Cristiano Voltaggio: il viaggio di un bassista tra suono, scrittura e creatività condivisa

Professionista poliedrico, musicista appassionato e narratore d’esperienze, Cristiano Voltaggio ha fatto del basso elettrico il suo compagno di vita e di palco. Laureato al Saint Louis College Of Music, ha calcato numerose scene romane ed è autore di due album, Ocean’s Life e Ala Spezzata, entrambi pubblicati nel 2024. Oggi collabora con il collettivo artistico The Last Creative Heroes, dove fonde la musica con arti visive e storytelling. Con il suo primo libro, “Il viaggio del bassista”, Cristiano ci porta dietro le quinte di uno strumento spesso sottovalutato, attraverso aneddoti, incontri e riflessioni. In questa intervista esploriamo il suo universo fatto di suoni, visioni e collaborazioni.

a cura della redazione


Benvenuto su Che! Intervista, Cristiano, è un piacere averti con noi. Partiamo subito dal tuo esordio editoriale: cosa ti ha spinto a raccontare il tuo “viaggio da bassista” in un libro?
Il piacere è tutto mio. Sono essenzialmente tre le motivazioni che mi hanno spinto a raccontare questo “viaggio”. In primis l’amore per il basso elettrico – strumento poco riconosciuto da chi vuole creare una band-; infatti spesso e volentieri viene visto come l’ultima ruota del carro, basti pensare al fatto che nelle prove di un sound check il bassista viene fatto posizionare dietro al cantante; quando invece dovrebbe mettersi alla sua sinistra oppure alla sua destra vicino al batterista in modo da interagire con gli altri musicisti. Il secondo motivo riguarda la bellezza nell’improvvisare linee di basso; il che permette al cantante non soltanto di esprimersi, ma soprattutto di comprendere come il ruolo del bassista sia vitale ed essenziale per interpretare una canzone. Il terzo ed ultimo motivo nasce da una mia forte convinzione: leggere “Il Viaggio del Bassista” aiuta a tenere la mente occupata e a distrarre dai pensieri negativi. Permettendo così un confronto con l’autore, le sue esperienze e difficoltà. Di conseguenza può essere d’ispirazione per coloro che vivono momenti abbastanza complicati, convinti che non ci sia una luce in fondo al tunnel. Penso ad esempio, a un ragazzo o una ragazza – entrambe vittime di bullismo: se essi trovano la forza di concentrarsi su un esercizio di tecnica al basso, oltre ad acquisire fiducia in loro stessi, possono avere il coraggio di dire  “basta” a chi li tratta come stracci. Per tal motivo credo che questo libro, oltre ad avere un valore musicale, offre un piccolo rifugio per chi cerca conforto e motivazione.

Il basso elettrico è spesso considerato uno strumento “di supporto”. Secondo te, cosa lo rende invece protagonista in un contesto musicale?
A parer mio ciò che rende protagonista il basso elettrico all’interno di un contesto musicale è senza dubbio la complicità con il batterista. Provate a pensarci. Il basso e la batteria sono in un certo senso i “rappresentanti della ritmica”. Non potrebbe valere il contrario. Sì, d’accordo, è il batterista a dettare il ritmo; tuttavia è compito del bassista arricchirlo, renderlo vivo e ballabile, tenendo anche conto dell’impostazione del cantante nel momento in cui egli canta le prime strofe del brano. Ed ecco che il basso elettrico deve creare, raccontare una storia da tramandare allo spettatore. E quale cosa meravigliosa se non quella di farlo, toccando semplicemente le note di uno strumento le cui corde emettono vibrazioni? Naturalmente un bassista deve anche imparare a capire ciò che sta facendo l’altro musicista. In modo da dare un chiaro riferimento che sia appunto da “supporto” per i colleghi che condividono con lui il palco. Ricordo ancora una frase che Guy Pratt – bassista sostituto dei Pink Floyd, disse durante una sua masterclass al Saint Louis College of Music: “Il bassista è come il cameriere che porta la pizza, deve solamente porgergliela offrendo un nobile servizio al cliente”. Infatti compito del bassista è quello di fare capire agli altri l’armonia degli accordi e su di essi costruire una melodia. Un bassista che improvvisa senza avere un minimo di dimestichezza nella creazione di bass line è paragonabile ad un ciclista che pedala con una ruota usurata. Prima o poi cade dalla bici.

Hai calcato palchi importanti come Stazione Birra e Largo Venue: c’è un live che porti particolarmente nel cuore e perché?
Senza esitazione ti direi quello svolto a Stazione Birra in occasione dell’ evento con le scuole superiori di Albano “LIBERA UN’ALTRA ITALIA”. Mi piacque molto l’importanza di dare una scossa a chi dice che la mafia non possa essere sconfitta. Se non parliamo dei danni che essa ha provocato – fisici e morali; rischiamo di essere complici oltre a sotterrare il nostro orgoglio italiano. In tal senso la musica credo sia un’importante strumento di comunicazione per annientare queste organizzazioni malavitose. In quell’evento mi sono divertito a suonare davanti ad un pubblico di studenti pronti ad applaudire ad ogni esibizione dei gruppi. Curioso come delle note musicali riescano ad unire le persone. Potrà essere lo stesso nell’unire i popoli che si fanno la guerra giocando o scommettendo sulla vita delle persone, per poi arrivare ad entrare in un loop diabolico dal quale risulta impossibile uscire? Come dice la citazione di un film -Still Crazy- “ aspettiamo col fiato sospeso” io dico “agiamo con coraggio e amore”. È ben diverso il messaggio, non trovi?

Nei tuoi album Ocean’s Life e Ala Spezzata, quanto spazio ha avuto l’istinto creativo e quanto invece la disciplina da musicista accademico?
Nel mio album “Ocean’s Life” si può intravedere l’impronta accademica ad esempio nella scelta di utilizzare strumenti virtuali rispetto a quelli reali. Questo perché volevo sperimentare diverse sonorità tanto a livello ritmico quanto in quello melodico. Dopodiché subentra l’istinto creativo: “E se facessi queste note? Cosa succede se le unisco a quelle precedenti? Quali note possono raccontare il messaggio che voglio fare arrivare all’ascoltatore? Tutte domande alle quali è importante rispondere, l’accademico invece ragiona in un modo pressoché razionale dimenticando il cuore della composizione. Difatti un creativo punta a comunicare con l’obiettivo di lanciare un messaggio tangibile dalla prima all’ultima nota. Per quanto riguarda “Ala Spezzata” è un progetto realizzato con un trapper (Sadsmog) e un deejay produttore (Il Sommo); in quell’album volevo ricordare tutte quelle donne vittime di violenza, fragili, quasi impotenti dinanzi all’uomo violento. Ala Spezzata significa anche la vita distrutta di una donna quando viene uccisa. Ancora non mi capacito di come un uomo si senta in diritto di usare la donna come fosse un mozzicone di sigaretta da gettare sull’asfalto e calpestarla. Infatti grazie alle barre di Sadsmog sono riuscito ad inserire alcune linee di basso in sincronia con i Beats creati dal “Sommo”.

Collabori con il team The Last Creative Heroes, un collettivo di artisti e creativi. In che modo la contaminazione tra arti ha influenzato il tuo modo di comporre musica?
Domanda assai affascinante. A mio modo di vedere, la creatività rappresenta un momento di raccolta, una specie di “meditazione”. Quando si crea una qualunque forma d’arte; sia essa un dipinto su tela, una poesia o in questo caso una musica di sottofondo per un video, ebbene; quello è il momento giusto per liberare finalmente le tue emozioni, renderle pubbliche, sentirle vive in te. Dunque, la contaminazione tra arti più che ad aver influenzato, ha arricchito in particolar modo il punto di vista nella composizione. Questo perché la creatività ti porta ad usare delle combinazioni. Per essere più terra terra è come se uno scrittore si ritrova ad avere un blocco, la maggior parte degli scrittori finisce per essere disorientata, cancellando di conseguenza idee che magari potevano rivelarsi utili.
Tale sensazione la ritroviamo analogamente nella musica; inizialmente non riesco a mettere bene in fila due o tre note musicali, tuttavia se mi concentro sulla scena che voglio rappresentare in melodia, posso intuire quali note sono da attribuire a momenti gioiosi, nostalgici e così via. La creatività và certamente allenata giorno dopo giorno, a noi la scelta di arrenderci al primo fallimento o rimboccarci le maniche e creare qualcosa di memorabile.

Il tuo libro è anche un racconto di incontri e di momenti. C’è un aneddoto che rappresenta in pieno la tua visione della musica?
Nel mio libro si possono leggere diversi aneddoti inerenti al mio percorso professionale, se dovessi dirti quale di essi rappresenta la mia visione della musica è quando ho fatto un concerto a Salcito il giorno di capodanno dove si doveva fare i conti con il freddo! Infatti Salcito è su in Molise e la temperatura d’inverno ti intorpidisce le mani se devi suonare ad esempio strumenti a corda o digitali. Non ve lo racconto perché dovreste prima leggere il mio libro (ride); in ogni caso i lettori lo troveranno davvero esilarante e su questo non ci piove.

In un’epoca in cui tutto sembra veloce e digitale, quanto è importante per te il tempo lento dell’ascolto, dello studio e del miglioramento?
Senza dubbio il passaggio dal ritmo lento a veloce, non si è riflettuto solo sui tempi musicali, vedi ad esempio i compositori classici che nei loro spartiti mettevano la voce adagio, lento o scherzetto. La stessa cosa la si può contestualizzare con la società attuale. Molte volte noi siamo così presi dalla routine quotidiana che dimentichiamo di respirare oltre che a esprimere gratitudine per il solo fatto di essere vivi; e sicuramente anche il leggere una o più pagine al giorno contribuisce a placare la mente dai pensieri, ma soprattutto a concedersi un momento di quiete e condivisione, la stessa che si ritrova nel rapporto tra il lettore e l’autore.

Tra palchi, studio e scrittura, quali sono oggi i tuoi principali obiettivi artistici e dove ti vedi nei prossimi anni?
Al momento i miei principali obiettivi riguardano: fare conoscere il mio libro e la mia musica agli appassionati del basso elettrico e in particolar modo anche a chi mi sostiene e mi supporta nel mio percorso musicale compresi gli amanti della musica in generale. Oltre a ciò, sto cercando anche componenti per formare una mia band con l’obiettivo di creare brani originali da suonare ad eventuali serate live per fare conoscere al pubblico il progetto Last Creative Heroes, e contribuire a creare un canale più professionale dove poter trovare video riprese di eventi e storie creative con sottofondi musicali.

Il laboratorio musicale rock con SCI PA SA GI ti ha permesso di metterti in gioco in un contesto formativo e sperimentale. Cosa hai imparato da quell’esperienza?
Da questa esperienza ho imparato a rapportarmi con musicisti di un livello differente dal mio, tuttavia da loro ho imparato come si sta sul palco, come fissare bene i passaggi fondamentali per reinterpretare un brano musicale. Inoltre in quel laboratorio ho acquisito delle competenze come musicista che sono quelle dell’ascolto, del rispetto reciproco -; elemento fondamentale in un collettivo come quello dei laboratori ed infine la passione nel suonare, perché un musicista non può essere privo di sentimenti mentre sta suonando. Figuriamoci poi quando deve suonare davanti ad un pubblico.

Se potessi parlare al Cristiano di dieci anni fa, quello che sognava con il basso tra le mani, che consiglio gli daresti oggi?
Sicuramente gli direi di continuare a sognare, non smettere mai di credere in sé stesso. Esercitarsi per migliorare il tocco, l’accompagnamento, perfezionare l’esposizione di un argomento per essere semplice e arrivare a tutti. Ma soprattutto io invito chiunque a mettersi in gioco, di osare nella vita. Fino a due anni fa non mi sarebbe mai passato per la testa di scrivere un libro sul basso elettrico, eppure eccomi qua. Non mi sono arreso durante la fase di editing e dal momento in cui ho pubblicato su Amazon sto ottenendo pian piano ottimi risultati. In altre parole…il lavoro ripaga sempre! Concludo con un ringraziamento alla redazione Che Intervista per avermi dato l’opportunità di raccontare la mia storia.

Grazie Cristiano e complimenti per la tua carriera artistica!

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