Cosa cerchiamo davvero in una relazione?: “Come fossi una bambola” , (Mondadori, Novembre 2025)

Ci sono ferite che non sanguinano e prigioni senza sbarre. Come fossi una bambola (Mondadori, novembre 2025), scritto a quattro mani da Francesca Fialdini e Massimo Giusti, esplora con profondità e delicatezza uno dei temi più urgenti e silenziosi del nostro tempo: la dipendenza affettiva.

a cura della redazione


Fialdini, giornalista e conduttrice capace di dare voce alle fragilità umane, incontra qui la competenza clinica dello psicoterapeuta Giusti. Ne nasce un libro che si muove tra il saggio e il romanzo, tra la narrazione empatica e l’analisi lucida, restituendo al lettore non solo un quadro psicologico, ma anche un percorso di consapevolezza e rinascita.

Le storie raccontate – vere, ma filtrate dalla sensibilità narrativa dell’autrice – sono specchi, non eccezioni. Donne e uomini intrappolati in relazioni dove l’amore smette di essere nutrimento e diventa dipendenza, paura, colpa, bisogno di conferma. Non ci sono mostri né vittime, ma esseri umani fragili, che spesso confondono la dedizione con la resa, la speranza con la negazione di sé.

La scrittura è sobria, luminosa, rispettosa del dolore. Fialdini non cerca mai l’effetto, ma la verità emotiva; Giusti accompagna il racconto con la voce di chi ha ascoltato centinaia di storie simili e sa che la guarigione inizia nel momento in cui si smette di colpevolizzarsi. Ogni capitolo diventa così un tassello di un mosaico più grande: la ricerca della libertà interiore, quella che non coincide con l’assenza dell’altro, ma con la capacità di amarsi senza annullarsi.

“Come fossi una bambola” è anche un titolo simbolico e perturbante: rimanda all’immagine di chi, per essere accettato, si lascia manovrare, si svuota, si lascia “mettere via” ogni volta che non serve più. Ma dietro quell’immobilità apparente, Fialdini e Giusti mostrano la possibilità del risveglio: ritrovare la voce, il corpo, la dignità dei sentimenti.

Non è un manuale, né un testo terapeutico in senso stretto. È piuttosto un romanzo collettivo della fragilità contemporanea, che invita a riconoscersi e a non avere paura di chiedere aiuto. Il merito più grande del libro è forse proprio questo: spogliare la dipendenza affettiva del suo stigma, trasformandola in un’esperienza di consapevolezza e di possibilità.

Con Come fossi una bambola, Fialdini e Giusti costruiscono un ponte tra psicologia e letteratura, tra analisi e compassione. Un libro che si legge d’un fiato, ma che continua a risuonare a lungo, come un invito gentile e potente a scegliere se stessi senza smettere di credere nell’amore.

Per saperne di più visita: mondadori.it

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