Carola Baudo racconta “Vanilla”: musica, fragilità e rinascita nel cuore di una star

Con Vanilla, pubblicato da Cairo Libri, Carola Baudo firma il suo secondo romanzo e porta il lettore dentro un racconto di formazione new adult intenso, emotivo e profondamente contemporaneo. Al centro della storia c’è Javadd, giovane cantante anglopakistano di una famosissima boyband internazionale, travolto dalla pressione della fama, dagli attacchi di panico, dai disturbi alimentari e da un’identità sempre più schiacciata dall’immagine pubblica. In questo vortice scintillante e spietato, l’incontro con Camille, una giovane costumista dal profumo di vaniglia, diventa una possibilità di ascolto, verità e rinascita. Un romanzo che parla di musica, salute mentale, amore e del coraggio necessario per scegliere sé stessi, anche quando tutto sembra chiedere il contrario.

a cura della redazione


Benvenuta Carola Baudo, e grazie per essere con noi. Vanilla è il tuo secondo romanzo: che emozione accompagna l’uscita di questo nuovo libro?
Grazie a voi per questo prezioso spazio. Ho provato gioia e gratitudine e, lo ammetto, anche un briciolo di sana paura perché non sapevo quanto il romanzo sarebbe piaciuto ai lettori. Devo dire che mi ritengo piuttosto soddisfatta.

Al centro della storia c’è Javadd, un giovane cantante di una boyband internazionale travolto dal peso della fama. Da dove nasce il desiderio di raccontare una figura così esposta e, allo stesso tempo, così fragile?
Desideravo molto raccontare l’altro lato della medaglia, tutto ciò che si cela dietro la patina scintillante del successo. Credo che la notorietà richieda a Javadd un prezzo piuttosto alto da pagare: la quasi totale mancanza di vita privata, la costante esposizione mediatica e il subentro inevitabile di conseguenze impattanti a livello fisico e mentale.

Il romanzo affronta temi delicati come attacchi di panico, disturbi alimentari e pressione mediatica. Quanto era importante per te raccontare la salute mentale senza semplificarla o trasformarla solo in elemento narrativo?
Ritengo che la salute mentale sia importante tanto quanto quella fisica, seppur invisibile all’apparenza. Nello specifico, era necessario che Javadd attraversasse questo dolore e lo trasformasse in qualcosa di positivo per sé stesso e per la sua carriera. Il malessere mentale ha generato in lui anche una fragilità fisica e solo attraverso la musica e l’amore, Javadd ritrova il suo baricentro, la sua stabilità.

Javadd vive in una sorta di vortice fatto di tour, interviste, set fotografici e aspettative continue. Che riflessione volevi proporre sul rapporto tra successo, immagine pubblica e perdita di controllo sulla propria vita?
Come accennato prima, il successo può dare tanto e togliere altrettanto, succhia la linfa vitale e priva di qualsiasi autonomia. Javadd non può compiere azioni in apparenza banali come entrare in un bar o fare una passeggiata; inoltre non ha alcun potere decisionale sui testi delle canzoni che canta o sulle tappe del tour e questo finisce per influire negativamente sulla sua salute mentale e fisica. 

Camille arriva nella storia come una presenza capace di vedere oltre l’immagine costruita della star. Che cosa rappresenta per Javadd questa ragazza “che profuma di vaniglia”?
Camille è una boccata d’aria fresca in un mondo che era diventato pericolosamente grigio e spento, privo di ogni sentire. Lei riaccende nel protagonista la voglia di scrivere canzoni e di mettersi in gioco ma non solo. L’incontro fra Javadd e Camille è quello di due anime tenute lontano troppo a lungo che si riconoscono. Lei vede lui oltre le apparenze, lui vede lei in tutta la sua unicità.

Nel romanzo la musica è una delle poche cose che tiene Javadd ancora legato alla vita e alla propria verità. Che ruolo ha, per te, la musica dentro il percorso di evoluzione del protagonista?
La musica è l’àncora che tiene Javadd con i piedi per terra, il motore che lo spinge, nonostante tutte le difficoltà, ad andare avanti. La musica appartiene a Javadd da quando era bambino, è il suo sogno, la sua vocazione e rappresenta anche uno strumento con cui raccontare la realtà.

Vanilla è un romanzo di formazione new adult, ma racconta anche il bisogno di uscire da una strada tracciata da altri. Quanto ti interessa esplorare quel momento in cui una persona capisce di dover scegliere sé stessa, anche rischiando di perdere tutto?
Moltissimo direi, sarà che non mi sono mai piaciute le persone che vogliono tracciare la strada al posto mio. È importante cercarsi sempre, anche nei momenti difficili, riconoscersi allo specchio e non deludere la persona che siamo state e che vorremmo essere. Rimanere coerenti con noi stessi e con il nostro sentire, quindi sceglierci, ecco tutto.

Hai esordito nel 2023 con Zaira e ora torni con una storia molto diversa, ma ancora legata alla ricerca di identità. Che cosa è cambiato nel tuo modo di scrivere tra il primo e il secondo romanzo?
Senza dubbio, la mia è diventata una scrittura più consapevole e matura rispetto al mio romanzo d’esordio perché ho compreso appieno quanto desiderassi fare questo lavoro. Ho quindi investito e mi sono messa in gioco, ho frequentato il corso di Scrittura Narrativa di Valeria Viganò (il mio racconto Storia di una vita è risultato il migliore del corso), ho scritto e scrivo ogni giorno ma soprattutto, leggo tanto. È l’unico metodo davvero efficace per affinare la propria scrittura.

Da anni parli di libri e scrittura anche attraverso il tuo canale Instagram @arslibrorum. In che modo il confronto costante con le storie, i lettori e il mondo editoriale influenza il tuo lavoro di autrice?
Le storie e in generale tutti i libri che ho letto rappresentano una costante fonte d’ispirazione per me. Il mondo editoriale mi ha sempre affascinata così mi sono specializzata in Editoria e Scrittura e cerco sempre di tenermi aggiornata sulle ultime novità. Per quanto riguarda la scrittura, seguo diverse riviste che pubblicano racconti e, fra l’altro, sono un ottimo strumento per mettersi alla prova e per conoscere autori emergenti e non.

Dopo Vanilla, quali temi, personaggi o territori emotivi desideri continuare a esplorare nei prossimi capitoli del tuo percorso narrativo?
Mi sto dedicando a una narrativa storica più intima e, se vogliamo, più impegnata. Vorrei affrontare e scandagliare tematiche a cui tengo e che ruotano attorno alla figura della donna, ma anche misurarmi dal punto di vista linguistico. Osare sempre di più, cercando di assecondare anche i miei cambiamenti interiori e la mia crescita personale rispetto agli anni precedenti.

Grazie Carola e complimenti per tutto!

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