Da dove nasce il vento: Simone Piva e il coraggio di cantare i confini

Cantautore friulano profondamente legato alla sua terra, Simone Piva costruisce la propria musica come un ponte tra memoria e presente, identità e cambiamento. Dopo l’esordio con Il successo non è niente e la vittoria al Senjam Beneške Piesmi con il brano LAH, nel 2025 pubblica Da dove nasce il vento, un disco che indaga i confini geografici, culturali ed emotivi, restando fedele alle radici ma con lo sguardo rivolto oltre. In questa intervista, Simone si racconta con lucidità e sensibilità, ripercorrendo il suo percorso artistico e umano.

a cura della redazione


Sponsored by


Benvenuto Simone, la tua musica nasce da un legame molto forte con il Friuli. Cosa rappresenta per te la tua terra, non solo come luogo fisico ma come orizzonte emotivo e creativo?
Il Friuli per me non è solo un luogo geografico, è una postura emotiva. È una terra di confine, di silenzi, di storie che non gridano ma restano. Crescere qui significa imparare presto il valore dell’attesa, della memoria, dell’identità che non ha bisogno di esibirsi. Dal punto di vista creativo è una sorgente continua: i paesaggi, le lingue, le contraddizioni. È un orizzonte che ti insegna a guardare lontano restando profondamente ancorato.

Il tuo primo album si intitola “Il successo non è niente”, un’affermazione quasi controcorrente. Cosa volevi dire con questo titolo e come si rifletteva nella tua visione di artista agli inizi?
Era una presa di posizione, forse anche una difesa. Volevo mettere subito in chiaro che per me la musica non nasceva come scalata, ma come racconto. Quel disco parlava molto del territorio, di personaggi, di eventi legati al Friuli: era quasi un atto di restituzione. Il “successo” inteso come riconoscimento esterno mi interessava poco rispetto alla necessità di dare voce a storie che rischiavano di andare perse.

Hai dedicato canzoni a figure come Pasolini, Tina Modotti, Federico Tavan. Cosa ti spinge a raccontare storie di altri e come riesci a renderle, allo stesso tempo, profondamente personali?
Mi attraggono le vite di chi ha abitato il margine, chi ha vissuto in una zona di attrito tra mondi diversi. Raccontare gli altri è un modo per parlare anche di me, senza mettermi sempre al centro. In quelle storie ritrovo domande che sento mie: l’identità, l’esilio, la libertà, il prezzo della coerenza. Quando una figura ti attraversa davvero, smette di essere solo “altra” e diventa specchio.

Nel 2024 hai vinto il Senjam Beneške Piesmi con LAH, cantata in dialetto sloveno delle Valli del Natisone. Che valore ha per te l’uso delle lingue e dei dialetti nella musica contemporanea?
Usare una lingua o un dialetto non è una scelta estetica, ma etica. È un atto di resistenza e di amore. Quelle lingue portano dentro una visione del mondo, un ritmo, un modo di sentire che non può essere tradotto del tutto. Nella musica contemporanea hanno un valore enorme perché ci ricordano che l’identità non è uniforme e che la complessità è una ricchezza, non un ostacolo.

Da dove nasce il vento, il tuo secondo album, ruota attorno al tema dei confini. Quando hai sentito l’esigenza di affrontare questo argomento e cosa rappresentano oggi, per te, le frontiere?
L’esigenza è nata in modo naturale, quasi inevitabile. Dopo aver raccontato il territorio, sentivo il bisogno di interrogarmi su cosa significhi davvero abitare un confine. Oggi le frontiere per me non sono solo linee geografiche, ma luoghi interiori: tra ciò che siamo stati e ciò che stiamo diventando, tra il restare e l’andare. Sono spazi di tensione, ma anche di possibilità.

Nel disco convivono brani energici e rock con pezzi più intimi e malinconici. Questo alternarsi di atmosfere rispecchia una tua esigenza narrativa o uno stato d’animo personale?
Direi entrambe le cose. È il modo più onesto che conosco di raccontarmi. Non credo nelle narrazioni lineari, né nella coerenza emotiva a tutti i costi. La vita alterna slanci e ripiegamenti, rumore e silenzio. Il disco segue questo movimento, senza cercare di addomesticarlo.

Canzoni come Oltre il confine e Fantasmi sembrano parlare di fragilità e memoria. Quanto spazio ha la vulnerabilità nel tuo processo di scrittura?
Ha uno spazio centrale. Scrivere, per me, significa esporsi. La fragilità non è qualcosa da nascondere, ma un punto di contatto con gli altri. La memoria, poi, è una forma di vulnerabilità collettiva: ci tiene legati a ciò che è stato e ci costringe a fare i conti con quello che abbiamo perso o trasformato.

La tua musica può essere ascoltata con leggerezza ma anche come invito alla riflessione. Che tipo di ascoltatore immagini quando componi e cosa speri resti dopo l’ascolto?
Non immagino un ascoltatore preciso. Mi piace pensare a qualcuno che entra in una canzone senza sapere esattamente cosa cercare. Spero resti una sensazione, una domanda aperta, magari il desiderio di fermarsi un attimo ad ascoltarsi. Se una canzone continua a lavorare dentro anche dopo l’ultimo accordo, allora ha fatto il suo dovere.

I social per te non sono solo vetrina, ma luogo di racconto e dialogo. Quanto è importante oggi, per un cantautore, costruire un rapporto diretto e autentico con il proprio pubblico?
È fondamentale, se fatto con sincerità. I social possono essere rumorosi, ma possono anche diventare spazi di narrazione e scambio reale. Io li vivo come un’estensione del mio racconto: attraverso il territorio, le leggende, la memoria. Non per promuovermi, ma per condividere un immaginario. L’autenticità, oggi, è forse l’unica cosa che fa davvero la differenza.

Guardando al tuo percorso fin qui, e al vento che continua a soffiare, quale direzione senti di voler seguire come artista e come uomo nei prossimi anni?
Non sento una direzione precisa, e va bene così. Voglio continuare a seguire ciò che mi interroga, restando fedele alle mie radici ma senza paura di cambiare. Come artista e come uomo, spero di restare in ascolto: del mondo, degli altri, e di quella voce interna che spesso parla piano, ma dice cose essenziali.

Grazie Simone e complimenti per il tuo lavoro

Per saperne di più
Instagram | Facebook

ph @sabbryviolence

Copy link