Debora Scalzo, scrittrice e regista: “Made in Italy”, destinazione Sanremo 2026

Dal 23 febbraio al 1° marzo Debora Scalzo sarà a Sanremo come autrice della rubrica “Made in Italy” per la prestigiosa rivista americana My New York Magazine. Un debutto speciale: un’intera settimana vissuta nel cuore del Festival di Sanremo, tra interviste a celebrità italiane e internazionali, incontri, emozioni e memoria. Regista e scrittrice, Debora racconta un traguardo che unisce carriera, passione e identità.

a cura della redazione


Sponsored by


Bentrovata su Che! Intervista, Debora. Cosa significa per te arrivare a Sanremo non come spettatrice, ma come professionista chiamata a raccontare il Festival dall’interno per la prestigiosa rivista americana My New York Magazine?
Arrivare a Sanremo da professionista significa chiudere un cerchio e, allo stesso tempo, aprirne uno nuovo. Sanremo è sempre stato un luogo simbolico dell’immaginario italiano, qualcosa che guardi da lontano e che sembra appartenere a tutti. Entrarci con uno sguardo narrativo, con la responsabilità di raccontarlo, significa viverlo in modo più profondo: non solo lo spettacolo, ma le persone, le emozioni, l’attesa, le storie che esistono prima e dopo il palco. Per me è un traguardo che unisce passione, lavoro e identità, e sono felice e onorata di poterlo fare per una testata internazionale così prestigiosa come My New York Magazine.

La rubrica “Made in Italy” approda a Sanremo 2026 con uno sguardo internazionale: quale racconto dell’Italia desideri offrire al pubblico americano?
Vorrei raccontare un’Italia autentica, lontana dagli stereotipi. Un’Italia fatta di talento, di cultura, di sensibilità artistica e di contraddizioni che diventano bellezza. Sanremo è un osservatorio straordinario perché racchiude musica, costume, linguaggio e cambiamento sociale. Al pubblico americano mi piacerebbe restituire l’immagine di un Paese creativo, profondo, capace di emozionarsi e di reinventarsi continuamente attraverso l’arte. L’ America ama molto l’Italia.

Questa è la tua prima volta a Sanremo per l’intera settimana: cosa ti aspetti di scoprire di te stessa vivendo il Festival come luogo di lavoro e non solo come evento mediatico?
Mi aspetto di scoprire una nuova forma di ascolto. Quando lavori in un contesto così intenso impari a rallentare dentro il caos, a osservare i dettagli, a cogliere le sfumature umane. Ogni esperienza professionale importante ti mette davanti a una versione diversa di te stessa. E comunque per me è emozionante, perché dal primo momento in cui ho saputo che sarei andata a Sanremo, ho sentito un brivido speciale. È uscita fuori in me la bambina anni ’80 e la ragazza degli anni ’90 che guardava sempre il Festival in tv con i miei genitori e mia sorella, con gli occhi spalancati e il cuore pieno di sogni. Sarò lì per lavoro: intervisterò artisti che già conosco e altri che ancora non conosco, alcuni dei quali sono dei miei miti, i miei cantanti e artisti preferiti. Sarò certamente professionale, ma allo stesso tempo so già che sarò molto emozionata. Sarà una settimana in cui potrò unire il rispetto per il mio mestiere con la gioia pura di vivere un’esperienza che ho amato da sempre, trasformando ogni incontro in un piccolo racconto di vita. Sanremo mi farà bene.

In passato hai vissuto Sanremo da casa o come pubblico, in edizioni segnate da ospiti iconici: che differenza c’è tra il mito osservato da lontano e quello incontrato da vicino?
Da lontano il mito è perfetto, quasi irreale, un’immagine che ammiri senza sfiorarla davvero. Da vicino diventa umano, con emozioni, fragilità e paure che lo rendono reale. Ed è proprio lì che nasce l’interesse vero: scoprire la persona dietro l’immagine, capire che ciò che pensi sia lontano e inarrivabile in realtà ha gli stessi battiti del tuo cuore.
In passato ho potuto assistere a Sanremo in edizioni con ospiti straordinari come Britney Spears e Adriano Celentano, insieme ai miei genitori e a mia sorella. Ricordo i miei pianti per Britney Spears: vederla lì davanti a me, il suo sorriso, è stato emozionante. Ma devo dire la verità, Adriano Celentano è stato qualcosa di indimenticabile: oltre a essere un grande artista, è una persona di un’umiltà e di una disponibilità pazzesca, con un sorriso che ti rimane dentro.
Quando incontri da vicino chi hai sempre visto sul palco, ti rendi conto che le aspettative, le tensioni e le gioie sono le stesse di chiunque altro. Questo rende tutto più autentico e, paradossalmente, ancora più affascinante.

Intervisterai artisti italiani e internazionali: che tipo di dialogo cerchi di instaurare con loro, oltre la promozione e la superficie?
Cerco sempre un dialogo sincero. Non mi interessa l’intervista come semplice promozione, ma come incontro. Mi interessa capire cosa muove un artista, cosa lo rende fragile, cosa lo fa resistere. Spesso le risposte più autentiche arrivano quando l’artista smette di sentirsi giudicato e torna semplicemente a essere una persona che racconta la propria storia.

Da regista e scrittrice, quanto conta per te il contesto narrativo, il dietro le quinte, l’attesa, le fragilità, rispetto al palcoscenico?
Conta moltissimo. Il palcoscenico è il risultato finale, ma la verità spesso vive nel dietro le quinte: nell’attesa prima di salire, negli sguardi, nei silenzi. Da regista sono sempre attratta da ciò che non si vede. È lì che nasce la narrazione più potente, perché è lì che emerge l’umanità.

Made in Italy” è anche un racconto identitario: come si intrecciano musica, cultura e immaginario collettivo nella tua visione del Festival?
La musica a Sanremo diventa memoria collettiva. Ogni canzone, nel tempo, si lega a un momento della vita delle persone. Il Festival è uno specchio dell’Italia: racconta i cambiamenti sociali, il linguaggio delle nuove generazioni, ma anche il bisogno di riconoscersi in qualcosa di comune. È cultura popolare nel senso più alto del termine. E permettimi di aggiungere è un eccellenza del Made in Italy in tutto il mondo. 

Hai parlato di “miti della tua vita”: cosa succede quando l’ammirazione incontra la professionalità dell’intervista?
Succede che l’ammirazione si trasforma in rispetto. La professionalità ti insegna a restare centrata, ma l’emozione rimane, ed è giusto così. Credo che non si debba mai perdere la capacità di emozionarsi, perché è ciò che rende uno sguardo autentico. L’importante è trasformare quell’emozione in ascolto, non in distanza. E ciò che trovo meraviglioso è che i grandi artisti restano spesso i più umili e i più emozionati, nonostante anni di carriera e successi: da loro puoi solo imparare.

In che modo questa esperienza potrebbe influenzare i tuoi prossimi progetti artistici, tra scrittura e regia?
Sanremo è un luogo dove passano storie, energie, linguaggi diversi. Sono certa che qualcosa entrerà nei miei prossimi lavori, magari in modo invisibile: un dialogo ascoltato, uno sguardo, una fragilità colta per caso. Per chi racconta storie, nulla va mai perduto. E sono anche sicura che da questa esperienza nasceranno nuove e importanti collaborazioni: Sanremo è sempre un punto d’incontro.
Incontrerò anche tantissimi amici, artisti e persone meravigliose con cui ho già collaborato in passato e con cui siamo rimasti in contatto: non vediamo l’ora di rivederci proprio per far nascere nuove collaborazioni e nuove energie comuni. Sono felice, anche perché scelgo sempre di circondarmi di persone simili a me, con la stessa energia, la stessa luce e la stessa positività. Siamo tutti molto carichi, e quando le energie si incontrano nel modo giusto, succedono sempre cose belle.

Guardando a questa partenza come a una tappa simbolica, che messaggio senti di voler condividere con chi sogna di trasformare una passione in un percorso professionale?
Direi di non avere paura di cambiare strada e di restare fedeli alla propria visione. Le passioni diventano lavoro quando si accetta il rischio, la fatica e anche l’incertezza. Ma se quello che fai ti rappresenta davvero, ogni sacrificio acquista senso. I sogni non sono scorciatoie: sono percorsi lunghi, fatti di scelte coraggiose e di amore per ciò che si fa. E soprattutto è fondamentale circondarsi di persone positive, con cui poter imparare, crescere e condividere un cammino umano prima ancora che professionale.

Grazie Debora complimenti per la tua carriera ed il tuo lavoro!

Per saperne di più visita:
Facebook | Instagram

Copy link