Pittrice, modellista, miniaturista e bozzettista, Claudia Pietralunga è un’artista contemporanea originaria di Piombino, classe 1981. Il suo percorso creativo unisce immaginazione, ricerca cromatica, sperimentazione materica e attenzione ai temi sociali. Dalle prime esperienze formative con il maestro Gianfranco Autunnali ai riconoscimenti nazionali e internazionali, dalle esposizioni in Italia e all’estero fino ai progetti che intrecciano arte, moda e messaggi di sensibilizzazione, la sua attività racconta un’identità artistica in continua evoluzione.
a cura della redazione
Benvenuta su Che! Intervista, Claudia, e grazie per essere con noi. Il suo percorso artistico nasce da lontano: quando ha capito che l’arte sarebbe diventata non solo una passione, ma una parte fondamentale della sua vita?
Salve a tutti e grazie per avermi concesso la possibilità di partecipare a questa intervista. Ero molto piccola quando l’ho capito perché al tempo frequentavo l’asilo e ricordo di un cavalletto con sopra un foglio grande e fissato con delle puntine; le maestre mi dettero alcuni pennelli con delle tempere che ho successivamente usato per dipingere. Infatti appena terminato il lavoro, non vedevo l’ora che arrivasse la prossima occasione.
Nel 2000 ha frequentato l’accademia diretta dal maestro Gianfranco Autunnali, figura importante nella sua formazione. Quale insegnamento conserva ancora oggi di quell’esperienza?
Ci tengo particolarmente a ricordare il mio maestro Gianfranco Agnunnali che è venuto a mancare nel 2020; non è stato soltanto colui che mi ha insegnato le basi della pittura.
Un evento che è rimasto impresso nella mia mente fu il giorno che venne a visitare la mia prima esposizione di quadri informali con materiale da riciclo unito al colore e perplesso mi disse:
— Perché hai realizzato queste opere? Tu sai disegnare e devi continuare a seguire il percorso che hai lasciato diversi anni fa! —
Da quel preciso momento mi rimboccai le maniche ed iniziai nuovamente a creare passando al figurativo, ma pur sempre informale.
Le sue opere si distinguono per colori vivaci, dettagli immaginativi e materiali come il tulle. Come nasce il suo linguaggio visivo e quanto spazio lascia all’istinto durante il processo creativo?
Io amo dipingere tutto ciò che mi piace, nel senso che, se vedo un’immagine la quale mi attrae particolarmente, la vedo già riprodotta su tela, quindi sì, lascio molto spazio all’istinto durante la fase creativa.
Oltre alla pittura, lei è anche modellista, miniaturista e bozzettista. In che modo queste diverse competenze dialogano tra loro e influenzano la sua produzione artistica?
Tutto ciò che è creativo per me è un modo per non pensare. Nel modellismo e nella miniatura ad esempio riportavo il mondo come io lo vedevo, e come per magia la fantasia iniziava a prendere forma. Realizzai 2 room box, ossia “stanza in scatola”, le quali parteciparono a “Miniaturitalia” a Milano, in cui rappresentai la storia di una ragazza che ricevette come regalo per il suo 30esimo compleanno 2 biglietti per il suo tanto desiderato viaggio in Giappone.
Nella prima stanza ho riprodotto la camera da letto della ragazza con la finestra che si affacciava sul Duomo di Milano; questa stanza si trovava in fase di preparazione prima della partenza. Nell’altra invece la camera dell’hotel in Giappone con vista del Monte Fuji.
È quindi chiaro che sia in pittura, sia in miniatura che nel bozzetto, riproduco esattamente il mondo come lo vedo.
Tra il 2014 e il 2016 ha ottenuto importanti risultati nel concorso nazionale “EXPO MODEL” con presepi e miniature. Che ruolo hanno avuto il modellismo e la miniatura nella costruzione della sua identità artistica?
La prima volta che ho partecipato all’Expo Model, concorso di modellismo a livello nazionale, ero l’unica donna e mi classificai al terzo posto nella categoria dei diorami.
Il ruolo del modellismo nella costruzione della mia identità artistica era quello di trasmettere ciò che accade nella realtà; in questo caso, durante la realizzazione del presepe, i personaggi prendevano vita ed erano posizionati in luoghi come ad esempio il pastore, con vicino a sé un recipiente contenente alcuni pesci, che si allontana dal fiume tornando presso la sua abitazione.
Nella miniatura invece lo sguardo si concentra all’interno della room box, in cui nella camera, aprendo l’anta dell’armadio appare magicamente un abito rosso elegante e molto chic con deliziose scarpe abbinate, di modo che la ragazza potesse presentarsi al meglio come protagonista della sua festa di compleanno.
Dal 2019 collabora con la Galleria della Fondazione Effetto Arte di Palermo e il suo percorso si è ampliato con esposizioni, premi e riconoscimenti in Italia e all’estero. Qual è stato, finora, il momento che considera più significativo della sua carriera?
Sicuramente la tappa di New York. Non avrei mai creduto di poter portare la mia arte così lontano.
Questa esperienza pubblicata sui social ha attratto giornalisti per quotidiani ed inviti ad esporre in diverse location, ma non è stata solo l’America con ben 4 tappe, di cui 3 a “New York” ed una a “Miami”, a prevalere.
A novembre 2025 ho esposto e videosposto a “Sanremo” in occasione del “Festival dell’arte”, dove ho ricevuto un importante riconoscimento come “Menzione d’onore della critica”.
L’emozione più forte l’ho provata quando sono salita sul leggendario palco del “Teatro Ariston” con la mia opera proiettata alle spalle:
— Mi tremavano le gambe mentre salivo le scale e appena raggiunto il palco ho subito rivolto lo sguardo verso la mia creazione “La donna come una tigre”, illustrando il tema centrale riguardante la violenza contro le donne, affermando che: “La donna è una tigre, non deve mai abbassarsi davanti a nessuno e combattere sempre ogni giorno”. —
Il mio dipinto era esposto dal vivo all’interno del “Roof” del Teatro Ariston e proprio lì ho avuto modo di descriverlo ai vari critici ed inoltre conoscere un’importante icona del cinema come la bellissima “Ornella Muti”, ossia colei che simboleggiava la madrina dell’evento.
Una grande emozione stringere la mano ad Ornella che ha apprezzato moltissimo la mia opera e soprattutto il tema centrale, ovviamente non poteva mancare uno scatto in ricordo di quel fantastico incontro.
Le sue opere sono state esposte in contesti importanti e analizzate da personalità del mondo dell’arte e della cultura. Come vive il confronto con critici, galleristi, pubblico e istituzioni?
Il confronto con i critici lo vivo benissimo in quanto amo molto descrivere le mie opere con loro che ascoltano, osservano con attenzione e curiosità, nell’attesa di ricevere un apprezzamento ed una visione d’insieme positiva.
Nel suo lavoro emergono anche temi sociali molto forti, come la violenza contro le donne e il narcisismo patologico. Perché sente l’esigenza di affrontare questi argomenti attraverso l’arte?
Questo argomento purtroppo è all’ordine del giorno e pare che per molte donne non esista via d’uscita. Tutto inizia proprio dalla violenza psicologica e nella mia opera possiamo notare una ballerina che danza serenamente sul palco, quando ad un tratto la mano del narcisista sfonda la parete alle sue spalle ed attraverso dei fili cerca di manipolarla.
Davanti a lei le spettatrici che hanno già subito violenza psicologica e si medesimano nei panni della vittima.
Sento l’esigenza di affrontare questi temi sociali perché penso che la donna meriti rispetto e che non è un gioco da manipolare, usare per poi essere gettata via come un rifiuto.
L’opera “La donna come una tigre” è diventata anche un progetto che unisce arte e moda, grazie alla stampa su tessuto e alla realizzazione di un abito. Che significato ha per lei portare un messaggio artistico fuori dalla tela e trasformarlo in qualcosa da indossare?
L’opera “La donna come una tigre”, oltre al messaggio che voglio trasmettere, è dotata di un impatto visivo stupefacente proprio per i colori vivaci che ho usato. Per questo ho avuto la brillante idea di farlo stampare su tessuto, poi con le “mani di fata” della mia carissima amica sarta Rosalina Giannotti, l’abito ha preso forma; uno splendido kimono in stile giapponese con i particolari collocati al posto giusto.
Ma questo abito non deve essere apprezzato solo dal punto di vista estetico, ma anche per il suo significato: indossare la forza, il coraggio che una donna possiede ma che deve tirare fuori come appunto fa la tigre con i suoi artigli.
Ci tengo particolarmente a descrivere l’opera:
— Ho raffigurato mezza donna da un lato circondata da fiori e farfalle che simboleggiano la rinascita; dall’altro lato invece una tigre dallo sguardo accattivante, avvolta da fiamme ardenti. —
Tra nuove tappe espositive nel Principato di Monaco, Venezia e progetti internazionali, quali obiettivi desidera raggiungere e quale messaggio vorrebbe continuare a trasmettere attraverso la sua arte?
Il mio obiettivo, principalmente, è quello di portare la mia arte nei cuori della gente, ma allo stesso tempo, essendo una donna molto ambiziosa, non mi accontento, ma voglio puntare sempre più in alto.
Il mio sogno è quello di aprire una galleria personale con tutte le mie opere e riconoscimenti vari. Vorrei tanto diventare una celebrità a tutti gli effetti e di rilievo nel mio campo ed un giorno avere l’onore di poter sfilare sul famosissimo “red carpet”, vivendo così quell’emozione che attualmente posso solo immaginare.
Attraverso la mia arte desidero trasmettere forza, coraggio e la capacità di affrontare la vita con determinazione. Allo stesso tempo, attraverso i colori vivaci, desidero comunicare gioia, positività e speranza, regalando a chi osserva le mie opere un’emozione che possa ispirare e incoraggiare.
Grazie Claudia e complimenti per la tua carriera artistica!
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