EnriChe racconta “E se cade l’Universo”: l’amore come forza cosmica, salvezza e rinascita

Promotional poster: a person gazing up at a glowing, cracked planet breaking apart in a starry sky, with the Italian title EnriChe E SE CADE L'UNIVERSO at the top.

Con “E se cade l’Universo”, disponibile da venerdì 12 giugno in radio e su tutte le piattaforme digitali, EnriChe prosegue il proprio percorso cantautorale con un brano intimo, evocativo e profondamente poetico. Tra eleganti sonorità synth-pop e atmosfere acustiche, la canzone mette al centro un amore assoluto, capace di superare i limiti dello spazio, del tempo e delle difficoltà quotidiane. Un sentimento che diventa energia gravitazionale, dimensione spirituale e possibilità di rinascita, confermando la sensibilità di un artista cresciuto tra grande cantautorato italiano, suggestioni internazionali e ricerca musicale personale.

a cura della redazione


Benvenuto su Che! Intervista, EnriChe, e grazie per essere con noi. “E se cade l’Universo” è il tuo nuovo singolo: con quale emozione presenti questo brano al pubblico?
Grazie a voi! Tutto il periodo della lavorazione del singolo -dalla composizione a tutta la fase degli arrangiamenti- è stato un periodo molto intenso, sotto ad ogni aspetto. Ma sono davvero soddisfatto del risultato, soprattutto perchè rispecchia esattamente quello che sentivo di voler trasmettere. Quindi, posso dire che presento questo brano con l’emozione di una consapevolezza: e cioè di aver dato il massimo ,senza essermi risparmiato su nulla.

    La canzone racconta un amore assoluto, quasi cosmico, capace di trascendere spazio e tempo. Da quale immagine o riflessione nasce questa visione così ampia del sentimento?
    Nasce dall’immagine che l’amore possa prendere le forme di una “macchina del tempo”, in quanto può essere vissuto anche per una persona che non esiste più, e che quindi non è più tra noi. Tempo fa, conversando con un signore di una certa età, mi confidò che a ottant’anni era ancora innamorato di sua moglie. Io gli sorrisi ,perchè la trovai una frase bellissima. Ma rimasi molto colpito quando più tardi mi disse che sua moglie era mancata vent’anni prima. Credo davvero che non smisi di pensarci per settimane. Penso sia stato questo evento specifico a far nascere in me questa canzone, non credo sarebbe esistita senza questo racconto. 

      Hai dichiarato di credere che l’amore sia l’unica dimensione in grado di superare i limiti dell’esistenza, anche quando una persona non c’è più o forse non è mai esistita. Quanto c’è di spirituale in questa idea?
      Credo che la spiritualità sia imprescindibile quando parliamo di amore. Certo, senza la dimensione della fisicità sarebbe inesprimibile, in quanto senza un corpo che ospita uno spirito in grado di provare delle emozioni tutto questo non sarebbe possibile. Ma noi ,esseri umani, siamo complessi proprio per questo, perchè siamo intrisi di passioni e di desideri. E’ questo particolare aspetto a rendere la vita così affascinante.

      Nel brano i protagonisti sembrano fondersi con l’universo stesso, diventando parte di un’energia immutabile. Come hai lavorato sul testo per trasformare un sentimento intimo in un racconto così universale?
      L’unica maniera che conosco per raccontare in maniera universale un argomento -e che molto spesso è anche il mio stile di scrittura- è l’uso di metafore. E in questo singolo credo di averne usate molte di più che in qualsiasi altro mio brano.

          E se cade l’Universo” unisce sonorità synth-pop ad atmosfere acustiche. Come hai cercato di bilanciare eleganza elettronica e calore cantautorale?
          La scelta dei suoni, in questo specifico caso, si è rivelata fondamentale. Ogni suono trasmette un’emozione diversa.. basti pensare a cosa proviamo nel momento in cui non ne percepiamo nessuno. Entriamo in una sorta di panico. I suoni servono a bilanciare il mondo che il testo descrive. Fungono da mezzo per trasportare le parole, perchè rendono il mondo un posto riconoscibile e trasmettono nell’immediato in che tipo di luogo ci troviamo. Nella musica è la stessa cosa: i suoni ci strappano via dalla realtà in cui siamo, consegnandocene una diversa, con un altro punto di vista. 

            Il brano parla anche della capacità dell’amore di “colorare” la realtà e persino le stagioni. Che valore ha, per te, questa immagine di trasformazione e rinascita?
            Credo abbia un valore immenso perchè possiamo veramente colorare di bellezza ogni cosa con cui ci relazioniamo. Ma ,specularmente, possiamo anche portare buio e inquietudine. Noi abbiamo ogni giorno queste due strade davanti, ma solamente una scelta che possa portare bellezza.

              La tua formazione musicale attraversa il cantautorato italiano, da De André a Dalla, Battiato e Battisti, ma anche riferimenti internazionali come Bowie, Cash, Neil Young e David Sylvian. In che modo questi ascolti continuano a influenzare la tua scrittura?
              Questi artisti continuano ad influenzarmi perchè mi ricordano sempre che scrivere è un atto di libertà radicale. Credo che la loro lezione più grande sia proprio questa: non usare mai il passato per emularlo, ma usarlo come scudo per difendere la propria unicità, osando essere complessi e profondi, soprattutto in un epoca che viaggia spesso sulla superficie e sugli algoritmi.

                Hai studiato jazz e chitarra classica, due mondi molto diversi ma entrambi profondamente formativi. Che cosa ti hanno lasciato sul piano compositivo e interpretativo?
                Il Jazz è un genere poco studiato, purtroppo, eppure è così ricco di sfumature e colori che possono davvero influenzare uno stile musicale qualsiasi per renderlo unico. La classica, invece. ha delle regole precise ,imprescindibili. Credo che l’unione di questi due stili abbia contribuito sicuramente a consolidare una parte del mio stile. Stile, sia chiaro, che può piacere o meno.

                  Dal primo singolo “Sospesi Noi” fino a oggi, il tuo percorso sembra fondato su introspezione, ricerca musicale e sensibilità poetica. Che cosa è cambiato nel tuo modo di raccontarti attraverso le canzoni?
                  Se guardo indietro a “Sospesi Noi” mi rendo conto che l’introspezione e la bellezza sono sempre state la mia bussola, solo che ora è cambiato il mio modo di abitarle.
                  All’inizio la mia scrittura era un modo per “proteggere” la mia personale sensibilità, quasi a trattenerla. Nel tempo ho imparato ad aprirmi, lasciando che la mia parte intima non fosse più solo un rifugio spirituale, ma un ponte verso gli altri.
                  Oggi credo di raccontarmi con molti meno “filtri”e molto più respiro. Ho abbandonato la fretta di dover spiegare ogni emozione, e ho imparato a fidarmi del silenzio, perchè è l’unico istante in cui posso ascoltare me stesso senza condizionamenti.

                  Dopo “E se cade l’Universo“, quali dimensioni emotive e sonore desideri continuare a esplorare nei prossimi capitoli del tuo percorso artistico?
                  Al momento, non riesco davvero a rispondere a questa domanda… seppur intrigante. Certamente esplorerò nuovi universi com’è mia abitudine… e starò a vedere cosa mi riserveranno. Nel frattempo, esploriamo “E Se Cade L’Universo”.

                  Grazie EnriChe e complimenti per la tua carriera artistica!

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