Con il nuovo singolo “E allora vado giù”, disponibile da oggi su tutte le piattaforme, la cantautrice Elena Ventura ci regala un brano che è molto più di una canzone: è una dichiarazione d’intenti, un inno alla vulnerabilità e alla forza ostinata di continuare a sognare, anche quando tutto sembra remare contro.
Un brano luminoso e profondo, che fa parte dell’album “Inevitabile” uscito il 16 aprile.
a cura della redazione
Elena, benvenuta su Che! Intervista. Partiamo dal presente: “E allora vado giù” è finalmente fuori. Che sensazioni stai vivendo in questo momento?
Mi sento molto bene, sono davvero contenta che questo singolo sia finalmente uscito. È un brano a cui tengo tantissimo, un po’ come tutti gli altri: li considero tutti come dei miei bambini. Ho impiegato tempo, energia e tanta passione per realizzarli, curando ogni dettaglio con grande attenzione. Vederlo ora fuori è una grande soddisfazione
Il contrasto tra il testo intimo e il sound giocoso è una delle cifre più affascinanti del tuo stile. Come nascono queste scelte sonore?
Ho capito che volevo parlare di questo argomento quando ho creato il ritornello ‘e allora vado giù. Da quel momento è stato tutto più chiaro: volevo raccontare quella sensazione di lasciarsi andare, di mollare un po’ il controllo, anche solo per un attimo. È qualcosa che personalmente faccio fatica a fare, perché tendo sempre a pensare troppo, a voler gestire tutto. Però credo che, ogni tanto, lasciarsi trasportare dalle emozioni sia necessario, quasi liberatorio. E con questo brano ho cercato proprio di trasmettere quella sensazione.
Il videoclip è potente: tu, viva in mezzo a un mondo spento. Come è nato il concept visivo e cosa volevi comunicare con quelle immagini?
Il videoclip è nato proprio dal desiderio di trasmettere il messaggio del lasciarsi andare, ma con un twist: questa volta sono io a trascinare gli altri. Spesso, infatti, sono proprio le persone intorno a noi che, consapevolmente o no, ci frenano nel nostro percorso. Così ho voluto ribaltare la situazione e portarli con me in acqua, come a dire: ‘buttiamoci, lasciamo andare tutto’. È un gesto simbolico, che rappresenta il liberarsi dalle sovrastrutture, dai condizionamenti, e tornare a una dimensione più pura, quasi infantile. Un invito a riscoprire la libertà di essere se stessi.
Il tuo percorso musicale è cominciato “in ritardo”, come dici tu, ma con grande determinazione. Che cosa ti ha fatto capire che questa era davvero la tua strada?
Ho capito che la mia professione sarebbe stata fare la cantante nel momento in cui ho realizzato che, in fondo, ero abbastanza brava e che avevo del potenziale su cui valeva la pena investire. Sentivo che questa strada mi avrebbe permesso di crescere continuamente, sia a livello artistico che personale. È stato come accendere una scintilla: da lì ho iniziato a crederci davvero e a costruire, passo dopo passo, il mio percorso.
Hai vissuto esperienze forti, come l’esibizione in Perù o l’ingresso nella tribute band ABBA TIME. Cosa ti hanno insegnato questi momenti così diversi tra loro?
Sono state esperienze molto diverse, ognuna con qualcosa di unico da offrire. Quella in Perù è stata particolarmente interessante: cantare davanti a persone con una cultura così diversa dalla nostra è sempre stimolante. Abbiamo portato alcuni brani italiani molto conosciuti, rivisitati in chiave swing, e sono stati accolti con grandissimo entusiasmo, il che è stato davvero gratificante. Con gli Abba Time, invece, ho avuto l’occasione di esibirmi in Svizzera e in Sicilia: concerti più leggeri ma molto divertenti, che mi hanno comunque lasciato bellissimi ricordi.
Inevitabile, il tuo album d’esordio, è uscito il 16 Aprile. C’è un filo rosso che lega le tracce?
È un lavoro che mi ha coinvolto per un paio di anni, un percorso lungo ma molto stimolante. I brani dell’album hanno quasi tutti una componente ironica, che credo sia il vero filo conduttore del progetto. Sono canzoni dal tono più ‘happy’, pensate per trasmettere leggerezza e allegria, ma senza essere superficiali. Anzi, sotto questa veste più spensierata, si nasconde spesso un invito a riflettere, a guardare le cose da un altro punto di vista.
Molte delle tue canzoni parlano di emancipazione, autenticità e libertà emotiva. Quanto è importante per te usare la musica anche come strumento di consapevolezza sociale?
Per me è stato davvero importante affrontare questi temi, perché sono argomenti a cui tengo molto. Mi sono sentita di esprimere il mio punto di vista in modo aperto e sincero, senza filtri. Credo che la musica, oltre a intrattenere, abbia anche il compito – o almeno la possibilità – di veicolare messaggi che spingano a riflettere, a guardarsi dentro o a guardare il mondo con occhi diversi. È questo il tipo di musica che mi emoziona e che mi piace creare.
Insegni canto e ti esibisci con varie formazioni: quanto il contatto con gli altri artisti e con gli allievi ha influenzato il tuo modo di scrivere e cantare?
Devo dire che non mi sono lasciata influenzare molto da altri artisti. Ho preferito seguire il mio pensiero, le mie idee, cercando di rimanere il più autentica possibile. Ho lavorato per trovare un mio stile, una mia direzione, qualcosa che mi rappresentasse davvero, senza rincorrere mode o tendenze. Credo sia fondamentale, oggi più che mai, riuscire a distinguersi restando fedeli a se stessi.
Guardando avanti, cosa sogni per il tuo futuro artistico? E c’è qualcosa che Elena bambina ti ricorderebbe oggi, dopo tutto il cammino fatto?
Più avanti mi piacerebbe affrontare anche tematiche sociali, qualcosa che possa riguardare tutti noi in modo più universale. Credo che la musica possa essere un mezzo potente per accendere una riflessione collettiva. E se penso alla me bambina, sono sicura che mi direbbe che sono stata brava, che sarebbe fiera del percorso che ho fatto e del disco che ho creato. È una sensazione bellissima, che mi dà forza e conferma che sto andando nella direzione giusta.
Grazie Elena e complimenti per la tua carriera artistica!
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