Nel nuovo singolo “Collana di Perle”, Iside abbandona la superficie levigata del pop femminile per entrare in un territorio più fragile e autentico, dove la sensualità non è più ornamento ma linguaggio, e il corpo smette di essere specchio per diventare voce. Dopo “Luna Calamita”, la giovane cantautrice sarda sceglie un nuovo simbolo per raccontare il rapporto tra desiderio e identità: una collana che brilla, si tende e infine si spezza.

a cura della redazione


Le perle del titolo non scintillano: respirano. Sono una seconda pelle, un’epidermide sociale che si incrina sotto il peso dello sguardo altrui. La canzone non racconta una liberazione trionfale, ma una crepa che si apre dentro la dinamica del piacere: “Io mi vendo e mi svesto d’amore”, canta Iside, con una lucidità che non cerca assoluzioni. È la confessione di chi ha imparato a piacere prima di imparare a scegliersi, e ora riconosce il prezzo di quella ricerca.

Nel testo, ogni parola sembra scivolare sul confine tra desiderio ed esposizione. Non c’è provocazione, non c’è denuncia: c’è la consapevolezza di un corpo che torna a guardarsi da dentro. Il gesto di spezzare la collana è metafora di un atto minimo ma radicale — smettere di esistere attraverso gli occhi degli altri.

Aretha, chiedi un po’ di rispetto per me” è il verso che più colpisce per la sua forza simbolica. Non è un omaggio nostalgico, ma un’invocazione contemporanea: una richiesta che attraversa generazioni, restituendo al rispetto la sua dimensione originaria — quella che appartiene al corpo, alla voce, alla scelta di esserci senza dover chiedere permesso.

Musicalmente, “Collana di Perle” vive in uno spazio elegante e sensuale, dove l’Afrobeat incontra l’R&B in una produzione asciutta ma calda, firmata da Kidd Reo. È un brano che respira, che lascia il tempo al silenzio di farsi parte del suono. Radiofonico senza essere patinato, fisico ma non ostentato, conferma la capacità di Iside di unire estetica e scrittura in modo naturale.

Il messaggio non passa da proclami, ma da una sottrazione: togliere, spogliarsi, ridurre per tornare a sentire. “Questa canzone – racconta l’artista – nasce dall’idea che, per piacere, a volte ci si svuota. L’ho scritta quando mi sono chiesta: quante parti di me ho lasciato andare per sentirmi scelta?”. In queste parole c’è la chiave del progetto: Collana di Perle non è un inno alla libertà conquistata, ma la cronaca di una libertà che ancora inciampa, che si costruisce passo dopo passo, dentro una generazione che non cerca conferme, ma spazio.

Con questo singolo, Iside conferma di essere una delle voci più consapevoli e necessarie della nuova scena pop italiana. Una cantautrice capace di tradurre il linguaggio del corpo in una grammatica emotiva, fatta di crepe, di domande, di rispetto. Perché, come suggerisce la sua canzone, la sensualità non è più una forma di esposizione, ma un diritto di appartenenza.

“Collana di Perle” non offre risposte definitive. È una soglia, un passaggio. Una possibilità di tornare a sé senza scusarsi, senza chiedere il permesso. Solo così, forse, il corpo può davvero smettere di essere simbolo e tornare a essere casa.

Disponibile su tutte le piattaforme digitali per Daylite / ADA Music Italy.

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