Daniela Reboldi: eleganza, ricerca e libertà sulla tastiera

Pianista dalla sensibilità profonda e dal percorso ricco di sfumature, Daniela Reboldi si muove con naturalezza tra il repertorio classico, le avanguardie del Novecento e il teatro musicale. Formata sotto la guida di maestri di altissimo livello – da Marco Giovanetti ad Alexander Lonquich – ha costruito una carriera che intreccia esibizioni internazionali, collaborazioni artistiche e un’intensa attività didattica nel suo Atelier a Brescia. Dalla musica barocca fino a Debussy e Satie, la sua interpretazione è un viaggio che abbraccia epoche e linguaggi diversi. Nel 2024 si è esibita all’Isola d’Elba per omaggiare la vincitrice del Premio Strega Donatella Di Pietrantonio. Il 21 novembre ha ricevuto il prestigioso Premio Fontane di Roma per meriti artistici, ed il 24 novembre il Sanremo Music Award.
In questa intervista, le rivolgiamo dieci domande che attraversano carriera, visioni e prospettive future.

a cura della redazione


Benvenuta su Che! Intervista, Daniela, è un piacere averti con noi: quale sentimento ti accompagna oggi, mentre ti racconti al nostro pubblico?
È un sentimento anzitutto di profonda gratitudine quello che mi accompagna oggi. Sto vivendo un momento di grande appagamento, dove gli sforzi di anni di studio e sacrificio vengono finalmente riconosciuti.

    La tua formazione affonda le radici nella tradizione classica, ma il tuo repertorio spazia fino a Debussy, Satie e alle avanguardie: come nasce questa apertura stilistica così ampia?
    Nella vita artistica di un musicista si affrontano diverse fasi. Credo sia una naturale evoluzione data anche dalle esperienze e dalle emozioni che permeano la nostra vita.
    Sono partita da studente totalmente attratta dalla musica rigorosamente classica. Con il tempo, la mia curiosità mi ha portato, in un primo momento, ad ascoltare e poi a studiare un repertorio meno “composto” e tradizionale a favore di qualcosa di meno convenzionale. Sono una persona per natura molto curiosa. I miei interessi spaziano dalla letteratura, alla pittura, ai viaggi, alla fotografia, al teatro, alla gastronomia, fino al cucito creativo e al giardinaggio. È ovvio che tutte questi stimoli continui portino su strade sempre più sperimentali. Trovo la staticità una condanna per la mia indole. Il cambiamento è vita, evoluzione. Guai a non rischiare e a non cambiare idea, a non pormi domande, a non cercare qualcosa di meglio. Guai a sentirsi arrivati, a non avere più niente da scoprire. Ben venga invece il mettersi in gioco e il rischiare, con uno sguardo sempre ottimistico a questa avventura straordinaria che è la vita.

    C’è un momento, un maestro o un incontro decisivo che ha segnato in modo particolare il tuo modo di suonare o di intendere la musica?
    Sono numerosi gli incontri che hanno segnato la mia formazione. Sono estremamente comunicativa, aperta al nuovo e alla sperimentazione. Tra le figure più significative credo di poter nominare il mio Maestro Marco Giovanetti che con garbo, poesia e rigore mi ha trasmesso amore e  rispetto profondo per l’arte in ogni sua declinazione. Un’altra figura emblematica nella mia vita è stata quella del direttore d’orchestra Pierangelo Pelucchi, che con ironica sapienza ha saputo darmi una visione sempre originale.

    Il teatro rappresenta una parte importante della tua attività artistica: cosa ti offre questo dialogo tra scena, parola e pianoforte?
    Il teatro rappresenta una forma sublime di rappresentazione della complessità dell’animo umano. E già questo è sufficiente per spiegare quanto questa forma sia centrale per me. Nella primavera del 2024 ho portato in scena un progetto che merita attenzione, cioè una rappresentazione teatrale dal titolo “Fino all’ultima battuta”. Si tratta di un evento di beneficenza e solidarietà a cura dell’associazione “Un dono per te Odv” che, appunto, organizza eventi culturali e corsi di teatro per ragazzi e adulti, favorendo l’inclusione,  il cui ricavato viene devoluto a realtà presenti in Benin e in Senegal.

    Nel “Duo Euridice”, formato da pianoforte e contrabbasso, esplori un equilibrio sonoro insolito e affascinante: cosa ti attrae di questa formazione?
    Questa insolita formazione nasce prima di tutto dalla lunga amicizia che mi lega alla psicologa e ipnotista alchemica Laura Costantino. Io e Laura abbiamo condiviso sostanzialmente gran parte della nostra vita e delle nostre esperienze. È stato dunque un epilogo naturale quello di collaudare anche un connubio musicale, che ci vede impegnate con due strumenti che non sono convenzionali insieme. Laura arriva dal jazz, io dalla classica, ma il mix è accattivante.

    Il tuo Atelier nel cuore verde di Brescia, ai piedi del Monte Maddalena, è diventato un luogo creativo di crescita e confronto: qual è la filosofia che guida la tua attività didattica?
    Nutro da sempre un grande rispetto verso l’attività didattica. È per me una grossa responsabilità quella di trasmettere il sapere soprattutto nei confronti dei giovani, che rappresentano il nostro futuro e la nostra speranza. Cerco di affiancare al rigore della tecnica anche il sentimento della curiosità, della voglia di spaziare e far galoppare la mente senza timore dell’errore che pur ci deve essere perché si possa davvero imparare. Dico sempre ai miei allievi che gli unici che non sbagliano mai sono coloro che non fanno niente! L’errore e l’insuccesso sono ingredienti fondamentali per la crescita.

    Hai calcato palchi in contesti nazionali e internazionali, inclusa l’esibizione all’Isola d’Elba in onore di Donatella Di Pietrantonio: cosa significa per te portare la musica in luoghi così simbolici?
    Per me salire su un palco è un grande onore. Sempre ed ovunque. È un sentimento di grande gratitudine e responsabilità. E, naturalmente, lo vive come una infinita gioia.

    Il Premio Fontane di Roma che hai ricevuto il 21 novembre, e anche il Sanremo Music Award del 24 novembre, rappresentano  riconoscimenti importanti per la tua attività: quali emozioni ti suscitano e che valore hanno per il tuo percorso?
    Questi conferimenti mi riempiono di gioia e soddisfazione. Sono premi estremamente prestigiosi, superfluo sottolinearlo, che accolgo con riconoscenza. In particolare, ammiro il grande lavoro svolto dalla Fondazione La Sponda Ets, dove i valori dell’inclusione e del servizio sono essenziali, e che condivido pienamente.

    La tua interpretazione attraversa epoche e linguaggi diversi: cosa ricerchi, profondamente, quando interpreti un brano?
    Il mio lavoro interpretativo si concentra senz’altro sul rigore della tecnica che non può essere tralasciato, ma il mio obbiettivo rimane trasmettere sempre un’emozione. In un’esecuzione credo debba emergere l’anima di chi suona. Ecco perché salire su un palco significa anche avere il coraggio e la consapevolezza di mettersi a nudo. L’arte è proprio questo: trasmissione di emozione e sentimento.

    Quali nuove direzioni artistiche senti di voler esplorare?
    Sono in una fase di elaborazione di nuovi progetti artistici che comprendano forme diverse di contenuti espressivi. Sto lavorando ad un progetto teatrale molto interessante e innovativo, ad esempio, e ad un format sperimentale di sicuro impatto emozionale e sensoriale. A tempo debito spiegherò tutto.

    Grazie Daniela per la tua intervista e complimenti per il tuo lavoro!

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