Federica Guglielmino: impronte di vita tra sogni, sacrifici e rinascita

Dalla cucina stellata alle corsie d’ospedale, dalla pista di pattinaggio alle pagine di un libro.
Federica Guglielmino, 24 anni, catanese, ha trasformato una vita interrotta nel suo punto di forza. Ex campionessa di pattinaggio e giovane promessa della cucina, oggi è autrice di “Tempo e sapere: Impronte”, un’autobiografia profonda e coraggiosa, scritta tra le stanze di ospedali e i ricordi di una giovinezza vissuta con intensità. In questa intervista, senza filtri né maschere, proviamo a scoprire il cuore e la mente di una giovane donna che ha scelto la parola come strumento di resistenza e rinascita.

a cura della redazione


Benvenuta su Che! Intervista, Federica e grazie per aver accettato di raccontarti: partirei proprio dal titolo del tuo libro, “Tempo e sapere: Impronte”. Che significato ha per te questa espressione, e come sei arrivata a sceglierla?
Grazie per avermi accolta,ancora una volta, con grande entusiasmo !
Tempo e sapere:Impronte, nasce proprio dal senso finito di quella che è poi racchiusa nella copertina del libro stesso : due mani a palmo disteso,con uno sfondo che ritrae certamente un campo da lavoro e quindi il detto nel non detto.
Ho sempre spiegato questo titolo in modo semplice: con il tempo, si acquisisce il sapere necessario affinché si possano lasciare le proprie impronte dove si è passati. È un po’ la mia missione..racconto,lascio la mia impronta che nel tempo, Avrà sempre un perché più rilevante.

Hai attraversato una trasformazione importante: da promessa della cucina a narratrice del dolore. Quando hai capito che scrivere non era solo uno sfogo, ma una nuova identità possibile?
La scrittura,così come la cucina, ha sempre fatto parte del mio essere,sebbene non avrei mai pensato di trarne qualcosa di così potente un giorno.
Quando ero piccina, un piccolo quadernetto mi accompagnava nei momenti di sconforto.
Crescendo è diventato poi un diario e successivamente,mettendo tutto insieme,un racconto di vita personale che custodisco caro.
La scrittura ha sempre alleviato i pensieri più profondi del mio essere, mi ha cullato nelle sere di sconforto e comunque,
È stata sempre una fedele compagna di viaggio in stretta simbiosi alla cucina,quando con quest’ultima si è unita la poesia culinaria,ovvero parafrasare una ricetta raccontandone emozioni e sensazioni,in modo poetico.

Il tuo libro è un viaggio tra ricordi, emozioni, versi e ricette. Come hai lavorato per intrecciare questi elementi in un racconto coerente e autentico?
È stato tutto naturale. Nessuno aveva letto mai una bozza del libro,eccetto poi un caro amico fraterno di cui ho tanta stima e di cui,appunto,ho seguito a suo tempo il consiglio di pubblicare finalmente qualcosa che potesse unire la cucina e la mia vita.
Avevo dei frammenti di vari scritti,sparsi nel computer e come per magia,si incastravano benissimo.
Eccolo,prendeva forma.

La malattia ha cambiato radicalmente la tua vita: c’è stato un momento preciso in cui hai percepito che nulla sarebbe più stato come prima?
Si dice che l’unica costante del cambiamento sia proprio il cambiamento stesso.
La mia estrema ambizione,sfrenata alle volte,non mi ha fatto rendere conto del limite superato già da troppo tempo.
Già nel 2021,dopo il mio primo intervento,non mi sentivo più io,facevo proprio tanta fatica a rimettermi in carreggiata ma,fidandomi ciecamente di ciò che mi veniva detto, cercavo di pensare che in poco tempo,avrei ripreso in mano tutto ed assecondavo i pensieri degli altri piuttosto che i miei bisogni.
Ma non è servito a molto, il mio corpo non lo sentivo più mio, è una sensazione che ad oggi non posso spiegare a parole, la sento ancora cucita sulla pelle ed alcuni giorni è più difficile di altri.

Nella tua storia c’è un ritorno alla terza persona: “Lie” diventa una voce, quasi un alter ego. Da dove nasce questa scelta narrativa e che ruolo ha nel tuo percorso personale?
Lie è il dolore personificato,
Non a caso tradotto assume due significati ben precisi “To die” e “to lie”. Bugia e sofferenza sono stati compagni silenti ed indisturbati, di un viaggio lungo sei anni. La bugia del credere a ciò che non era, La sofferenza del non essere creduta a sufficienza ed in tempo.
Lie,guarda dall’esterno quello che poi in realtà deve vivere sulla sua pelle,per provare solo a spiegarlo a chi è disposto ad ascoltare con il cuore. È un po’ il senso di “metti le mie scarpe prima di giudicare il mio cammino”. Lie fa proprio questo e sprona,chi legge ad andare oltre.

Il libro non ha numeri di pagina, una scelta simbolica molto forte. Vuoi raccontarci perché hai voluto rompere anche questa convenzione editoriale?
I miei giorni sono diventati “infiniti”.
Ogni giorno,alcuni specialmente,non finivano mai,altri invece veloci come fulmini.
Qualcuno mi ha detto che per cercare una parola nel testo provava confusione perché non avendo le pagine,era difficile orientarsi:
Ebbene,il disorientamento, il doversi tenere caro il ricordo di qualcosa:
Sono le mie emozioni vissute. Ho trasformato letteralmente il mio vissuto,in circa ottanta pagine ma,prima di capirlo,bisogna riuscire a leggerlo tutto e capire il senso di -infinito in un tempo finito-.

Il dolore può distruggere, ma può anche trasformare. In che modo la sofferenza ha inciso sul tuo modo di vedere i sogni, l’ambizione e la felicità?
Ho sempre predicato a tutti i miei cari, quanto per me il tempo sia deleterio.
Oggi a maggior ragione,il tempo diventa una costante ancora più complessa da gestire e da motivare.
Il dolore ti insegna a vivere, ti fa godere appieno della vita, ti fa amare ogni particella del mondo e dell’aria che respiri sebbene spesso questo,non viene percepito. Provare tanto dolore,rende vulnerabili e fragili ma allo stesso tempo dannatamente forti,consapevoli che da soli,si arriva ovunque e che non si è fatti per stare con chiunque e che il tempo è prezioso per questo non va sprecato con chi questo,non lo capisce e soprattutto non lo apprezza. Vivere tanto tempo dentro un ospedale cambia le prospettive del cuore, Quella è la vita vera,lì dentro non ci sono filtri, Li senti la paura che ci accomuna,non c’è distinzione,non c’è odio..siamo tutti lì,a guardarci e scambiarci un sorriso e magari anche un abbraccio di conforto, Negli ospedali, Vedi la vita e capisci, a volte troppo tardi,quanto tempo stai sprecando a vivere male,mentre c’è chi vorrebbe vivere anche solo un minuto del tuo tempo!

La cucina resta comunque parte di te: quanto c’è della Federica cuoca nelle pagine di questo libro? E pensi che un giorno tornerai ai fornelli, magari in una nuova forma?
La cucina sarà per sempre me, E spero che un giorno in qualsivoglia forma e modalità io possa ritornare a fare il mio lavoro. In questo libro la cucina esce più alla fine in realtà,il bisogno che primeggiava stavolta,era il racconto di una verità che pochi conoscevano, Ma ciò che mi ha permesso di essere la cucina, nessun altro posto al mondo potrà mai permettermi d’essere.

“Tempo e sapere: Impronte” è uscito dopo un anno di silenzio. Cosa ti ha portata ad aspettare prima di condividerlo col mondo?
La paura del giudizio e dell’incomprensione. Poi uno switch nella testa una sera ..e dopo tre giorni il libro era pronto. Del resto,chi non sa continuerà a dire la sua E chi non vorrà vedere, Vedrà solo ciò che vorrà vedere.

Se potessi parlare oggi alla Federica di dieci anni fa, quella che pattinava veloce verso un futuro pieno di promesse, cosa le diresti con la consapevolezza di adesso?
Le direi che anche se la strada sembra tutta in salita,ed in realtà lo è,non deve mollare.
Non abbiamo mai avuto sconti su nulla,tutto quello che fino ad oggi abbiamo guadagnato è stato solo per merito e niente di più.
Che le persone parleranno comunque e si allontaneranno allo stesso modo,ma non per chi sei o per cosa dai,semplicemente perché è la vita e nel processo della tua evoluzione,loro non devono esserci.
Le direi che va bene anche quando non va bene,
Che va bene avere paura e pensare di non farcela ma quando ciò succede deve solo e sempre ricordarsi perché lo fa e da dove è partita per vedere sempre quanta strada realmente ha fatto sino ad oggi.
Le direi che va alla grande e che, Se i piani sono cambiati..magari esisterà qualcosa di ancora più bello e straordinario li fuori ad attenderla e che un giorno,
Sarà ancora fiera di lei.

Grazie Federica per la tua testimonianza e complimenti per tutto!

Per saperne di più visita:
Instagram @_chefguglielminofederica | @_fedegugliemino_

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