo importante: in che modo ha contribuito alla tua crescita personale?
Il mio percorso scolastico è stato impervio, ma ricco di soddisfazioni personali, in quanto sono cresciuto molto, sono diventato uomo. Gestire interrogazioni, rapporti personali, pressioni, mi ha forgiato caratterialmente, mi ha migliorato. Ai docenti devo dire grazie, da loro ho imparato tanto, soprattutto, nel modo di intendere e di fare gruppo, la passione per il lavoro che ci è stata trasmessa in qualsiasi circostanza. Tornassi indietro, riconfermerei la scelta di Liceo G.Moscati; è stata una tappa fondamentale nella mia vita.
Nel tuo percorso emerge una forte voglia di migliorarti e competere: da dove nasce questa spinta interiore?
Nasce dalla volontà di farsi largo nella vita, di dire la propria, sempre e comunque, con personalità e mentalità; migliorarsi significa stare al passo con i tempi, aggiornarsi, pensare ed agire in maniera veloce, peculiarità che ti portano ad essere calato, al 100%, nella dimensione che vivi. Competizione con sé stesso e, poi con gli altri; sono alla ricerca continua di stimoli, di porti nuovi da salpare e guardare con meraviglia e stupore. La vita terrena è un viaggio, sta a noi provare a darne un senso. Questa è la mia missione.
Il 2020 rappresenta per te un anno di svolta: cosa è cambiato concretamente nella tua vi-sione e nelle tue scelte?
Il 2020 è stato un anno, da una parte deleterio per via del Covid-19, ma dall’altra, ha tracciato dei cambiamenti importanti, che hanno direzionato il mio percorso, personale e professionale. Innanzitutto, ho potuto far quadrare alcune cose che avevano bisogno di un cambiamento, ad esempio, l’università. Decisi di chiudere con il Polo Jonico (Giurisprudenza) di Taranto, per intraprendere una nuova strada, iscrivendomi all’Università Mercatorum di Roma. Nella mia visione, nelle mie scelte ha impattato tanto, in quanto ho avuto modo di assumermi responsabilità che sentivo mie; mi son guardato allo specchio e ho capito che era arrivato il momento di prendersi la scena. E’ stato uno switch mentale, elaborato, voluto e centrato; ci sono episodi che ti smuovono dentro, sta a te cambiare il corso delle cose. Sento di averlo fatto, ma c’è ancora tanta strada da fare.
L’incontro con il mental coach ha segnato un passaggio significativo: quanto è stato impor-tante per il tuo sviluppo personale?
L’incontro con il Mental Coach, Antonio Antefermo, è stata una delle prime pietre miliari che hanno cambiato volto al mio percorso; anche qui: ricerca e volontà di venire fuori, soprattutto, mentalmente, da un periodo in cui mi sentivo intrappolato nella mediocrità, in un encefalogramma troppo piatto per assomigliare al mio, dinamico e iperattivo. Un ciclo di 6 sessioni, mi ha portato ad essere più razionale, centrato sull’obiettivo, togliendomi quelle paure che stavano frenando la mia ascesa: ho capito quali fossero, realmente, le mie aspirazioni, le mie priorità e parlare, ascoltandomi, mi ha permesso di capire che, in quel momento, mi stavo raccontando una storia che non era la mia. Ho premuto il tasto “RESET” e sono ripartito.
Hai conseguito la laurea nel 2022: cosa ha rappresentato questo traguardo e quali compe-tenze ti ha lasciato?
Il raggiungimento della laurea, nel 2022, è stato il coronamento di un percorso, la chiusura di un ciclo di studi, impervio, fatto di difficoltà, ma stimolante: questo traguardo ha rappresentato per me, il consolidamento della mia parte introspettiva, mi ha dato forza, è stato un grande energizzante. Quando raggiungi degli obiettivi, hai una spinta emotiva che ti permette di guardare avanti con positività e ulteriore voglia di tagliare il nastro di altri traguardi. Essersi laureato in Scienze Giuridiche ed Economiche, presso l’Università Mercatorum, sita a Roma, è motivo di orgoglio e soddisfazione.
Tra i tuoi obiettivi futuri ci sono quelli di diventare agente sportivo e mental coach: cosa ti affascina di queste professioni?
Nel corso del tempo molte cose sono cambiate: ho conseguito la certificazione come Professional Coach in Life, Business e Sport, nel 2024, presso la Master Coach Italia, sita a Bari; da lì, la mia vocazione da Coach è venuta fuori a 360° ed ha irradiato ogni angolo della mia vita. E’ una professione che sento sulla pelle e voglio continuare a crescere e formarmi, per poter essere ricordato, un giorno, come un professionista esemplare che ha portato atleti, singoli, imprese a cambiare la loro mentalità, il loro modo di approcciare alle cose. Più la sfida è complessa, più me la vado a cercare: è benzina per quel sacro fuoco che ho dentro. Il mio sogno è fondare una scuola di formazione, che possa permettere a giovani come me, di formarsi e avvicinarsi al Coaching; è affascinante immaginarmi, in futuro, un vincente, ossia, come colui che è riuscito a dare seguito al proprio disegno di vita. In conclusione, c’è la volontà di varcare la soglia del mondo dello Sport, anche attraverso la figura dell’agente sportivo; tutto può succedere, ma amo la mia professione e sono concentrato a potenziare le mie doti.
Identità, personalità e mentalità sono concetti chiave nel tuo percorso: che messaggio vuoi trasmettere ai giovani che stanno cercando la loro strada?
Il concetto di Identità, Personalità e Mentalità nasce con la sfrontatezza e la caparbietà, di chi, come me, sta cercando di farsi strada per raggiungere i propri obiettivi, di non sentirsi mai arrivato, ma essere sul punto di partenza, costantemente. Il messaggio che voglio trasmettere ai giovani e non solo, è quello di credere in sé stessi, nelle proprie forze, perché ogni traguardo va costruito ed azzannato. Quello che manca, al giorno d’oggi, è l’assenza totale di direzionalità e l’assuefazione completa ai social, garanti di false speranze e finti miti. Guardatevi allo specchio e cercate di capire cosa vi serve per crescere e di cosa avete bisogno. Nel mio percorso, personale e professionale, ho scelto il mio “deus ex machina”, che ha smosso, emotivamente, il mio essere: Antonio Conte. Cerco di trarre il meglio da questo grande allenatore, per far sì che nel quotidiano e nel mio lavoro possa carpire i suoi segreti per arrivare al successo, non inteso come notorietà, ma come frutto di un cammino, ricco di riconoscimenti. Concludo con una sua frase: “Chi vince scrive la storia, gli altri possono soltanto leggerla.”
Grazie Antonio e complimenti per tutto!
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