Ingegneria e arte, razionalità e introspezione: nel percorso di Ezio Granese convivono due mondi solo apparentemente distanti. Musicista, autore e divulgatore spirituale, ha intrapreso un cammino creativo che unisce scrittura, meditazione e riflessione sull’esperienza umana. Dalla poesia al romanzo, la sua produzione letteraria invita il lettore a fermarsi, ascoltarsi e riscoprire il valore del tempo, del silenzio e delle emozioni. In questa intervista ripercorriamo il suo viaggio personale e creativo.
a cura della redazione
Benvenuto su Che Intervista! Ezio. Cominciamo dall’inizio: quando hai sentito per la prima volta l’esigenza di trasformare i tuoi pensieri in scrittura?
Grazie a voi per questo spazio, è per me un piacere essere vostro ospite.
La scrittura è un’esigenza che è nata da ragazzo, intorno ai 13-14 anni. Scrivevo quando le sensazioni erano per me troppo forti da tenere dentro ed è stato un istinto naturale quello di scrivere. Credo di aver iniziato quando ho capito che pensare non mi bastava più: c’erano emozioni troppo grandi per restare nella mente: avevano bisogno di una forma, di un ritmo, di un corpo.
La scrittura è diventata il mio modo di respirare meglio, di dare ordine al caos e voce a ciò che dentro chiedeva ascolto. Nel tempo poi a più riprese ho mantenuto questa abitudine, ma l’ho sempre tenuta un po’ nascosta fino a qualche anno fa.
La tua formazione è scientifica, ma la tua espressione artistica è profondamente spirituale: come convivono queste due anime nella tua vita quotidiana?
Non le ho mai vissute come opposte.
Credo che in ciascuno di noi la razionalità è la spiritualità siano due dimensioni dello stesso essere. La sfida e in parte il segreto è quello di riuscire a trovare un giusto equilibrio e lasciare che le due si influenzino e si contaminino nella vita quotidiana.
La formazione scientifica mi ha dato struttura e rigore, precisione e logica, mentre la spiritualità ha mantenuto vive le parti più autentiche e istintive: la scrittura e la mindfulness mi hanno insegnato il silenzio, l’ascolto, l’intuizione.
Oggi convivono così: la scienza mi aiuta a comprendere il mondo, la spiritualità mi aiuta ad abitarlo.
La musica, e in particolare il pianoforte, ha avuto un ruolo importante nel tuo percorso: che rapporto esiste tra musica e scrittura nel tuo processo creativo?
La musica rimane un filo rosso in tutta la mia produzione, è un po’ il mio respiro invisibile.
Il pianoforte mi ha insegnato il ritmo del silenzio, l’importanza delle pause, la tensione tra armonia e dissonanza. Scrivere è un po’ come comporre senza spartito. Quando scrivo, non penso solo alle parole: ascolto il loro suono. Ogni frase deve “risuonare” prima ancora di avere senso. Le cose che scrivo spesso nascono da immagini sonore o da meditazioni profonde e questo si riflette anche nello stile poetico e narrativo: intimo, visivo, melodico, capace di toccare corde profonde senza mai perdere semplicità. Di recente ho pubblicato un brano intitolato “Le Forme dell’amore” (disponibile su Youtube e su tutti i principali store ) di cui ho scritto musica e parole che fa da colonna sonora all’omonimo romanzo; nato da una poesia con lo stesso titolo.
Nel tuo libro di poesie “Il Diamante” parli di tempo, silenzio e interiorità: cosa rappresentano per te questi elementi nella crescita personale?
Il tempo è lo scalpello che ci modella.
Il silenzio è lo spazio in cui possiamo sentirci davvero.
L’interiorità è il luogo in cui tutto accade prima di diventare visibile.
In Il Diamante ho voluto raccontare proprio questo: che la pressione, l’attesa e il raccoglimento non sono pause della vita… sono il processo attraverso cui diventiamo ciò che siamo, attraverso la pressione, le fratture e la luce: proprio come un diamante che si forma dal buio e dal tempo.
Nei tuoi testi emerge spesso il tema della consapevolezza. Quanto la meditazione e la mindfulness influenzano il tuo modo di osservare la realtà?
Influiscono totalmente.
La mindfulness mi ha insegnato a rallentare lo sguardo, ad ascoltare e ad ascoltarmi, ma soprattutto a restare dentro ciò che accade senza scappare e lasciarlo essere quello che è nel momento in cui lo sento. Scrivo come medito: osservando, senza giudicare. Le mie poesie, le mie pagine e le mie riflessioni nascono in quello spazio silenzioso e prezioso tra un pensiero e il successivo, dove la realtà smette di essere rumore e diventa significato.
Il tuo romanzo “Le forme dell’amore – Infiniti come il mare” racconta emozioni profonde e scelte difficili: quanto c’è di autobiografico nei tuoi personaggi?
Io penso che ogni scrittore, in qualsiasi cosa scriva, porti degli elementi autobiografici, più o meno espliciti, perché nelle sue parole lascia pezzi di sé, delle esperienze che ha vissuto e di ciò che è diventato grazie a quelle esperienze.
Le Forme dell’Amore è nato da un’urgenza emotiva: raccontare un amore vero, imperfetto, che mette a nudo e costringe a scegliere chi siamo davvero.
Ho vissuto emozioni e situazioni che assomigliano a quelle di Marzio e Marilena: la bellezza di un incontro che ti stravolge, il peso delle scelte, la tensione tra cuore e ragione. Marzio e Marilena sono due personaggi comuni, che si potrebbero incontrare per strada ogni giorno, e in quanto tali hanno caratteristiche e vivono situazioni vere, reali, nelle quali ciascuno potrebbe ritrovarsi. Marzio porta molto del mio modo di sentire; Marilena rappresenta alcune donne che hanno attraversato la mia vita lasciando un segno profondo.
Nei tuoi scritti inviti spesso a diventare “creatori dei propri giorni”: cosa significa concretamente nella vita di tutti i giorni?
E’ un concetto molto legato alla “responsabilità” che ciascuno ha nel vivere i propri giorni.
Significa smettere di vivere per reazione e iniziare a vivere per scelta. Anche quando non possiamo controllare ciò che accade, possiamo scegliere come attraversarlo.
Essere creatori dei propri giorni è questo: mettere consapevolezza dove prima c’era automatismo, mettere intenzione dove prima c’era abitudine, mettere presenza dove prima c’era fretta. Non è cambiare vita. È cambiare sguardo.
Secondo te oggi la letteratura può ancora aiutare le persone a ritrovare se stesse in un’epoca così veloce e distratta?
Oggi più che mai. Viviamo in un tempo che scorre veloce fuori, ma spesso resta immobile dentro. La letteratura è uno spazio di rallentamento. Ti costringe a fermarti, a sentire, a riconoscerti o a cercare…l’anima tra le righe.
Un libro non ti dice chi sei. Ti crea il silenzio e le domande necessarie per scoprirlo. E in un mondo che urla, il silenzio è rivoluzionario.
Che consiglio daresti a chi si avvicina alla scrittura non per pubblicare, ma per comprendere meglio la propria interiorità?
Direi di iniziare come si iniziano tutte le cose: dal principio, dal primo passo. Scrivere per conoscersi è un atto di ascolto. Il suggerimento più utile è questo: ascoltarsi e non scrivere pensando di dover o voler ottenere un risultato, o cercando subito di creare qualcosa di “bello” o di “importante”, ma per permettere a ciò che senti di esistere sulla pagina.
Usa la pagina come uno specchio: chiediti “cosa sto davvero provando?” e lascia che la mano risponda. Lascia che le parole escano e si sedimentino e soprattutto non giudicare ciò che emerge: non devi essere “bravo”, devi essere sincero. E se non sai da dove iniziare…contattami per un percorso personalizzato!
Guardando avanti: quali saranno i prossimi passi del tuo percorso artistico e cosa dobbiamo aspettarci dalla trilogia Le Gemme dell’anima?
Ho da poco avviato una rubrica podcast live su YouTube, “L’anima fra le righe” in cui ho iniziato a esplorare queste diverse dimensioni (la consapevolezza, la meditazione e la scrittura) e a dare la mia visione su come possono incontrarsi e innescarsi in diversi momenti e situazioni della vita. Sto pensando a percorsi strutturati e laboratori in cui meditazione, musica e scrittura si fondono in esperienze intense e formative che più che insegnare qualcosa vogliono aprire spazi e varchi di riflessione e
consapevolezza, accompagnando chi lo desidera a esplorare il mondo della scrittura introspettiva.
Per quanto riguarda la trilogia poetica, questa è stata immaginata come un percorso di crescita interiore:
Il Diamante – la pressione, la ferita, la nascita della luce;
La Perla – la pazienza, le imperfezioni che diventano bellezza;
Il Rubino – il fuoco interiore, il coraggio di vivere e amare;
Tre gemme come tre stati dell’essere, tre fasi di un viaggio di consapevolezza. Ogni gemma corrisponde a una fase, a un movimento, a una conquista.
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