Eliana Vinciguerra è una donna dalle mille sfaccettature: infermiera, scrittrice, poetessa e conduttrice radiofonica. Nata a Lanciano nel 1949, ha respirato fin da piccola l’aria della musica e del giornalismo, grazie a una madre cantante lirica e a un padre appassionato di musica napoletana. Con una vita dedicata alla cura degli altri e una passione innata per la scrittura, Eliana ha saputo conciliare l’amore per le parole con un intenso desiderio di esplorare il mondo interiore e spirituale. I suoi libri, “Con animo bambino” e “Gocce d’anima”, sono testimonianza di un viaggio profondo e sincero attraverso emozioni e ricordi, mescolati a un forte interesse per l’esoterismo e la letteratura. Oggi ci racconta il suo percorso e le sue passioni in un’intervista che svela l’anima di un’artista e di una donna che ha fatto della scrittura il suo modo di comunicare con il mondo.

A cura della redazione


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Benvenuta su Che! Intervista, Eliana, la tua passione per la scrittura è iniziata sin da quando eri bambina. Cosa ricordi dei tuoi primi “giornalini di classe” e quanto pensi che quell’esperienza abbia influenzato il tuo percorso di scrittrice?
«Benissimo, grazie! I “giornalini di classe” sono stati il mio primo palcoscenico. Ricordo la gioia di inventare storie e il piacere di vedere i miei compagni leggere e commentare. Quell’esperienza mi ha insegnato due cose fondamentali: la prima è che le parole hanno il potere di creare mondi; la seconda è l’importanza di comunicare. Fin da allora, ho capito che la scrittura non era solo un atto solitario, ma un ponte verso gli altri. Quella scintilla non si è mai spenta, ha semplicemente trovato forme più mature.»

Nei tuoi libri, “Con animo bambino” e “Gocce d’anima”, affronti temi molto personali e profondi. Quando hai capito che era il momento giusto per condividere queste storie con il pubblico?
«La decisione di pubblicare è arrivata in un momento di grande consapevolezza. Per anni, i miei scritti sono rimasti nei cassetti, erano un dialogo privato. Poi, però, ho compreso che le esperienze più personali sono spesso quelle più universali. Il momento giusto è arrivato quando ho sentito che il mio “viaggio profondo e sincero”, che si è poi sviluppato in opere come “Fili di luce” e “Radici inattese”, poteva servire ad accendere una luce o a dare conforto a qualcun altro. Condividere è un atto di cura, in linea con la mia professione di infermiera: prendersi cura dell’anima attraverso le parole.»

La musica è stata una presenza costante nella tua vita, grazie alla tua famiglia. In che modo questa eredità musicale ha influenzato il tuo modo di scrivere e di vivere la poesia?
«La musica è il respiro della mia poesia. Mia madre, cantante lirica, mi ha trasmesso il senso del ritmo e della melodia, mentre mio padre, con la musica napoletana, l’amore per la passione e la drammaticità. La poesia, per me, non è solo contenuto, ma suono. Scrivendo cerco la cadenza giusta, l’allitterazione che “suona” bene, le pause. Il verso deve avere un proprio battito cardiaco. Dico sempre che la musica mi ha insegnato a dare anima alle parole.»

Hai parlato della tua passione per l’esoterismo e le scienze magiche. Come si intrecciano questi interessi con la tua scrittura e con il lavoro di conduttrice radiofonica?
«I miei interessi per l’esoterismo e il mondo interiore sono una ricerca della trama invisibile del destino. Nella scrittura, questi temi mi permettono di esplorare le motivazioni più nascoste dell’animo umano, il confine tra il visibile e l’invisibile. In radio, li affronto con grande rispetto e serietà. Non sono intrattenimento superficiale, ma argomenti che meritano studio, riflessione e un approccio critico, lontano dalla spettacolarizzazione.»

Nei tuoi scritti emergono spesso temi di introspezione psicologica e spirituale. Come nasce il processo creativo quando decidi di affrontare argomenti così complessi e personali?
«Nasce dal silenzio. Il processo creativo inizia quando riesco a zittire il rumore esterno e a fare spazio. Spesso parto da un ricordo, da un sogno o da una domanda che mi assilla. Non pianifico, ma scavo. L’introspezione psicologica e spirituale richiede onestà brutale: non si può scrivere di queste cose se non si è disposti a mettersi a nudo per primi. È un processo faticoso ma catartico, dove la penna diventa il bisturi che incide l’anima per far emergere la verità.»

Hai condotto trasmissioni radiofoniche per molti anni e continui a trasmettere su Radio Vera/Radio Bruno Brescia. Quanto è importante per te il contatto diretto con il pubblico e in che modo la comunicazione verbale ha arricchito il tuo modo di scrivere?
«Il contatto con il pubblico è vitale, è un feedback immediato che la scrittura non sempre ti offre. In radio impari l’immediatezza e l’empatia. Devi essere concisa, chiara e soprattutto, devi ascoltare l’altro. La comunicazione verbale ha arricchito la mia scrittura perché mi ha insegnato a dare un tono alla voce dei miei personaggi, a rendere i dialoghi più vivi e a capire come le persone reagiscono a determinate parole. Scrivo in modo più diretto e meno auto-referenziale.»

Spesso critichi il modo in cui vengono trattati i temi del paranormale e dell’esoterismo nei romanzi. Quali sono, secondo te, gli errori più comuni che si commettono nell’affrontare questi argomenti e come cerchi di evitarli nei tuoi scritti?
«L’errore più comune è la superficialità e la spettacolarizzazione. Molti romanzi usano questi temi come un espediente narrativo facile, senza studio o rispetto per la complessità. Un altro errore è la tendenza al dogmatismo. Io cerco di evitarli in due modi: Primo, studio a fondo le tematiche, attingo a fonti storiche e filosofiche. Secondo, tratto l’esoterismo non come un “potere magico” esterno, ma come un’indagine psicologica e spirituale profonda. Per me, il vero mistero è l’animo umano, e il paranormale è solo una lente per osservarlo.»

La tua formazione classica e filosofica ti ha permesso di approfondire molte tematiche complesse. Come queste conoscenze influenzano la tua produzione poetica e narrativa?
«La formazione classica e filosofica è la mia struttura portante. Mi ha fornito gli strumenti per analizzare la realtà e le domande eterne dell’umanità. Nella poesia, mi dona il rigore formale e la ricerca dell’essenza. Nella narrativa, mi permette di non restare in superficie: cerco sempre il significato ultimo dietro l’azione del personaggio. La filosofia è il fondamento su cui poggio i temi spirituali, garantendo che le mie riflessioni abbiano radici solide, anche quando le parole si fanno più eteree.»

Scrivi poesie fin da ragazza, considerando la poesia un mezzo per esprimere e interpretare te stessa. C’è una poesia che senti particolarmente vicina e che consideri rappresentativa del tuo percorso umano e artistico?
«Sì, c’è. È una poesia semplice, ma per me fondamentale, che ho intitolato “L’Infinita Cura”. Riguarda la necessità di fermarsi, di prendersi cura del proprio “animo bambino”, nonostante la vita adulta. Rappresenta la fusione dei miei due mondi: l’infermiera che cura il corpo e la poetessa che cura l’anima. È la sintesi del mio percorso, che cerca sempre di unire la concretezza dell’azione (la cura) con l’immaterialità del sentimento (la poesia).»

Quali sono i tuoi prossimi progetti? C’è qualche nuovo libro, raccolta di poesie o progetto radiofonico in cantiere di cui puoi darci un’anticipazione?
«Il cammino non si ferma mai! In cantiere ho una nuova raccolta di poesie, che esplora il tema della memoria e di come i ricordi plasmano il nostro destino attuale. E sto lavorando per continuare il percorso di ricerca iniziato con “Fili di luce” e “Radici inattese”, sviluppando un progetto narrativo che tocca da vicino il mio mondo esoterico, ma lo fa attraverso la vita quotidiana, dimostrando che il “magico” è spesso nascosto nell’ordinario. In radio, il mio obiettivo è continuare a dare voce a storie e riflessioni che spingano l’ascoltatore all’introspezione. C’è ancora tanto da dire e tanto da scoprire.»

Grazie Eliana e complimenti per la tua carriera!

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