C’è un fermo immagine da cui prende vita Bluesman: una chitarra muta tra le mani di chi dovrebbe farla parlare, valigie aperte su letti che non sono mai casa, parole confidate a un taxi driver “sperando capisca”. Da questo scenario sospeso nasce il nuovo singolo di Iside, che utilizza il blues non come genere musicale ma come maschera identitaria: un travestimento dietro cui si nasconde chi ha smesso di essere se stesso per diventare un ruolo.
Il bluesman raccontato da Iside non è un archetipo romantico né un’icona nostalgica. È una figura contemporanea e spaesata, che accumula città, corpi e alibi senza mai fermarsi davvero. Ha “le mani di un bluesman”, ma le usa per stringere il vuoto: un presente che ha sostituito l’urgenza creativa con la ripetizione rassicurante dell’abitudine. La canzone diventa così un diario livido, un racconto tagliente di chi confonde il sesso con l’intimità e l’identità con la messa in scena.
Nel testo si consuma una relazione osservata con lucidità chirurgica: due persone che si sfiorano senza incontrarsi, mattini che iniziano all’alba con musica jazz e finiscono senza volto. «Nemmeno i tuoi ormai sanno chi sei», canta Iside, spostando il discorso dal piano sentimentale a quello esistenziale. Il “bluesman” non è solo l’altro: è il simbolo di una deriva più ampia, quella di chi si rifugia in un personaggio per non affrontare la propria realtà.
Sul piano sonoro, Bluesman si muove su un confine elegante tra R&B e Afrobeat, con una produzione firmata Kidd Reo che costruisce un ambiente notturno e caldo, quasi rarefatto. Il brano resta accessibile, ma affida alla parola il compito di ferire e lasciare traccia. Le note jazz, eteree e spezzate, non cercano il climax facile: accompagnano un racconto che procede per sottrazione, più vicino al silenzio che all’enfasi.
Dopo Luna Calamita e Collana di Perle, Iside sposta lo sguardo dall’interno verso l’altro, scegliendo di raccontare una figura maschile fragile e contraddittoria che usa il mito dell’artista maledetto per non guardarsi allo specchio. «Ma tu sei un bluesman», ripete come un refrain che è insieme epifania e congedo: non un’accusa, ma la constatazione di un ruolo che ha divorato l’attore.
Con questo singolo, la cantautrice olbiese conferma una scrittura sempre più centrata e consapevole, capace di usare il pop come linguaggio senza rinunciare alla complessità. Bluesman non è un brano di superficie: chiede attenzione, impone un tempo di ascolto diverso e si muove lontano dalla logica del consumo rapido.
È una canzone per chi ha deciso di non recitare più una parte, per chi preferisce la verità di un angolo buio alla finzione di un palcoscenico illuminato. Un nuovo capitolo per Iside, che dimostra di saper trasformare l’osservazione in racconto e il silenzio in uno dei suoi suoni più potenti.
a cura della redazione
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