Nel nuovo volume Donna di pace. Sconfiggere l’odio e costruire la speranza, Liliana Segre – con la sensibilità narrativa di Daniela Palumbo – consegna al lettore un’eredità morale che attraversa il tempo e si rivolge, con particolare delicatezza, ai più giovani. È un libro che vive nella continuità della memoria, ma guarda ostinatamente al futuro, come un faro acceso nella notte dell’indifferenza.
a cura della redazione
La voce della senatrice a vita, sopravvissuta all’orrore della deportazione, non ha mai ceduto alla tentazione dell’odio. Al contrario, si è fatta negli anni strumento di educazione, dialogo, responsabilità. In queste pagine, Segre sceglie un tono intimo e accogliente, capace di intrecciare la sua esperienza personale con un messaggio universale: la pace non è un concetto astratto, ma un gesto quotidiano, un impegno che si impara e si coltiva come un seme fragile e necessario.
Accanto alla testimonianza storica, emerge la cura narrativa di Palumbo, che accompagna il lettore con una scrittura limpida, costruendo un percorso adatto ai ragazzi ma prezioso anche per gli adulti. Donna di pace diventa così un testo da condividere in famiglia, da leggere insieme, da usare come strumento per aprire domande e riflessioni. Non si limita a evocare l’importanza della memoria: la trasforma in una lente con cui osservare il presente, riconoscere i segni dell’odio e imparare a disinnescarlo.
Il libro invita a guardare negli occhi il mondo, senza paura. Parla di empatia, di responsabilità collettiva, di ascolto. Offre una speranza concreta, che non ignora la durezza della realtà ma sceglie di affrontarla con la forza silenziosa dell’amore e della solidarietà. È, in fondo, un manifesto di educazione civica narrato con la grazia della letteratura e la forza della verità.
Donna di pace è un’opera che appartiene a tutti, soprattutto alle nuove generazioni: un dono di lucidità e di coraggio, un richiamo alle radici più profonde della convivenza umana. Liliana Segre, ancora una volta, ci ricorda che la memoria è un ponte, non un confine. E che la speranza, quando nasce dalle parole giuste, può diventare un’eredità che salva.
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