Tra ironia cinematografica e groove d’altri tempi, i Black Ball Boogie trasformano il rock’n’roll in uno strumento di osservazione sociale. Con il nuovo singolo “L’Automobilista Invertebrato”, la band racconta una quotidianità urbana frenetica e disorientata, usando il linguaggio del boogie woogie per mettere in scena una metafora surreale ma sorprendentemente reale. Li abbiamo incontrati per esplorare il senso di questo nuovo capitolo, tra immaginario vintage e inquietudini contemporanee.
a cura della redazione
Benvenuti su Che! Intervista.
“L’Automobilista Invertebrato”sembra raccontare una società che corre senza sapere dove andare. Da quale immagine o esperienza concreta è nata questa canzone?
Da una classica giornata nel traffico cittadino, quei giorni in cui sembra che tutto vada storto e il rumore e il caos sembrano solo aumentare.
Il vostro stile affonda le radici negli anni ’40 e ’50, ma i temi che affrontate sono estremamente attuali. Come riuscite a far dialogare passato e presente senza trasformare il vintage in nostalgia?
Questa è la sfida più complessa ma prendendo spunto e ascoltando attentamente i grandi autori e cantautori dell’epoca c’è sempre stata contemporaneità sugli argomenti trattati, sono soltanto cambiate le problematiche ma alcune criticità continuano ad essere le stesse, quindi non c’è alcun rischio di essere o sentirci nostalgici.
Nel brano si percepisce una critica al movimento “automatico” della vita urbana. Quanto vi riconoscete in questa corsa continua e quanto, invece, la osservate dall’esterno come narratori?
Principalmente i nostri testi traggono ispirazione da fatti realmente accaduti sia in prima persona che racconti di altri, ma è indubbio che questa trasformazione sociale a tratti meccanica e controllante condiziona un po tutti.
La metafora dell’automobilista “inermi e senza colonna vertebrale” suggerisce una perdita di consapevolezza. Pensate che oggi manchi soprattutto una direzione o il coraggio di scegliere una direzione diversa?
Questo si collega alla domanda precedente, per avere coraggio a volte c’è bisogno che il sistema sia pronto ai cambiamenti ed è proprio per questo che il nostro obiettivo è puntare sulla qualità, un’altra strada per raggiungere i nostri obiettivi con la consapevolezza che alcune direzioni oggi sono quasi obbligate, ciò non significa che siano tutte sbagliate.
Il groove boogie accompagna un testo inquieto e quasi distopico. Che ruolo ha il ritmo nel rendere più digeribile – o più tagliente – il vostro messaggio?
Il ritmo e il movimento musicale si fonde al testo, cerchiamo di usare il linguaggio strumentale seguendo i sentimenti e le sensazioni che vorremmo trasmettere per una lettura completa della storia.
Il videoclip ambientato al Safari di Ravenna ribalta il rapporto tra uomo e natura. Perché avete scelto proprio questo contesto per raccontare una giungla urbana mascherata da quotidianità?
La realtà è che non c’è nulla di più tranquillo della natura, il rapporto giungla/urbana non esiste, la città con le sue mille sfumature è molto più caotica e disordinata, forse stiamo sbagliando qualcosa?
Nei vostri live l’ironia e l’immaginario cinematografico sono centrali. Quanto conta per voi la dimensione visiva rispetto a quella musicale nel costruire una narrazione completa?
La parte “teatrale” è parte fondamentale del racconto nei nostri spettacoli, la mimica le interazioni danno ritmo e catturano l’attenzione del pubblico nei momenti topici.
Avete collaborato con artisti come Bobby Solo e suonato anche all’estero. In che modo questi incontri hanno cambiato il vostro modo di intendere il rock’n’roll oggi?
Bobby è un artista incredibile, abbiamo imparato molto da lui in ogni aspetto, ma in generale ogni esperienza, specialmente quelle all’estero ci hanno formato, in ogni luogo che ci ha ospitato la musica è vissuta e suonata in maniera differente, non solo nel rock’n’roll ma in generale la fusione stilistica porta ad una crescita.
Il nuovo singolo anticipa un album in uscita in primavera: sarà un disco più narrativo, più politico o più emotivo rispetto ai lavori precedenti?
Il disco “PAUSA CAFFE’” è sicuramente un po’ tutto questo, racconta i sentimenti, le sensazioni con una prospettiva che diventa per ognuno di noi personale, la realtà è il sale del disco.
Se “L’Automobilista Invertebrato” fosse una domanda rivolta a chi ascolta, quale sarebbe: “Dove stai andando?” oppure “Perché continui a muoverti?”
Sarebbe più giusto chiedere “Chi sei? Cosa vuoi?”
Grazie ragazzi e complimenti per la vostra carriera artistica!
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