Con Passatempo, disponibile da venerdì 22 maggio su tutte le piattaforme digitali, i Bar33 debuttano discograficamente con un brano che racconta il passaggio fragile e complesso verso l’età adulta. Nata dall’incontro tra Matteo Barachini, Angelica Bocchino Cossar, Alessia Pignataro e Pietro Caniato tra i banchi di una scuola di musica milanese, la band porta in musica le paure, le aspettative e le contraddizioni di una generazione che vive tra relazioni consumate in fretta, iperconnessione, pressione alla performance e difficoltà a immaginare il futuro senza sentirsi in ritardo.
Prodotto da Daniele Tiddia, il singolo unisce intimità emotiva e suono analogico, trasformando la fine di un rapporto in una riflessione più ampia sul bisogno di difendere ancora lo spazio del sogno.
a cura della redazione
Benvenuti su Che! Intervista, Bar33, e grazie per essere con noi. Passatempo è il vostro singolo di debutto: che emozione rappresenta pubblicare il primo brano ufficiale e iniziare così il vostro percorso discografico?
Sicuramente è una grande soddisfazione, perché è stato un lungo percorso, pieno di complicazioni e difficoltà, poter finalmente rilasciare il pezzo è per noi un grande risultato. Detto questo è solo l’inizio e non vediamo l’ora di rilasciare altri brani a cui stiamo già lavorando.
Il brano nasce dal racconto di una relazione vissuta in modo diverso dai due protagonisti: per uno coinvolgimento profondo, per l’altro poco più di una parentesi. Da quale esperienza o riflessione è nata questa storia?
Da una parte è frutto di esperienze personali e delle persone vicine a me, dall’altra è una riflessione più generale di quanto faccia male percepire questo squilibrio nella coppia, sentire di ricevere meno di quello che stiamo dando. Questa storia è nata inoltre da una riflessione sulla società moderna in cui anche le relazioni possono essere interpretate come parentesi veloci nella vita, alle volte non considerando l’interesse dell’altra persona.
Il titolo Passatempo racchiude già una ferita emotiva: sentirsi importanti per qualcuno e poi scoprire di essere stati solo una distrazione. Quanto vi interessava raccontare questa asimmetria nei sentimenti?
Il concetto di Passatempo racchiude a pieno l’obbiettivo del pezzo: ossia spiegare questa asimmetria nella relazione. Quello che invece è più velato è l’idea di voler raccontare una relazione che nonostante sembri asimmetrica, è vissuta intensamente da entrambi le parti. Nella prima strofa, infatti, lui accusa lei dicendo “Se c’era dell’amore in questo Passatempo”, ma nella seconda strofa lei risponde “Se la notte poi ci penso, no non era un Passatempo”. La canzone, quindi, gioca anche tra come questa storia è percepita in maniera distorta, a causa della rabbia e della delusione, e come è realmente.
Nel testo emerge la frase “Quanto è difficile vivere senza avere mai sognato”. Che cosa significa, per voi, difendere il diritto di sognare in un presente che sembra chiedere solo rendimento, efficienza e adattamento?
Sognare è la cosa che ci rende più umani per definizione. In un mondo in cui la tecnologia e l’intelligenza artificiale stanno diventando sempre più predominanti, sognare è l’unico modo per credere ancora in qualcosa. Il sogno non è solo un modo per uscire dagli schemi di efficienza e rendimento, ma è anche una spinta che ci permette di continuare a fare ciò che ci piace e non ciò che siamo costretti a fare per stare al passo.
Il brano parla anche di una generazione iperconnessa ma spesso isolata, costretta a confrontarsi con la pressione della performance. Quanto questa sensazione appartiene alla vostra esperienza di ventenni?
Purtroppo è una sensazione molto presente nelle nostre vite. È un concetto con cui le nuove generazioni si interfacciano fin dalla nascita (a partire dai test scolastici, nei social, nello sport ecc.). Molti ragazzi della nostra età però se ne stanno già accorgendo e cercano di prevenire questo isolamento (eliminando i social, ecc.). Su questo aspetto siamo positivi che le nuove generazioni troveranno un nuovo equilibrio per fa combaciare lo sviluppo tecnologico e la socialità dell’uomo.
Nel testo compare il riferimento a un presente in cui “l’intelligenza è diventata artificiale”. Che rapporto avete con la tecnologia e con l’idea che possa influenzare il modo in cui immaginiamo il futuro?
Non pensiamo che sia corretto rifiutare qualunque tipo di tecnologia o intelligenza artificiale. Lo sviluppo è un qualcosa che non dobbiamo contrastare ma con cui dobbiamo imparare a convivere, perché se usato bene può anche essere un grande strumento. È importante però continuare a “sognare” ed evitare che questo sviluppo sia l’unica cosa che ci muove davvero.
Avete scelto un suono diretto, analogico, nato dal confronto in sala prove. Quanto è importante per voi mantenere una dimensione umana e condivisa nel processo creativo?
Sicuramente è molto importante, perché avere più menti che lavorano ad un’idea permette anche di avere più stimoli e quindi ottenere un risultato più completo.
I Bar33 nascono tra i banchi di una scuola di musica milanese. Come si è trasformato quell’incontro iniziale in un progetto capace di scrivere brani originali e raccontare la vostra generazione?
È successo tutto in maniera abbastanza naturale, da una simpatia iniziale che ha portato a conoscerci meglio fino a trovare un equilibrio vero e proprio. Non è stato un percorso facile, ma tutti e quattro condividiamo le stesse idee e la stessa volontà di raccontare i problemi e le avversità della nostra generazione.
Nel singolo la voce femminile è quella di Lavinia La Rosa, legata alla prima fase del progetto, mentre nei prossimi brani Angelica Bocchino Cossar sarà anche voce. Come sta evolvendo l’identità vocale e sonora della band?
Siamo sempre in evoluzione alla ricerca di ciò che ci ispira e piace di più. Quello che deve prevalere è un equilibrio generale in cui ognuno si sente incluso e partecipe, affinché il progetto possa essere più piacevole ed efficiente possibile.
Dopo questo debutto, quali paure, aspettative e contraddizioni desiderate continuare a raccontare nei prossimi brani dei Bar33?
Le prossime canzoni che stiamo registrando e che usciranno nei prossimi mesi parleranno di altre problematiche che si possono affrontare alla nostra età. Una, per esempio, parlerà del sentimento di essere schiacciati dalle paure e dalle preoccupazioni che la società impone. La crescita individuale sta proprio nel realizzare che queste preoccupazioni non sono altro che “pare”, ossia problemi che ci auto poniamo e che spesso ingigantiamo.
Grazie ragazzi e complimenti per la vostra carriera artistica!
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