La poesia come resistenza, guarigione e memoria

Poetessa, scrittrice e figura riconosciuta nel panorama letterario contemporaneo, Antonia Flavio ha costruito negli anni un percorso solido e appassionato, costellato di premi, collaborazioni editoriali e progetti culturali. Dalla sua Cosenza, dove vive e scrive, porta avanti un impegno costante nella promozione della poesia attraverso rubriche, concorsi, attività culturali e la partecipazione attiva a giurie e associazioni.
Autrice di opere che hanno saputo lasciare un segno, Antonia torna oggi con Cenere di un sogno, una raccolta intensa che attraversa le ferite dell’amore, il dolore della perdita e la forza della rinascita. Un itinerario poetico che illumina il cammino di chi riconosce nelle parole uno strumento di resistenza e rinascita.

a cura della redazione


Antonia, bentornata. Il tuo percorso poetico è ricco di riconoscimenti e di esperienze significative: come ti senti a presentare oggi Cenere di un sogno, un’opera così intima e potente?
Tornare con Cenere di un sogno è come spalancare una porta che per troppo tempo avevo tenuto socchiusa. Mi sento vulnerabile e allo stesso tempo più forte di ieri. Questo libro è un frammento autentico della mia anima: raccoglie ciò che ho bruciato, ciò che ho salvato e ciò che continua a vivere nonostante tutto. Presentarlo oggi significa guardarmi negli occhi senza più nascondermi, e offrire a chi legge un pezzo di verità che spero possa toccare anche la loro.

La tua biografia racconta una vita immersa nella poesia, tra rubriche, premi, giurie e attività culturali. In che modo questa costante vicinanza al mondo letterario ha influenzato la tua evoluzione autoriale?
La vicinanza costante al mondo letterario è stata la mia più grande maestra, ma anche un orgoglio immenso. Ogni rubrica, ogni premio, ogni ruolo da giurata mi ha ricordato quanto la poesia sappia riconoscere e restituire valore a chi la vive davvero. Questo percorso mi ha insegnato a osservare, ad ascoltare, a mettermi in discussione. Il confronto con altri autori e con chi ama la parola quanto me mi ha spinta a crescere, a osare, a trovare una voce più consapevole e autentica. È un cammino che mi rende fiera, perché ogni passo è stato costruito con dedizione, verità e amore per la scrittura.

Cenere di un sogno è un titolo evocativo e denso di significati. Cosa rappresentano per te la “cenere” e il “sogno” nel percorso emotivo di questa nuova raccolta?
La cenere rappresenta tutto ciò che ho lasciato bruciare: le paure, le illusioni, le attese sbagliate, ma anche le parti di me che era necessario lasciar andare per poter rinascere. È il segno che qualcosa è stato vissuto fino in fondo, anche quando ha fatto male.
Il sogno, invece, è ciò che resiste alle tempeste, ciò che continua a pulsare sotto la pelle nonostante le ferite. È la parte più fragile e più coraggiosa di me.
In questa raccolta, cenere e sogno convivono: uno è la fine, l’altro è l’inizio. E io mi muovo nel loro confine, raccontando il momento esatto in cui tutto ciò che sembrava perduto trova un nuovo modo di vivere.

Nelle settanta poesie del libro emerge il cammino di una donna che attraversa la perdita per ritrovare la luce. Com’è stato affrontare questo viaggio poetico, così intrecciato alla dimensione emotiva dell’esistenza?
Scrivere queste settanta poesie è stato come attraversare un labirinto emotivo senza mappe. Ogni testo mi ha costretta a fermarmi, a guardare il dolore negli occhi e a riconoscere ciò che per anni avevo tenuto in silenzio. Non è stato un percorso semplice: a volte ho scritto tremando, altre volte con una lucidità che sorprendeva anche me.
Ma proprio in questo attraversamento ho scoperto la parte più luminosa del viaggio: la rinascita che arriva quando smetti di scappare da ciò che ti ha ferita.
Questa raccolta è stata un modo per ricompormi, per dare un nome alle ombre e trasformarle in parole capaci di accendere nuovi orizzonti. Ho capito che anche nelle fratture più profonde esiste una luce che non si spegne mai, basta avere il coraggio di cercarla.

La tua opera è spesso legata a temi universali come amore, ferita, resistenza, guarigione. Come riesci a trasformare l’esperienza personale in un linguaggio capace di parlare a tutte le donne – e non solo?
Credo che l’universalità nasca dalla sincerità. Quando scrivo, non cerco mai di adattare le emozioni: le lascio parlare così come sono, nude, imperfette, a volte scomode. È proprio questa verità che permette alle mie parole di attraversare la mia storia per diventare anche quella di chi legge.
Le mie ferite sono personali, certo, ma il modo in cui si spezzano e si ricompongono i cuori è qualcosa che accomuna tutte le donne e non solo.
Scrivo ciò che conosco: l’amore che salva e quello che distrugge, la paura che paralizza, la resistenza che nasce dal fondo, la guarigione che arriva piano, come una carezza dopo una lunga notte.
Trasformo la mia esperienza in poesia perché so che, da qualche parte, c’è qualcuno che ha provato lo stesso dolore. E se le mie parole diventano specchio, rifugio o coraggio per chi le legge, allora la mia storia non resta più solo mia: diventa respiro condiviso.

La tua carriera è segnata da numerosi premi e riconoscimenti nazionali e internazionali. In che modo questi traguardi hanno contribuito a consolidare la tua voce poetica e il tuo ruolo nel panorama contemporaneo?
Partecipo ai concorsi quando sento la necessità di una conferma. È il mio modo di capire se ciò che ho scritto, o che sto scrivendo,ha davvero un valore, se riesce a parlare oltre il mio vissuto. I riconoscimenti non sono una medaglia da esibire, ma una voce esterna che mi dice: ‘Sì, continua, la strada è quella giusta’.
Ogni premio ricevuto ha rafforzato la mia fiducia e mi ha aiutata a definire con più chiarezza la mia identità poetica. Mi ha dato la certezza che la mia parola, nata da fragilità e rinascite, potesse trovare un richiamo vero nel panorama contemporaneo.
In fondo, credo che chiedere conferme non sia debolezza, ma coraggio: il coraggio di mettersi in discussione per crescere.

Hai partecipato come blogger, speaker radiofonica e ideatrice di format culturali. Quanto queste esperienze hanno influenzato il tuo modo di comunicare poesia e di metterla in relazione con le persone?
Queste esperienze sono state fondamentali per capire che la poesia non vive solo sulla pagina, ma nel dialogo con chi la legge o l’ascolta. Fare la blogger, la speaker radiofonica e ideare format culturali mi ha insegnato a modulare la mia voce, a rendere le emozioni accessibili senza sminuirne la profondità.
Ho imparato a osservare le reazioni, a percepire cosa tocca davvero chi ascolta, e questo ha trasformato il mio modo di scrivere: non per compiacere, ma per costruire un ponte sincero tra la mia parola e le persone. Ogni incontro, ogni trasmissione, ogni evento mi ha ricordato che la poesia è dialogo, respiro condiviso e, soprattutto, esperienza viva.

Nella raccolta si percepisce un dialogo costante tra silenzi e parole, tra ciò che si trattiene e ciò che si rivela. Come lavori su questo equilibrio così delicato nella tua scrittura?
Per me la scrittura è un atto di equilibrio. I silenzi sono altrettanto importanti delle parole: custodiscono emozioni, respirano tra le righe, danno tempo al lettore di sentire ciò che non è detto. Quando scrivo, cerco sempre di rispettare questo spazio, di non riempirlo inutilmente, perché ogni parola ha il peso della verità e ogni silenzio è un invito a guardare dentro se stessi.
Lavorare su questo equilibrio significa ascoltarmi profondamente, lasciare emergere ciò che vuole essere rivelato e, al tempo stesso, trattenere ciò che ha bisogno di restare nascosto, almeno per ora. È un continuo dialogo tra fragilità e coraggio, tra intimità e condivisione, che rende la poesia viva e sincera.

Cenere di un sogno racconta un percorso di rinascita. Qual è la poesia o il momento della raccolta che senti più vicino alla tua personale idea di rinascita e resistenza?
Ogni poesia della raccolta è una tappa di questo viaggio, ma se dovessi sceglierne una direi quella in cui parlo del silenzio che diventa forza. È il momento in cui le ferite non sono più solo dolore, ma terreno fertile per ricominciare.
In quel testo sento la mia idea di rinascita: resistere senza cancellare ciò che si è stati, abbracciare la propria fragilità e trasformarla in energia. È lì che la cenere del passato diventa luce nuova, e il sogno, anche quando sembra spezzato, trova la sua strada per tornare a volare.

Quali progetti o temi senti che potrebbero guidare il tuo prossimo viaggio poetico?
Onestamente, non so se ci sarà una continuazione. Cenere di un sogno rappresenta l’epilogo dell’inizio del mio percorso poetico: ho cominciato con La mia vita i miei amori racchiusi in una poesia, poi Diario bruciato, un vero diario di vita, fino a ciò che si è trasformato in Cenere.
Al momento, non posso prevedere una prossima pubblicazione: preferisco lasciarmi trasportare dalle emozioni e dal vissuto del momento, seguendo il flusso naturale della mia scrittura. Per me, ogni libro nasce quando è il tempo giusto che emerga, e ogni parola deve avere la forza di raccontare ciò che davvero sento.

Grazie Antonia e complimenti!

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