Classe 1980, residente a Cervia, laureata in Lingue e Letterature Straniere presso l’Università di Bologna, Chiara Albertini è una delle voci più autentiche e sensibili della narrativa contemporanea italiana. Dopo l’esordio con il saggio Il Medioevo in giallo nella narrativa di Ellis Peters (Il Ponte Vecchio, 2022), ha pubblicato i romanzi Nel cuore di una donna (Il Ponte Vecchio, 2019), Vento dall’Est (Rizzoli, 2016) e il recente L’amore non ascolta il tempo (Il Ponte Vecchio, 2025).
Finalista e vincitrice di numerosi premi letterari, selezionata tra le autrici di Casa Sanremo Writers 2023, Albertini Chiara intreccia nei suoi libri emozioni, destino e una profonda riflessione sul tempo e sull’amore. In questa intervista, ci racconta la sua visione della scrittura come percorso di vita, di ricerca e di autenticità.
a cura della redazione
Benvenuta su Che! Intervista, Chiara, ed è un piacere averti con noi! Dopo il tuo percorso universitario e la pubblicazione del saggio su Ellis Peters, cosa ti ha spinto ad avvicinarti alla narrativa e a dare voce alle tue storie attraverso il romanzo?
Creare dal nulla la tesi di laurea, nero su bianco, qualcosa di tuo (anche se seguita da una relatrice), quindi comporre letteralmente una storia, assemblarla, plasmarla, sentirla, farla vivere lentamente su PC/carta, in sostanza, vederla crescere con te, ha sicuramente stimolato in modo naturale, istintivo un bisogno intimo di vedere impresse sul bianco anonimo di uno schermo le mie parole, forse quelle più vere, forse quelle mai esternate veramente, forse quelle mai ascoltate nel profondo, fino a quel momento. Ѐ stato un richiamo autentico e irresistibile. La scrittura ti chiama, non la cerchi. Ѐ lei, che trova te.
Nei tuoi libri emerge una costante riflessione sul tempo, sull’amore e sulla memoria. Quanto questi temi rispecchiano il tuo modo di guardare alla vita?
Ѐ esattamente questo il punto focale: è un po’ come sentirsi all’interno di un triangolo, circondati da tre punti vitali, tre angoli nevralgici, plasmati da ciò che rappresenta appunto il tempo, la memoria e l’amore. Sono valori, costanti, variabili in cui immergersi e da cui farsi guidare, per me fondamentali, imprescindibili, sono strumenti, specchi attraverso i quali è possibile comprendere nel profondo tutte le dinamiche e le sfaccettature dell’esistenza e dell’animo umano.
“L’amore non ascolta il tempo” è la tua ultima opera. Com’è nata questa storia e quale messaggio desideri trasmettere a chi la leggerà?
Ѐ nata dalla volontà di dedicare la storia ambientata sul lago di Como a mia nonna e mia madre, originarie di quella zona. Questa ambientazione particolare, suggestiva, a me tanto cara, in qualche modo ha saputo parlarmi nell’immediato e rivelarmi riflessi ed echi che hanno abbracciato varie forme artistiche. Una storia nata soprattutto dalla volontà di esplorare un tema delicato e di attualità che da tempo mi stava a cuore.
“Vento dall’Est” è stato interpretato dalla voce di Alessandro Quasimodo. Che effetto ti ha fatto ascoltare le tue parole recitate da una voce così importante, figlio di un Premio Nobel per la Letteratura?
Quando mi fu proposta la collaborazione, stentavo a crederci. Sia per il valore profondo, espressivo che avrebbe assunto, grazie alla voce e alla sensibilità dell’interprete stesso, l’essenza della mia storia, sia perché ha significato per me assorbire tutta la magia dell’incontro, per la prima volta, con una voce che “ti parla” della tua storia, che la rivela in tutte le sue sfumature. Sentirsi raccontare un estratto della propria storia è un po’ come calarsi nel ricordo d’infanzia, quando qualcuno ti narrava, prima di addormentarti, una favola o fiaba.
Sei passata dal self publishing a una casa editrice prestigiosa come Rizzoli. Cosa ti ha insegnato questa evoluzione e come ha cambiato il tuo modo di vivere la scrittura?
L’incontro con Rizzoli mi ha permesso di comprendere che le cose belle, piacevoli ma inaspettate possono davvero accadere, quando non le immagini o quando non le cerchi. Per destino, per caso, non saprei, un giorno mi si è offerta la possibilità di propormi a Rizzoli e semplicemente ho cliccato “invia email”. Da lì poi il destino, come sempre, ha fatto il suo corso.
L’approccio con la scrittura, nonostante le diverse soddisfazioni maturate nel tempo, ha mantenuto, e continua a mantenere sempre, un sentimento e un valore che io definisco “naturale”. Certamente ciò mi ha donato forza, ma ogni volta che affronto la stesura di una storia sono la gioia e la spontaneità di affidarsi alle parole, di dialogare e crescere con loro, a condurmi con tenacia e in modo del tutto naturale verso il punto che mette fine alla storia stessa.
Questo per dire che non vi è stata un’evoluzione nel vero senso della parola, scrivo da sempre per puro istinto e profondo bisogno di vedere impresse su carta le storie che vorrei mi fossero, di volta in volta, lette, narrate.
Hai frequentato un corso in “Tecniche di redazione: editing e correzione di bozze”. In che modo questa formazione ha influenzato il tuo approccio autoriale?
Il corso ha costituito un percorso indispensabile ed emozionante, che ha donato soddisfazioni personali oltre alle competenze necessarie, fornendo tutti gli strumenti adeguati e interessanti per poter evolvere nel mio scrivere.
Hai ricevuto numerosi riconoscimenti in concorsi nazionali e internazionali. Ce n’è uno che per te ha un significato particolare?
Non riesco a scegliere, ciascuno è stato a suo tempo magico e tuttora resta impresso nella mia mente per diversi, speciali motivi. Anche se devo dire per onestà che essere stata annoverata con Vento dall’Est fra i cinque finalisti del Premio Letterario istituito da Casa Sanremo Writers nel 2023, all’interno di una cornice non solo letteraria ma anche musicale, mi ha lasciato emozioni profonde.
Da oltre vent’anni lavori anche nel settore turistico-immobiliare. Come riesci a coniugare questa realtà professionale con la tua passione per la letteratura?
Sono due realtà antitetiche, totalmente separate, ma comunque si riesce a trovare un equilibrio fra le parti. Uno spazio riservato alla scrittura è destinato molte volte fuori dalle ore di lavoro.
Hai espresso il desiderio di vedere Vento dall’Est trasformato in un film o in uno spettacolo teatrale. Se potessi scegliere, chi vorresti alla regia o come interprete dei tuoi personaggi?
Per la sceneggiatura, non meno importante, Salvatore Basile (indispensabile). Alla regia, Michele Placido, Cinzia TH Torrini o Gabriele Muccino. Come interpreti dei miei protagonisti, Eugenio Franceschini/Giancarlo Giannini e Anna Safroncik. In ambito teatrale, come attori/attrice, Lino Guanciale/Alessio Boni e Alessandra Mastronardi.
Stai lavorando al tuo quarto romanzo: puoi anticiparci qualcosa sul nuovo progetto? Quali emozioni o temi stai esplorando questa volta?
Si tratta ancora una volta di un tema attuale, ma di cui, a mio avviso, si parla, si approfondisce poco. L’ambientazione è prettamente estera, di matrice inglese. Non vorrei rivelare di più…
Grazie Chiara e complimenti per la tua carriera artistica!
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