Dal cuore al mondo: Edoardo Baroni porta il jazz italiano all’Expo 2025

Dopo l’uscita del suo terzo album By Heart, Edoardo Baroni si conferma una delle voci più autorevoli della chitarra jazz contemporanea. Con un tour internazionale che lo porterà sui palchi di Svizzera, Bulgaria, Italia e Giappone — inclusa una prestigiosa performance all’Expo di Osaka — il musicista bresciano si racconta in un momento di piena maturità artistica. Un viaggio tra virtuosismo, introspezione e passione, che parla la lingua universale della musica.

a cura della redazione


Benvenuto su Che! Intervista, Edoardo. Dopo il successo di By Heart e l’annuncio del tour internazionale, qual è l’emozione dominante che ti accompagna in questa nuova avventura?
Può sembrare banale, ma il sentimento che ho in questo momento è la gioia. Dopo anni di lavoro costante, inizio a vedere dei significativi risultati, un tour internazionale è qualcosa di importante che mi riempie di gioia.

    Suonare all’Expo 2025 di Osaka rappresenta una tappa importante della tua carriera. Come ti stai preparando per un evento di tale portata, sia dal punto di vista artistico che personale?
    Penso che l’unico modo di prepararsi sia sempre lo stesso, tante ore sulla chitarra, come da sempre. Io studio mediamente quattro, cinque ore al giorno. Studiare parecchio aiuta a sentirsi pronti e preparati. Inoltre faccio sempre esercizi di respirazione per trovare la corretta concentrazione, anche se un po’ di ansia è inevitabile e sano averla.

    Il Giappone ha una lunga tradizione di apprezzamento per il jazz. Qual è il tuo rapporto con questo pubblico e con la cultura nipponica in generale?
    Non sono grande conoscitore della loro cultura, anche se sono un amante del cinema di Kurosawa. Per il resto so che è un pubblico molto educato, entusiasta e gentile. Perlomeno questo è quanto mi ha detto il mio maestro Gerardo Chimini.

    Il tour include date anche in Svizzera, Bulgaria e diverse città italiane. In che modo adatti il tuo repertorio alle atmosfere e ai contesti culturali così diversi tra loro?
    Non ho ideato un adattamento, cerco di suonare dando il massimo. Essendo la musica un linguaggio universale, essa può arrivare a tutti senza mediazione.

    By Heart è un album che unisce brani originali e omaggi a maestri come Bach e Django Reinhardt. Quali sono stati i criteri con cui hai scelto i brani da includere nel live?
    Il mio è anche un lavoro di valorizzazione della chitarra jazz solista, non sufficientemente ricordata in ambito jazz. Wes Montgomery e Django Reinhardt hanno scritto dei capolavori ed io cerco di diffonderli e valorizzarli con grande rispetto. Inoltre c’è un grande repertorio jazz che si presta al riarrangiamento per chitarra solista, io cerco di fare questo lavoro ispirandomi a grandi musicisti che hanno fatto dello strumento solista una “piccola orchestra”, come Joe Pass e Bill Evans.

    Oltre al lato musicale, curi con attenzione anche l’aspetto visivo e narrativo dei tuoi progetti. Quanto conta per te l’immagine nella costruzione di un’identità artistica coerente?
    Non è un aspetto che curo particolarmente, mi concentro maggiormente su altre cose. Cerco, come unica cosa, di vestirmi elegante, per rispetto nei confronti di chi viene al concerto.

    Guardando al tuo percorso, dagli studi al Conservatorio fino all’insegnamento, cosa ti ha spinto a mantenere un equilibrio tra didattica e carriera concertistica?
    Prediligendo chiaramente la carriera da solista, trovo che la didattica abbia un fondamentale valore sociale. Siamo in qualche modo responsabili del sapere futuro e cercare di trasmettere valori è un dovere, in quanto il patrimonio artistico mondiale è enorme e noi dobbiamo cercare di mantenerlo in vita IN PRIMIS ricordandolo e facendolo studiare.

    Collabori con realtà molto diverse tra loro: dal jazz puro alle esperienze pop con band come il Quintetto Esposto. Come riesci a coniugare mondi musicali così distanti?
    Dopo 15 anni di attività, il Quintetto Esposto è finito, è stato un bellissimo progetto e percorso, ma ormai non aveva più una direzione unica sostenuta da tutti i membri del gruppo. Non ho mai avuto problemi a coniugare diversi mondi musicali, perché stiamo parlando di musica e la musica è una sola.

    Il tuo modo di suonare è spesso descritto come un dialogo emotivo con l’ascoltatore. Cosa significa per te “suonare dal cuore”, come suggerisce il titolo del tuo ultimo lavoro?
    Il primo significato di By Heart è “a memoria”, ha però fra i suoi significati secondari anche quello che dicevi tu. Fare musica, come per tutte le altre attività artistiche, è qualcosa di necessario per un artista ed è quindi sempre, a mio avviso, qualcosa che viene dall’interiorità più profonda di un individuo.

    Dopo questo tour e la partecipazione all’Expo, quali sono i tuoi prossimi obiettivi? Ci sono già nuovi progetti in cantiere, o hai bisogno di tempo per “ascoltare il silenzio”?
    Si, sarà necessario ascoltarmi un po’. In ogni caso ci saranno altri paesi del mondo per il tour estivo del 2026 e tornerò nuovamente a suonare in Giappone, quindi sono molto felice della crescita progressiva che sta avendo questo progetto solista. In autunno registrerò il mio quarto album solista che prevedo sia pronto per la primavera 2026, il nome sarà “The ash wednesday supper”.

    Grazie Edoardo e complimenti per la tua carriera!

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