Daisy Deni racconta “Per Aspera Ad Astra”: un viaggio pop tra rinascita, identità e coraggio

Album cover for Daisy Deni — a woman with red hair on a sunset-lit beach; track list shown on the left.

Con Per Aspera Ad Astra, il suo primo EP, Daisy Deni apre ufficialmente un nuovo capitolo del proprio percorso artistico. Cantautrice pop originaria della Versilia, cresciuta tra Viareggio e Massarosa, Daisy ha trovato nella musica uno spazio di espressione, cura e rinascita personale. Dopo anni in cui la scrittura è rimasta un rifugio intimo, l’artista sceglie oggi di trasformare parole, fragilità e vissuti in canzoni, dando forma a un progetto che unisce pop contemporaneo, atmosfere elettroniche, storytelling emotivo e influenze soul e black. Per Aspera Ad Astra diventa così il racconto di una ripartenza: attraversare le difficoltà per ritrovare la propria voce e guardare di nuovo verso la luce.

a cura della redazione


Benvenuta Daisy Deni, e grazie per essere con noi. Per Aspera Ad Astra è il tuo primo EP: che emozione provi nel condividere finalmente questo progetto con il pubblico?
Grazie. L’emozione è tanta perché sono davvero tanti anni che cerco di pubblicare qualcosa di mio. Ed è bellissimo perché è come un traguardo che si realizza.

Il titolo richiama l’idea di arrivare alle stelle attraverso le difficoltà. Perché hai scelto questa espressione per rappresentare il tuo percorso artistico e personale?
⁠Come tutti nella vita ci sono momenti di buio e momenti di luce. Ho passato un periodo molto difficile dove non ero più me stessa. Non mi riconoscevo più. Ne sono uscita sicuramente più forte di prima. Le difficoltà sono gli scalini per arrivare alle stelle. Ne sono convinta. E non sono tanto le difficoltà che incontriamo che determinano ciò che siamo ma come ci rialziamo e cerchiamo di reagire. Anche il percorso musicale, avrà sicuramente molti scalini che spero mi porteranno fino alle stelle.

La musica entra nella tua vita molto presto, a 13 anni, grazie a tua nonna che ti accompagna alla prima lezione di canto. Che ricordo hai di quel momento e quanto è stato decisivo per la tua crescita?
Sono sempre stata una ragazza molto timida, da piccola parlavo a stento. Il canto per me voleva dire riuscire a tirare fuori la voce. Cercare di far valere le mie ragioni al mondo, cercare di non nascondermi, ma farmi sentire. Ho un ricordo bellissimo di quel giorno. Mi hanno portato in questa stanza al primo piano di un vecchio edificio, c’era un tappeto rosso in terra e l’insegnante mi suonava al pianoforte degli esercizi. È stato davvero liberatorio, come se avessi trovato finalmente una voce. La mia.

Per anni la scrittura è stata per te un rifugio privato, un modo per affrontare momenti difficili. Quando hai capito che quei testi potevano diventare canzoni da condividere?
⁠L’ho capito quando sono arrivata a un punto che scrivere non mi bastava più. Non suonando nessuno strumento però mi ci è voluto tempo per trovare un’alternativa.

Il tuo progetto nasce come un percorso di rinascita. Che cosa significa, per te, ricominciare da sé stessi attraverso la musica?
Ho passato un lungo periodo della mia vita dove ho smesso di coltivare la musica dando priorità ad altre cose nella vita. Con l’andare del tempo ho scoperto che non ne potevo fare a meno, perché era parte di me. Per questo motivo che la musica è stata un ricominciare, un nuovo inizio, come se coltivare le mie passioni in qualche modo mi abbia aiutato a ritrovare la persona che ero.

Nel tuo stile convivono pop contemporaneo, atmosfere elettroniche e una forte componente emotiva. Come hai lavorato per trovare un suono capace di rappresentare davvero la tua identità?
Su questo lato mi è stato dietro Ale, che è riuscito ad ascoltare le mie richieste e a creare pezzi che mi entusiasmassero al punto da poterci mettere quello che volevo trasmettere

Tra le tue influenze ci sono grandi voci soul e black come Whitney Houston, Aretha Franklin e Gloria Gaynor, ma anche interpreti italiane come Giorgia. Che cosa hai imparato da queste artiste sul modo di usare la voce e raccontare le emozioni?
Mi piacciono moltissimo le voci black perché hanno una personalità molto forte sia come artiste che come Cantanti ed una facilità di interpretazione, data la tecnica vocale, che le permette di avere delle voci né delle interpretazioni che arrivano fino all’anima ed hanno un forte coinvolgimento emotivo. Mi piacerebbe dire che ho imparato da loro la tecnica vocale, ma non mi sento arrivata.

Le tue canzoni parlano di fragilità, coraggio, ricerca personale e ricostruzione. Quanto è importante per te che chi ascolta possa riconoscere frammenti della propria storia dentro i tuoi brani?
Molto, credo che sia il sogno di tutti che le persone si riconoscano nelle proprie canzoni. Ed è bellissimo quando ascolto la musica che sembra che riesca a capirmi. Fa sentire molta vicinanza. Ti sembra che ci sia qualcuno al mondo che ti possa capire. Spero di essere riuscita a trasmettere tutto questo.

Per Aspera Ad Astra segna l’inizio di un percorso fatto di primi singoli e nuove uscite. Come immagini il dialogo tra i brani che compongono questo progetto?
Sicuramente questi brani dialogano tra di loro, perché dopo una ripartenza ci sono sicuramente momenti che hanno pensieri intrusivi come ferite, a momenti più leggeri, sicuramente come Forte Dei Marmi. Il Percorso della vita come le montagne russe fatto di alti e bassi. Momenti in cui grazie alla ripartenza, riesci anche a soppesare i rapporti. È tutto parte di un percorso, e tutto parte di un crescere.

Dopo questo primo EP, quali aspetti della tua voce, della tua scrittura e della tua storia desideri continuare a esplorare nei prossimi capitoli musicali?
Dopo questi primi passi, che spero siano solo l’inizio di un lungo percorso, mi piacerebbe iniziare delle collaborazioni con altri artisti. E mi piacerebbe esplorare sempre di più il mondo della scrittura, cercando di avvicinarlo sempre di più al mio modo di essere e di esprimere. Con la consapevolezza che si può sempre crescere e migliorare. 

Grazie Daisy e complimenti per la tua carriera artistica!

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