Dall’esperienza personale di Cristina Casali nasce una startup che trasforma il concetto di turismo in un’occasione di libertà, consapevolezza e cambiamento sociale.

Nel 2025 il turismo accessibile è ancora una sfida aperta in Italia: barriere architettoniche, scarsa formazione del personale e infrastrutture inadeguate limitano le possibilità di chi viaggia con una disabilità. Da questa consapevolezza, e soprattutto da un’esperienza personale, nasce Avventure Accessibili, la nuova startup fondata da Cristina Casali, viaggiatrice in sedia a rotelle che ha deciso di mettere la propria esperienza al servizio degli altri.
Il progetto propone soluzioni concrete di viaggio, in Italia e all’estero, consulenze personalizzate, un sito web completamente accessibile e persino un podcast dedicato. Ma, soprattutto, rappresenta una leva di innovazione e sensibilizzazione per un turismo più umano, efficiente e responsabile.

a cura della redazione


Benvenuta su Che! Intervista, Cristina, e grazie per essere con noi. “Avventure Accessibili” nasce da un’esperienza personale e diventa una vera e propria missione sociale. Come è nato il progetto e cosa ti ha spinto a trasformare una difficoltà in una risorsa per tutti?
“Avventure Accessibili” nasce dalla mia storia personale: ho una disabilità motoria e mia figlia ha la stessa condizione. Ho sempre amato viaggiare, e oggi condivido questa passione anche con lei e il mio compagno: ogni partenza è per noi un modo per scoprire il mondo insieme, con occhi diversi ma lo stesso entusiasmo.
Ma viaggiare non è sempre stato semplice: ogni partenza era una sfida, fatta di informazioni mancanti, barriere e timori da superare. Così ho deciso di trasformare quelle difficoltà in un’opportunità, creando un progetto che potesse aiutare altre persone a vivere la bellezza del viaggio senza paure.
Dopo 27 anni nel settore bancario, ho scelto di mettere a frutto le mie competenze organizzative e gestionali per costruire qualcosa di mio: un progetto capace di unire empatia e metodo. Ho studiato Digital Marketing, mi sono specializzata in AI e ho ideato e realizzato personalmente sia il sito avventureaccessibili.it sia il Podcast Avventure Accessibili, curando ogni dettaglio dal contenuto alla parte tecnica.
Un modo per dare voce e spazio a un’idea semplice ma dal grande valore: rendere il viaggio un diritto davvero accessibile a tutti.

    In un Paese come l’Italia, dove l’accessibilità nel turismo è ancora un tema critico, quale impatto desideri generare con la tua startup nel breve e nel lungo periodo?
    Nel breve voglio aiutare concretamente le persone a viaggiare, costruendo itinerari su misura e fornendo consulenze pratiche. Il mio obiettivo più grande è culturale: cambiare la percezione della disabilità nel turismo e promuovere una nuova idea di viaggio, più umano e consapevole. E credo di poterlo fare proprio perché non ne parlo solo in teoria: la disabilità la vivo ogni giorno, e da questa esperienza nascono le soluzioni che propongo.
    Ho inoltre intrapreso un percorso per diventare Disability Manager, con l’obiettivo di collaborare con aziende private e portare il tema dell’inclusione anche all’interno delle realtà aziendali, perché l’accessibilità non riguarda solo il viaggio, ma ogni ambito della vita. Sogno che tra qualche anno l’accessibilità non sia più vista come un’eccezione, ma come un valore di qualità e innovazione

    Il nome “Avventure Accessibili” trasmette un messaggio di libertà e coraggio. Cosa significa per te “avventura” e come si concilia con il concetto di accessibilità?
    Avventura è la libertà di mettersi in gioco, di esplorare, di sentirsi vivi. È il coraggio di partire anche quando qualcosa ti fa paura. Per me accessibilità e avventura sono due facce della stessa medaglia: l’avventura non è negata dalla disabilità, ma assume nuove forme. Basta trovare il modo giusto per viverla, con creatività, organizzazione e fiducia.
    E in fondo, lo dico con un sorriso, oggi l’avventura è anche quella che vivono le persone con disabilità ogni volta che decidono di viaggiare in un mondo non ancora del tutto adatto e adattato, ma che vale sempre la pena di esplorare.

    Il tuo sito web è completamente accessibile anche a chi ha disabilità sensoriali, così come il podcast dedicato. Quanto è stato complesso progettare un ecosistema digitale realmente inclusivo e quali standard o tecnologie avete adottato?
    Volevo che avventureaccessibili.it fosse accessibile a tutti: persone con disabilità motorie, visive, uditive o cognitive. Ho scelto un design pulito, testi leggibili, navigazione intuitiva e compatibilità con screen reader. Il podcast è pensato per chi preferisce ascoltare anziché leggere. Mi piacerebbe tanto poter tradurre le puntate del Podcast in LIS. L’obiettivo era un ecosistema digitale dove nessuno si sentisse escluso, e questo ha richiesto tempo, studio e una cura maniacale per i dettagli e per il sito mi sono fatta aiutare da degli esperti di accessibilità digitale.

    Spesso si parla di innovazione, ma il tuo progetto dimostra che non c’è vera innovazione senza accessibilità. Pensi che il mondo del turismo e delle startup stia finalmente iniziando a comprendere questa verità?
    L’innovazione non può essere solo tecnologica: deve essere anche umana. E chi vive ogni giorno l’accessibilità sa bene che le soluzioni più efficaci non nascono dai manuali, ma dall’esperienza diretta e dal desiderio di migliorare concretamente la vita delle persone. Molti stanno iniziando a capire che l’accessibilità non è un costo, ma un investimento che amplia il pubblico e arricchisce l’esperienza di tutti.

    Oltre a offrire consulenze personalizzate, Avventure Accessibili svolge anche un importante ruolo culturale e di sensibilizzazione. Come reagiscono le aziende e gli operatori turistici quando li coinvolgete su questi temi?
    All’inizio gli operatori turistici reagiscono con curiosità, poi con entusiasmo. Spesso restano affascinati dal modo in cui racconto l’accessibilità: la mia passione arriva prima ancora delle parole, e questo li aiuta a vedere il tema con occhi nuovi.
    Quando spiego che l’accessibilità non è solo una questione di rampe o ascensori, ma di accoglienza, comunicazione e formazione, molti restano sorpresi. Capiscono che un turismo inclusivo non serve “solo” a chi ha una disabilità, ma migliora la qualità dell’esperienza per tutti.
    E soprattutto comprendono che investire nell’accessibilità significa anche guardare al futuro: la Silver Economy, che riguarda viaggiatori senior o con esigenze specifiche, è un mercato in forte crescita. Prepararsi ad accoglierli con competenza e sensibilità non è solo una scelta etica, ma una strategia intelligente e sostenibile per le imprese turistiche.

    Di recente, un episodio di cattiva organizzazione di una compagnia aerea verso una passeggera con disabilità ha sollevato grande indignazione. Pensi che casi come questo possano servire a smuovere davvero il sistema o il cambiamento deve partire da iniziative come la tua?
    Episodi di questo tipo servono, sì, ma non bastano. Le indignazioni del momento spesso si spengono in fretta, mentre il vero cambiamento nasce da un lavoro continuo, fatto di consapevolezza e formazione.
    Questi episodi mostrano chiaramente due problemi: da un lato il personale non sempre è preparato o formato per gestire con sensibilità e rispetto il viaggiatore con disabilità; dall’altro, lo stesso turista non è sempre adeguatamente informato o viene consigliato male — non per mancanza di volontà, ma perché le informazioni sull’accessibilità sono spesso disperse, incomplete o poco chiare.
    È proprio da questa consapevolezza che è nato Avventure Accessibili: per colmare quel vuoto, dare strumenti concreti e restituire fiducia a chi vuole viaggiare in autonomia, sapendo che esiste un modo per farlo in sicurezza e serenità.

    L’esperienza personale è al centro del tuo progetto. C’è stato un viaggio, un luogo o un episodio in particolare che ti ha fatto capire che era arrivato il momento di fondare Avventure Accessibili?
    Sì: a Londra, quando in aeroporto persero il passeggino di mia figlia. È stato un momento difficile, ma anche rivelatore. E, paradossalmente, proprio la mia precisione mi ha aiutata: avevo annotato e salvato tutte le caratteristiche del passeggino, e questo ha permesso di ritrovarlo in breve tempo.
    Quell’episodio mi ha fatto capire due cose: che le mie capacità organizzative e la mia abitudine a pensare a tutto nel minimo dettaglio potevano diventare una risorsa, e che l’ansia, se ben canalizzata, può trasformarsi in uno strumento di prevenzione. Da allora ho iniziato a considerare la mia meticolosità come un punto di forza: prevedere i problemi, pensare a soluzioni prima che si verifichino e avere sempre un piano B pronto è diventato il mio modo di viaggiare, e anche il cuore del metodo con cui oggi aiuto gli altri a farlo.
    L’anno dopo, ad Amsterdam, viaggiavamo con la sedia a rotelle e avevo paura che succedesse di nuovo. In quel momento ho capito che non potevo essere l’unica a vivere certe ansie, e che dovevo fare qualcosa per cambiare le cose.

    I dati del Consumers’ Forum mostrano che l’Italia è ancora indietro in materia di accessibilità turistica. Quali politiche o collaborazioni potrebbero accelerare il percorso verso un turismo più inclusivo e consapevole?
    Servono formazione e rete. Gli operatori turistici devono essere preparati per accogliere ogni persona con rispetto e competenza, ma serve anche una comunicazione chiara e accessibile per i viaggiatori. Le politiche possono fare molto, ma il cambiamento vero nasce dalla collaborazione.
    Per questo sto collaborando con altre realtà del settore: credo fermamente che si debba lavorare su più fronti, istituzioni, aziende private, associazioni e startup, per creare un ecosistema che renda il turismo davvero inclusivo e consapevole. Solo così possiamo costruire un modello in cui l’accessibilità non sia un’eccezione, ma la norma.

    Come immagini Avventure Accessibili tra cinque anni? Più come una community, una piattaforma tecnologica, o un vero e proprio movimento per il diritto al viaggio di tutti?
    Mi piace immaginare un TEAM di Avventure Accessibili tra cinque anni, persone unite dalla stessa passione e dalla stessa visione, come una realtà solida, riconosciuta e in continua evoluzione: un punto di riferimento per chiunque voglia viaggiare senza barriere, ma anche una community viva dove le esperienze diventano ispirazione e conoscenza condivisa.
    Vorrei che crescesse come un vero e proprio movimento culturale, capace di unire viaggiatori, famiglie, aziende e professionisti del turismo intorno a un obiettivo comune: rendere il viaggio un diritto di tutti.
    Dopo 27 anni in banca ho imparato che ogni sogno, per realizzarsi, ha bisogno di basi concrete: pianificazione, visione e determinazione.
    Oggi quelle basi sono la mia esperienza, la mia formazione e la volontà di creare un progetto imprenditoriale che unisca innovazione, impatto sociale e sostenibilità

    Grazie Cristina e complimenti davvero per il tuo progetto!

    Per saperne di più visita:
    Facebook | Instagram | Sito Web: avventureaccessibili.it

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