“Au Contraire”: Il nuovo album di Torchio tra introspezione, ironia e poesia sonora

C’è una musica che non urla, ma sussurra verità. Una voce che non cerca conferme, ma pone domande. È quella di Torchio, Massimo Torchio, cantautore alessandrino che con il suo nuovo album “Au Contraire” (Ohimeme, distribuzione MGM), uscito oggi 23 maggio, firma un’opera di otto tracce che si muovono tra l’eredità del miglior cantautorato italiano e un presente poetico, spigoloso, a tratti visionario, scritto con Massimiliano Bocchio e prodotto da Luca Grossi negli spazi dello studio Flat Scenario.

a cura della redazione


“Au Contraire” è un lavoro in cui ogni brano è una micro-narrazione esistenziale. Da Provo Ribrezzo, riflessione acida e delicata sul disagio dell’auto-percezione, a Laila, inno etereo ai diritti e all’identità, l’ascoltatore viene accompagnato in un universo lirico in cui il contrasto è la chiave di lettura: testi profondi e strutturati sorretti da melodie leggere, quasi solari, come a voler dare una carezza dopo ogni pugno emotivo.

Il gioco delle opposizioni continua in Gli Amanti Volanti, brano visionario ispirato al surrealismo di Chagall, e in Sangue Inchiostro, dichiarazione d’amore alla parola scritta, madre di ogni resistenza emotiva. Spicca Lo Farei, poesia adolescenziale musicata con coraggio adulto, mentre La Città Scollegata ritorna in una nuova versione live, arricchita da quartetto d’archi e voce lirica. A chiudere, la cover minimale e toccante di Io Che Amo Solo Te e l’irriverente epilogo narrativo Quella Vocina Di Merda.

Il lavoro di Luca Grossi in regia artistica è essenziale, misurato, capace di cucire addosso a ogni brano il vestito giusto, tra synth discreti, strumenti acustici e aperture orchestrali.

Torchio non è un nome nuovo per chi frequenta la musica d’autore indipendente. Dalle esperienze con i Riservato e i Los Latin Lovers, fino all’EP Sostituibile (2018) e all’album Non vi appartengo (2021), l’artista ha attraversato stagioni musicali diverse mantenendo saldo un tratto distintivo: l’amore per la parola, per l’osservazione dell’umano e per una poetica che sa essere ironica e profonda.

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