Con “Terra e Caos”, uscito il 20 marzo per LaPOP, Ennio Salomone firma un album intenso e viscerale, capace di unire il profumo della Sicilia a una ricerca personale profonda. Dieci brani che attraversano ricordi, contraddizioni e rinascite, costruendo un racconto autentico in cui la memoria diventa bussola e il caos una possibilità di trasformazione. Un disco che si muove tra rock e cantautorato, dando voce a un’identità in continua evoluzione.
a cura della redazione
Benvenuto su Che! Intervista, Ennio Salomone. “Terra e Caos” è un album che nasce da un lungo percorso di scrittura e ricerca: con quale consapevolezza arrivi oggi a questo lavoro?
“Terra e caos” è un disco che ho fortemente voluto e che rappresenta la summa di un percorso personale ed emotivo. Mi piace considerarlo una vera e propria raccolta di canzoni, scritte negli ultimi anni tra la Sicilia, Roma e Milano, che racchiude uno spaccato di inquietudini, arrese e continui riscatti. Oggi guardo a questo disco con orgoglio, ma anche con tenerezza, poiché dentro vi è una parte importante di me che ho voluto condividere con tutti
Il titolo racchiude due dimensioni forti e apparentemente opposte: cosa rappresentano per te la “terra” e il “caos”?
La terra rappresenta il luogo in cui viviamo, il caos, invece, il modo in cui viviamo. Entrambi i termini, a mio parere, delineano in maniera coerente e costante l’andamento del disco e il suo significato profondo
Nel disco il passato non è rifugio, ma punto di partenza per immaginare il futuro: quanto è importante per te il rapporto con la memoria?
In “Confessioni di un malandrino” Branduardi cantava: “Sono malato di infanzia e di ricordi”. E forse il punto di partenza è proprio questo legame con il passato e, in generale, con la memoria. Parte di ciò che siamo lo dobbiamo alle esperienze vissute, positive o negative, reali o immaginarie. Ogni odore, sensazione, legame che ci portiamo dietro dal passato diventa perno fondamentale per capire chi siamo oggi e cosa vogliamo diventare.
La Sicilia emerge come presenza viva, quasi sensoriale: in che modo le tue radici influenzano la tua musica e il tuo modo di raccontare?
Credo che, volente o nolente, nelle mie canzoni la Sicilia, in qualche modo, esca sempre fuori. Questa peculiarità è legata al discorso del proprio vissuto, agli odori che hanno accompagnato la mia infanzia, agli scorci e a quei misteri fisici e sensoriali che, come tanti scrittori hanno raccontato, solo un’isola può regalarti.
L’album alterna brani energici e tracce più intime: come hai lavorato per trovare un equilibrio tra queste due anime sonore?
Le canzoni inseguono, o tentano di inseguire, gli sbalzi emotivi e le tensioni delle storie che raccontano. Abbiamo cercato di cucire addosso a ogni brano quel vestito che gli appartenesse, che lo facesse sentire a proprio agio e che lo unisse al significato profondo delle parole, senza forzare o rendere nulla artificioso.
Canzoni come “I posti non muoiono” o “Del caos e degli aperitivi” sembrano raccontare una dimensione più riflessiva: quanto spazio dai alla fragilità nella tua scrittura?
Io credo che mostrare le proprie fragilità in una canzone o, in generale, in un’opera d’arte sia molto importante, poiché le nostre fragilità sono anche quelle degli altri e riuscire a tirarle fuori, riconoscerle e accettarle può diventare il primo tassello per prendere consapevolezza di sé e del mondo che ci circonda. Oggi più di ieri avremmo bisogno di buttar fuori tutte le nostre paure e insicurezze, in qualunque modo.
Hai collaborato con diversi musicisti e artisti nel disco: quanto è stato importante il lavoro di squadra nella costruzione di “Terra e Caos”?
“Terra e caos” non sarebbe mai nato se non avessi avuto al mio fianco persone che insieme a me, hanno dato un respiro più ampio alle canzoni e sono riusciti ad arrivare laddove io non sarei mai giunto. Un album è sempre opera di una squadra, che, compatta, lavora per un fine comune. E a questo proposito voglio ringraziare Claudio La Gumina e Gerlando Accurso, che sono stati quelli che insieme a me hanno costruito il disco in tutti i suoi aspetti. Ringrazio le etichette LaPop e Flipper SRL, l’ufficio stampa Brainstorming, il sound engineer Dario Giuffrida e tutti i musicisti che hanno suonato nel disco. Una squadra a cui sono grato, fatta di bellissime persone ancora prima che di musicisti eccelsi.
Il brano “Vicini di rabbia”, con Alessio Lega, aggiunge un ulteriore livello narrativo: come nasce questa collaborazione e cosa porta al progetto?
Vicini di rabbia è una canzone di protesta, quasi silente, che si nasconde e si consuma all’interno di un condominio. Una sorta di dialogo, nella baraonda del detto e non detto, fra due persone che vivono le stesse inquietudini e la stessa voglia di riscatto emotivo. E la partecipazione di Alessio, proprio per l’artista che è e per tutto quello che rappresenta, ha aggiunto quel valore che mancava, dando, a mio parere, un senso compiuto alla canzone.
Il tuo percorso artistico ti ha portato dalla Sicilia a Roma fino a Milano: quanto questi cambiamenti geografici hanno influenzato la tua identità musicale?
Sicuramente i luoghi che, nel corso del tempo ,mi hanno regalato le suggestioni più belle sono stati la Sicilia (la mia terra natia) e Roma. Queste due realtà, vissute in momenti e modi differentissimi, mi hanno afferrato con prepotenza e dato coscienza di ciò che volevo e ciò che sentivo.
Dopo un album così personale e stratificato, quale direzione immagini per il tuo futuro artistico e quali nuovi territori senti di voler esplorare?
Dopo “Terra e caos” continuerò a lavorare ai pezzi nuovi, come ho sempre fatto anche nei momenti immediatamente precedenti all’uscita del disco. Continuerò a buttar giù tutto quello che mi va e a raccontarlo come mi va, lontano da qualsiasi ragionamento commerciale o dalla ricerca di notorietà a tutti i costi. L’immenso vantaggio di essere indipendenti.
Grazie Ennio e complimenti per la tua carriera artistica!
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