Con Cuore Griot, fuori dall’8 luglio, Crisso apre il percorso verso il suo terzo album atteso in autunno, scegliendo un brano che unisce mondi sonori, culturali e spirituali diversi. L’incontro con Jabel Kanuteh, griot e musicista gambiano, porta al centro il suono ipnotico della kora, intrecciandolo con la scrittura di Crisso, sospesa tra rap, cantautorato, ricerca elettronica e sensibilità contemporanea. Il risultato è una canzone vibrante e coinvolgente, capace di far dialogare tradizione e modernità, radici e movimento, appartenenza e trasformazione personale.
a cura della redazione
Benvenuti su Che! Intervista, Crisso e Jabel Kanuteh, e grazie per essere con noi. Cuore Griot nasce dall’incontro tra due mondi musicali e culturali: com’è iniziata questa collaborazione?
Ciao. Grazie per l’invito. Questa collaborazione è nata dopo un’incontro ad un concerto tenuto da Jabel e Marzo Zanotti, un altro grande musicista con cui spesso è in tour. Era a La Spezia, nel 2022, al tempo risiedevo lì. Quindi, mi presentai e gli proposi questo progetto a cui stavo pensando da un po’ di tempo, ovvero quello di unire il rap alla kora, strumento di cui mi sono appassionato moltissimo. Lui accettò subito, gli mandai questo primo provino di Cuore Griot, senza nessuna aspettativa, e da lì abbiamo lavorato all’arrangiamento.
Crisso, hai raccontato che il suono della kora ti ha spinto a esplorare un ibrido tra tradizione e modernità. Che cosa ti ha colpito per primo di questo strumento e della sua forza evocativa?
Inizialmente mi incuriosivano molto la sua forma e il modo in cui veniva suonata. La kora ha un suono unico, ipnotico, mi suggestiona molto. Avendo un debole per il mondo musicale etnico, specialmente africano, ho voluto approfondire questo antico strumento e sono andato letteralmente a caccia di musicisti che lo suonassero, i cosiddetti Griot.
Jabel, la figura del griot è legata alla memoria, al racconto e alla trasmissione delle storie di un popolo. Che cosa significa per te portare questa tradizione dentro un brano contemporaneo come Cuore Griot?
In realtà è una tradizione analoga a quella del rapper. Il Griot improvvisa, narra la realtà che lo circonda, si nutre degli stessi principi, non a caso è considerato un antesignano del rapper moderno. Con il brano,dunque, mi piaceva l’idea di diffondere questo concetto ancora, forse, poco conosciuto.
Il brano parla dell’esigenza di restare fedeli alle proprie radici anche quando la vita porta lontano dalla propria terra e dalle persone amate. Quanto è importante, oggi, custodire ciò che siamo mentre continuiamo a cambiare?
Credo sia fondamentale. A volte mi spaventano le persone che, appena varcano la soglia di un’altra regione, annullano completamente le loro caratteristiche, l’accento, i modi di fare, come se le disabilitassero fin quando, per qualche circostanza, non si ritrovano a confrontarsi col proprio passato. Capisco l’adattarsi a nuovi cambiamenti, ad una nuova realtà sociale, ma non condivido il rigetto della propria identità culturale.
In Cuore Griot convivono ritmi ipnotici, una dimensione ballabile e un messaggio che arriva lentamente a scuotere dentro. Come avete lavorato per mantenere equilibrio tra energia fisica e profondità emotiva?
Non sono proprio uno di quegli artisti da canzoni ballabili, ma affrontare questo tipo di sonorità è stato un banco di prova per me. Sono soddisfatto del risultato perché Cuore Griot riesce , paradossalmente, a mantenere un certo equilibrio tra movimento e concettualità. Non c’e’ un elemento che snaturi l’altro, o che lo metta in ombra: è uscito tutto in maniera molto naturale.
Crisso, la tua scrittura si muove tra rap, canzone d’autore, elettronica e musica per immagini. In che modo questo brano amplia o trasforma il tuo linguaggio artistico?
Questo brano sicuramente amplia il mio percorso sfociando nella world music. Ciò che ricerco nella mia musica è sempre stato il non ripetersi, ma esplorare, essere curiosi e creare nuove combinazioni. Quindi il mio linguaggio sarà sempre in continua mutazione ed evoluzione. Non avrebbe senso per me essere un’artista senza cambiare l’esperienza. Non ci sarebbe crescita. C’è sempre bisogno di nuovi stimoli per poter offrire qualcosa in più. E sostengo che non sia solo una questione etica, ma anche di rispetto per l’ascoltatore.
Il pezzo anticipa il tuo terzo album. Perché hai scelto proprio Cuore Griot come primo passo verso questo nuovo progetto discografico?
Perché “Cuore Griot” è stato l’embrione dell’intero progetto, e ha sempre avuto le caratteristiche giuste che mantenessero quell’equilibrio di cui dicevamo prima. Non è un brano troppo rap né troppo africano, non è una hit ma nemmeno un brano troppo sofisticato. È una canzone che suggerisce la dimensione spirituale che ho esplorato in questo percorso, senza però svelarne completamente il mistero. Accompagna l’ascoltatore verso un universo più ampio, lasciandogli lo spazio per scoprirlo passo dopo passo. Inoltre introduce gli elementi essenziali che faranno parte di tutto il lavoro: la Kora, il Griot, il rap.
La tua formazione passa dal pianoforte alla composizione elettronica, fino alla musica applicata alle immagini. Quanto questo percorso accademico e sonoro influenza il modo in cui costruisci atmosfere e narrazioni nei tuoi brani?
Il pianoforte è l’anima di quasi ogni lavoro musicale che realizzo. Tutto passa da lì. Naturalmente dipende dal brano, ma è al pianoforte che immagino tutto quello che verrà. In questo progetto in particolare ci sono state diverse eccezioni e punti di partenza, proprio per esplorare nuove possibilità ed avvicinarmi al mondo musicale dell’Africa occidentale. Ma in qualche modo, il pianoforte rientra sempre nel processo creativo.
Nel tuo percorso hai spesso affrontato temi sociali, identitari e introspettivi. Che ruolo ha, in questa nuova fase, il tema dell’appartenenza culturale e personale?
È un tema molto importante per me. Sono campano e credo di essere riconoscibile come tale già dal modo in cui cammino. Sono andato via, come tanti, per lavoro e questo mi ha fatto capire ancora di più il valore delle mie radici. All’inizio del mio percorso non davo molto peso a questi aspetti, forse li consideravo scontati. Oggi invece sento il bisogno di raccontarli e preservarli attraverso la musica. L’appartenenza, per me, non è qualcosa che ti limita, ma qualcosa che ti accompagna mentre cambi e scopri nuove realtà. Anche per questo è un tema centrale nel nuovo album.
Dopo Cuore Griot, quali altre direzioni sonore, contaminazioni e storie desideri esplorare nel nuovo album in arrivo?
Dietro questo nuovo album c’è stato un viaggio lungo e profondo, che mi ha aperto il cuore e l’anima. Lungo il percorso ho incontrato spunti di riflessione che, a volte, mi hanno persino spiazzato. Mi sono reso conto di quanto esistano realtà che conoscono poco di noi e che, allo stesso tempo, noi conosciamo poco di loro. In questo lavoro ho messo tutto me stesso. Non avrei mai potuto farlo senza i tanti artisti che hanno accolto il mio invito e hanno deciso di farne parte, portando la loro sensibilità, la loro storia e il loro sguardo sul mondo. È il progetto più ambizioso e, probabilmente, il più interessante che abbia realizzato finora. Per questo credo che avrà bisogno del tempo giusto per essere raccontato e per sedimentare nel cuore di chi lo ascolterà, rivelando poco alla volta tutte le sue sfumature.
Grazie ragazzi e complimenti per tutto!
Per saperne di più:
Instagram | YouTube | Spotify
Se apprezzi il nostro lavoro, il tuo contributo è importante.
Ogni storia merita spazio. Raccontaci la tua
Contattaci adesso
