“Parole d’arte” è composto da due volumi autonomi ma perfettamente integrati – Lucio Fontana spiegato a mia nonna e Sopravvivere a un museo d’arte contemporanea. Il progetto editoriale di Uria intercetta una domanda che in molti si fanno davanti a una tela monocroma o a un video loop: “Ma questa è arte?”. Una domanda legittima, spesso liquidata con superiorità. Uria, al contrario, la prende sul serio. La valorizza. La usa come punto di partenza per un dialogo sincero che, partendo da Fontana e dai suoi celebri tagli, arriva a interrogarci sul nostro rapporto con lo spazio, con il tempo, con il significato stesso del vedere.

a cura della redazione


Nel primo volume, il gesto di Fontana – iconoclasta, filosofico, poetico – diventa il simbolo di un nuovo modo di guardare. Uria spiega, racconta, contestualizza, ma non impone mai. Con tono ironico ma mai superficiale, si rivolge a una “nonna” immaginaria, archetipo del pubblico scettico, e la convince con la forza dell’argomentazione chiara e appassionata. Il taglio non è vandalismo: è visione.

Il secondo libro è forse ancora più ambizioso. Sopravvivere a un museo d’arte contemporanea è una sorta di diario esistenziale mascherato da guida pratica. Dieci stanze, dieci artisti, dieci sfide percettive. Non c’è didattica rigida, ma narrazione, esperienza, empatia. Uria accompagna il lettore attraverso opere che spesso parlano di trauma, di assenza, di società, offrendo chiavi di lettura che abbattono il senso di inadeguatezza e restituiscono dignità al dubbio.

Chi ha sempre evitato i musei di arte contemporanea, chi ci è entrato e ne è uscito più confuso di prima, chi vorrebbe capire ma non sa da dove cominciare, trova in questi volumi un invito alla fiducia: si può imparare a guardare. E a capire. Anche l’arte che taglia, che disorienta, che urla senza dire.

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