Classe 2003, Silvia Spinelli, in arte Dissilv, arriva da Palma di Montechiaro, in provincia di Agrigento, con un obiettivo chiaro: far sentire la propria voce. Cresciuta in un contesto di provincia dove spesso il giudizio arriva prima dell’ascolto, ha scelto fin da giovanissima di trasformare la musica in uno spazio di espressione personale. Il suo percorso discografico prende forma nel 2023 con il singolo d’esordio Radar, seguito nel 2024 da Una volta ancora e Aria, brani che hanno iniziato a definire il suo stile pop diretto e personale. Nel 2026 torna con “Asso di picche”, un brano che unisce ironia, metafore legate al gioco e una scrittura che mescola italiano e dialetto, raccontando sentimenti, dubbi e notti cariche di pensieri. In questa intervista scopriamo meglio il mondo artistico e le ambizioni di Dissilv.
a cura della redazione
Benvenuta su Che Intervista, Dissilv! Per iniziare, raccontaci chi è Silvia Spinelli e come nasce il tuo percorso nella musica.
Sono una persona molto introspettiva, e la musica è sempre stata il mio modo per dare un senso ai pensieri che avevo dentro. Scrivere per me è quasi una necessità: quando metto le parole su un foglio riesco a sciogliere nodi che altrimenti resterebbero lì. Il mio percorso nasce proprio così, dal bisogno di trasformare emozioni, dubbi e momenti difficili in qualcosa che possa essere condiviso.
Sei cresciuta a Palma di Montechiaro: quanto ha influito il contesto della provincia sulla tua scelta di intraprendere la strada artistica?
Crescere in provincia ti porta spesso a guardarti molto dentro. Da una parte senti i limiti di un contesto piccolo, dall’altra proprio questo ti spinge a cercare una tua strada. Credo che vivere in un posto come Palma di Montechiaro abbia influenzato molto il mio modo di scrivere: c’è sempre una dimensione molto personale, quasi intima, ma anche la voglia di andare oltre quello che hai sempre visto.
Il tuo nome d’arte, Dissilv, nasce da un gioco di parole tra il tuo nome e il concetto di dissing: cosa rappresenta per te questa identità artistica?
Dissilv è una sintesi tra la mia identità personale e quella artistica. Nasce dal mio nome, Silvia, ma richiama anche il concetto di dissing, cioè il coraggio di dire le cose senza troppi filtri. Nei miei brani cerco sempre di essere sincera, anche quando significa raccontare parti più scomode o fragili di me stessa.
Il tuo percorso discografico inizia nel 2023 con il brano Radar: che ricordo hai di quella prima pubblicazione e di quel momento della tua vita?
Radar rappresenta un momento molto importante per me, perché è stato il primo passo concreto nel mio percorso musicale. In quel periodo avevo molti pensieri e tante domande su quello che stavo vivendo. Pubblicare quel brano è stato come accendere un segnale: la conferma che quelle parole potevano uscire dalla mia dimensione privata e arrivare anche agli altri.
Con i brani Una volta ancorae Ariahai iniziato a delineare il tuo stile pop: come descriveresti oggi la tua identità musicale?
La mia identità musicale è molto legata alle emozioni e alla ricerca di equilibrio. Nei miei brani racconto momenti di confusione, di solitudine o di rabbia, ma anche la voglia di rialzarsi e ricominciare. Mi piace l’idea che la musica possa essere uno spazio dove respirare, trovare aria quando i pensieri diventano troppo pesanti.
Nel 2026 arrivi con “Asso di picche“: cosa rappresenta questo nuovo singolo nel tuo percorso artistico e nella tua crescita personale?
Asso di picche rappresenta una nuova consapevolezza. È un brano che parla di fiducia, di sospetti e di quelle situazioni in cui capisci che devi prendere una decisione per te stessa. Dal punto di vista artistico segna un passo avanti, perché sento di avere una visione più chiara di quello che voglio raccontare.
Il brano nasce da una partita a poker tra amici e utilizza molte metafore legate al gioco: quanto ti affascina usare immagini simboliche per raccontare emozioni e relazioni?
Mi affascina molto utilizzare immagini simboliche perché spesso riescono a raccontare le emozioni in modo più immediato. La metafora del gioco mi sembrava perfetta: nelle relazioni, come in una partita, ci sono strategie, bluff, momenti in cui devi capire se restare o lasciare il tavolo.
Nel testo mescoli italiano e dialetto, portando anche dinamiche tipiche del dissing dentro una narrazione più personale: quanto è importante per te sperimentare con il linguaggio nella musica pop?
Per me è molto importante sperimentare con il linguaggio. La musica pop oggi ha tantissime possibilità espressive, e mi piace mescolare registri diversi per rendere i brani più autentici. L’uso del dialetto o di un linguaggio più diretto mi permette di mantenere una forte connessione con la mia identità.
In “Asso di picche” emergono temi come il sospetto del tradimento, la difficoltà di fidarsi e i pensieri delle notti insonni: quanto è autobiografica la tua scrittura?
La mia scrittura è molto autobiografica. Anche quando parto da una situazione specifica, cerco sempre di raccontare emozioni reali. Molti testi nascono proprio nei momenti di silenzio, spesso di notte, quando i pensieri diventano più intensi e senti il bisogno di metterli nero su bianco.
Quali sono le prossime carte che Dissilv è pronta a giocare e quali sogni ti piacerebbe realizzare nel tuo percorso musicale?
Il mio obiettivo è continuare a crescere artisticamente e a raccontare storie sempre più vere. Vorrei portare la mia musica a più persone possibile, senza perdere l’autenticità con cui è nata. Il sogno è quello di salire su un palco e sentire che quelle parole, nate da esperienze personali, riescono a parlare anche agli altri.
Grazie Dissiliv e complimenti per la tua carriera artistica!
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