Emilya Ndme torna sulla scena alt-rock italiana con un brano che non è soltanto musica: è un’esplosione, uno schiaffo, un atto di verità urlato senza filtri. Il nuovo singolo dell’artista genovese è un manifesto contro la retorica tossica che pretende dalle donne un’eterna giovinezza, trasformando la pelle in un campo di battaglia e il tempo in un nemico invisibile.
a cura della redazione
La canzone sfonda questo specchio, rivelando ciò che si nasconde dietro la sua superficie lucidata: la violenza sottile e sistemica di uno sguardo sociale che giudica, pesa, scarta. “Conta l’età, conta la pelle liscia, conta la capacità di mentire” — Emilya rovescia le regole del gioco e le trasforma in detonatore emotivo. La sua voce, ruvida e ferita, diventa un’arma che colpisce al centro della questione: il tempo non è una colpa e nessuno dovrebbe essere punito per portarlo addosso.
In “Glass Skin” c’è tutta la frustrazione di chi ha visto la propria autenticità barattata con un’illusione. Ogni verso è una confessione che si fa accusa, ogni riff di chitarra un pugno sul tavolo. Le sonorità alt-rock, dai colori post-punk, tornano protagoniste: chitarre insolenti, ritornelli incisivi, batterie che martellano e una produzione tagliente firmata Unbox Studio. Il mastering di Giovanni Versari, tra i più apprezzati in Italia, amplifica la forza brutale del brano, rendendolo un grido collettivo e generazionale.
Emilya pone una domanda semplice e devastante: “Se vi dicessi quanti anni ho, cambierebbe qualcosa?”
È qui che “Glass Skin” trova la sua essenza politica e poetica. L’età diventa una trappola sociale da disinnescare, una maschera di cui liberarsi senza chiedere il permesso. Non è solo una canzone: è un gesto di disobbedienza, un manifesto di libertà per chi rifiuta la perfezione di plastica e reclama una pelle vera, imperfetta, viva.
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