Con “La ragazza mia”, D’Iuorno inaugura un nuovo capitolo del suo percorso artistico, anticipando l’uscita di un album che raccoglie dieci anni di storie vissute, trasformate in musica. Il cantautore toscano torna con un brano diretto e autentico, capace di unire energia rock, scrittura irriverente e una riflessione più profonda sul tema della dipendenza. Un racconto personale che si fa universale, accompagnato da un videoclip intenso e simbolico, in cui realtà ed emozione si intrecciano in un gioco di contrasti visivi.
a cura della redazione
Alessandro, benvenuto: “La ragazza mia” segna l’inizio di un nuovo progetto discografico. Che valore ha per te questo singolo?
Ciao. Questo singolo ha il valore di un’esperienza personale che difinirei “Punk” riportata in chiave Rock con l’obiettivo di anticipare un album con queste sonorità, una buona energia e non solo…
Il brano nasce da un episodio reale e racconta una disavventura personale: quanto è stato importante trasformare questa esperienza in musica?
Oggi ti direi che è stato molto utile per due motivi principalmente. Il primo deriva dal fatto che questa canzone inizialmente non l’avevo inserita tra i brani del nuovo disco, ma andando avanti con i lavori ho sentito che aveva un’energia diversa e positiva. Il secondo è che mi fa sorridere ascoltarmi oggi con il ricordo di quando ho scritto la canzone, é un pò come distaccarsi in modo sano da disavventura o come diceva Charlie Chaplin «La vita è una tragedia se vista da vicino, ma una commedia se vista da lontano»
Il titolo può trarre in inganno, ma nasconde un significato più profondo legato alla dipendenza: come è nata questa scelta narrativa?
Semplicemente da come sono andate realmente le cose. La ragazza mia che odia la polizia è sostanzialmente l’alcool. Da lì mettendo su i ricordi di quella nottata è nata la scrittura
La tua scrittura alterna ironia e consapevolezza: quanto è fondamentale per te mantenere questo equilibrio nel racconto di temi delicati?
Molto, in quanto con la consapevolezza a volte mi sono fatto male, sentivo il bisogno di alternarla con l’ironia e direi che è un pò quello di cui avevo bisogno per me nella mia vita e credo anche per le mie canzoni.
Musicalmente il pezzo si muove tra rock energico e cambi di ritmo: come hai costruito il sound insieme a Lorenzo Piscopo?
Avevo molto chiaro in testa la parte ritmica, perchè avendo vissuto il pezzo volevo che la batteria riproponesse quella sensazione di rottura ed energia. Lorenzo è stato bravissimo a mio avviso soprattutto con le chitarre elettriche, è stata sua l’idea di far diventare quei suoni somiglianti alle sirene della polizia.
Il videoclip, diretto da Luigi Benelli di Maro, ha un forte impatto visivo e simbolico: quanto è stato importante tradurre il brano in immagini così evocative?
É stato fondamentale per dare allo spettatore la visione che in qualche modo ho vissuto io. Credo che Luigi sia un ottimo partner oltre che un bravo professionista, è diretto e viscerale come me sul lavoro e questo ha prodotto un buon video.
Nel video emerge un dualismo tra euforia e vuoto: quanto questa contrapposizione rappresenta la tua esperienza personale e artistica?
Rappresenta più i miei istinti naturali ma non direi in generale la mia esperienza artistica, sicuramente mette in luce alcune mie fragilità ma oggi direi che mi sento abbastanza equilibrato.
Il nuovo album raccoglie brani scritti negli ultimi dieci anni: che tipo di viaggio racconterà e quanto ti rappresenta oggi?
Mi rappresenta molto perchè sono 10 canzoni che ho selezionato tra tante altre scritte in questo periodo e le ho selezionate proprio in quanto ancora oggi ritengo mi rappresentino quando le canto. É un viaggio sincero senza pensiero, sono esperienze di vita tradotte un brani alternati da sonorità rock a momenti più intimi ma senza cadere nella retorica o in scenari troppo autobiografici.
Dopo un percorso fatto di alti e bassi, tra stop e ripartenze, senti che questo momento rappresenta una rinascita artistica?
Ottima domanda! Penso che è un momento della mia vita in cui mi sento pronto, in tutte le direzioni quindi anche quella artistica. Non importa dove mi porterà perchè in qualche modo sono già arrivato dove volevo, adesso è il momento di divertirsi anche un pò con più leggerezza rispetto a prima.
Cosa vuoi che arrivi al pubblico attraverso “La ragazza mia” e il nuovo disco: intrattenimento, riflessione o entrambe le cose?
Volevo aprire il nuovo disco con un singolo che portasse fuori un’esperienza diretta unita all’energia del rock e all’ironia di chi non vuol prendersi sempre e per forza sul serio. Seguirà un altro singolo dopo questo prima dell’uscita di tuto l’album.
Grazie Alessandro e complimenti per la tua carriera!
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