Carlo Morriello, classe 1969, è nato a Napoli ma vive in Veneto. Laureato in Lettere moderne e specializzato nell’insegnamento secondario, ha svolto diversi lavori prima di realizzare il suo sogno: dal 2015 è docente di materie letterarie nelle scuole secondarie di secondo grado.
Coltiva da tempo la passione per la scrittura, e in diverse forme: ha collaborato con alcuni periodici locali per le pagine di cronaca, cultura e approfondimento sociale, e ha partecipato ad alcuni concorsi letterari, ottenendo, in qualche caso, la segnalazione da parte della giuria. Per Montedit ha pubblicato, nel 2000, una raccolta di racconti.
Oltre l’ombra dei colori è il suo romanzo d’esordio, che ha conosciuto una gestazione di circa tre anni e racconta una storia a tema artistico/psicologico ambientata nella Napoli di fine Ottocento incentrata sulla figura di Michele Castaldo, giovane pittore in cerca di una svolta nella sua carriera la cui identità viene messa in discussione nel corso della narrazione proprio attraverso alcune opere pittoriche che sarà chiamato a realizzare.
a cura di Francesca Ghezzani
Benvenuto Carlo, insegnare Lettere e al contempo essere tu stesso uno scrittore. Come ti vedi in questo doppio ruolo e come ti vedono i tuoi studenti?
In merito al doppio ruolo insegnante di Lettere e scrittore, per quanto mi riguarda non potrebbe esistere l’uno senza l’altro. Sono attività che si nutrono e si compenetrano a vicenda.
Per come mi vedono i miei studenti, non so, credo che mi vedano sempre come il loro insegnante di Lettere che quotidianamente entra in aula e, pur accompagnato dai propri limiti e pregi, cerca di infondere loro la passione per gli argomenti trattati. Credo però che, prioritariamente alle materie da insegnare, pur nel rispetto dei reciproci ruoli di docente e studente, ci sia bisogno di creare innanzitutto relazione e fiducia reciproca, oltreché ascolto.
Hai mai dato alla tua classe un tema che avesse come ambientazione proprio la Napoli di fine Ottocento?
In verità no. Insegnando da sempre in una scuola del Veneto, non l’ho mai fatto. Ma non lo escludo in futuro. Grazie! È un bel suggerimento.
E sempre la Napoli di fine Ottocento in che modo influenza le scelte e i conflitti interiori di Michele Castaldo, il protagonista?
Napoli, insieme al giovane protagonista del mio romanzo, il pittore Michele Castaldo, è l’altra protagonista. La storia si svolge principalmente in alcune zone dell’antico centro storico: via Costantinopoli, la basilica di Santa Chiara, via dei Tribunali.
La città non fa però da semplice sfondo alla storia narrata, ma con i suoi palazzi, le sue chiese, i suoi vicoli e i suoi misteri ne diviene coprotagonista. Tra Napoli e il giovane pittore si crea un legame, un fil rouge: come il protagonista va incontro a un profondo cambiamento e a una trasformazione nella sua vita, così la città va incontro a una trasformazione epocale, e non solo nell’aspetto urbanistico, ma anche “nell’anima”.
Che ruolo hanno, invece, figure secondarie nella sua crescita personale e artistica?
Ci sono molti personaggi che ruotano attorno al protagonista, ciascuno con il proprio ruolo, personalità, funzione, scopo. Alcuni sono appena abbozzati, altri più delineati e dotati di una propria complessità psicologica.
Il sistema dei personaggi vede da una parte Michele, dall’altra tutti gli altri, ciascuno portatore di un proprio mondo, di una propria visione, di propri valori, con logiche a volte totalmente opposte. Eppure tutti, in un modo corale, contribuiscono allo svolgersi della vicenda e a dare significato alle azioni di del nostro giovane pittore. Nessuno dei personaggi però comprende a fondo il protagonista; è come se mettessero di volta in volta in luce un aspetto, un particolare del suo carattere, un tassello della sua anima complessa e tormentata, ma nessuno è in grado di coglierne l’unitarietà e l’essenza.
Come dialogano, nel romanzo, ispirazione artistica e imposizione religiosa?
Michele, di fronte all’imposizione religiosa, è costretto a mettere da parte la propria ispirazione artistica. Facendo però umilmente appello alla sua professionalità, riesce a “trovare la quadra” e a realizzare il suo affresco, un Cristo misericordioso. Attraverso un gioco di simboli, rimandi e significati, conferisce all’opera la sua peculiare originalità, la sua “firma”, dando così sfogo alla sua ispirazione.
E la superstizione che ruolo gioca?
Nella vicenda gioca un ruolo importante, al punto che non si riesce a cogliere dove essa finisca e dove inizi invece la realtà. Il protagonista resta però sempre al di qua, nel senso che non “scivola” mai nella superstizione e nel credere a chissà quali influssi soprannaturali. Di fronte alle cose e alle persone cerca sempre di dare una risposta, chiara, oggettiva, sicura anche quando, paradossalmente, l’evidenza sembrerebbe alludere al contrario.
Durante la lunga stesura di sei mai accorto di alcune cadute di tono che toglievano suspense alla trama e, quindi, da rivedere o eliminare?
Sì, certo, tante parti sono state eliminate perché poco funzionali alla storia o perché, come dici, rappresentavano cadute di tono. Credo di aver rivisto parola per parola tutto il romanzo non so quante volte e credo che siano rimaste fuori dal romanzo pubblicato almeno altrettante pagine tagliate.
Si “crea” un mondo scrivendo un romanzo, per cui nella storia non devono esserci contraddizioni; una minima sbavatura potrebbe pregiudicare l’opera.
Hai fatto diverse presentazioni. Che cosa ha incuriosito di più la platea accorsa?
Ogni presentazione, pur parlando dello stesso libro, è una storia a sé, ha una propria anima. In alcuni casi mi ha incuriosito l’interesse da parte delle persone sulla storia di Napoli di fine Ottocento, in altri casi l’interesse era volto agli aspetti psicologici del protagonista o dei personaggi principali. Credo però che ciò che mi maggiormente incuriosito sia stato l’essermi spesso sentito porre questa domanda: quanto c’è di me nella figura, nel carattere del protagonista?
In chiusura, una curiosità personale. Sei più uno scrittore da presentazioni o da firmacopie?
Direi di entrambe. In entrambe le situazioni la cosa più emozionante e incontrare il lettore e instaurare un rapporto che possa rimuovere qualunque barriera. Con il firmacopie è più semplice, perché il rapporto è uno a uno, con le presentazioni un po’ meno; tuttavia anche in occasioni di queste ultime cerco sempre un coinvolgimento attivo con le persone presenti, un po’ come a scuola in cui, durante le lezioni, cerco e sollecito la compartecipazione degli studenti alla lezione.
Grazie Carlo e complimenti per tutto!
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