Docente, saggista, narratore. Federico Bianca è una voce poliedrica e colta del panorama letterario italiano contemporaneo. Con una formazione rigorosa in Filologia Moderna e una solida esperienza nel mondo accademico, ha saputo coniugare rigore critico e passione narrativa, spaziando tra letteratura, cinema e storia culturale europea. Dai suoi saggi su Nabokov, Alianello e Papini, fino all’esordio narrativo con Riscatto, Federico Bianca si distingue per una scrittura profonda, multidisciplinare e internazionale. In questa intervista, ripercorriamo con lui le tappe fondamentali di un percorso intellettuale e umano ricco di visioni e di domande.
a cura della redazione
Federico, benvenuto su Che! Intervista. Partiamo dal principio: qual è stata la scintilla che ti ha avvicinato alla scrittura e alla letteratura in senso ampio?
Sicuramente gli anni della scuola, del ginnasio e del liceo, sono stati fondamentali, poiché i miei docenti mi hanno avvicinato ai grandi classici della letteratura europea. La folgorazione, in particolare, è avvenuta in quarto ginnasio, quando, durante le vacanze di Natale, ho letto “Le anime morte” di Gogol. Da lì è nato tutto.
Nei tuoi saggi traspare una forte attenzione per l’intersezione tra letteratura, cinema e storia culturale. Come scegli gli autori e i temi da indagare?
La molla più forte è rappresentata dal gusto, dal piacere che derivano dai buoni libri e dai bei film. Io amo raccontare ciò che mi piace ritrovare nei libri e nei film che apprezzo. Il piacere, la meraviglia, lo stupore che ricavo dalla lettura e dalla visione sono gli stimoli più forti che mi spingono a emulare scrittori e registi, a sforzarmi di ricreare storie, personaggi, ambienti, dialoghi.
Il tuo saggio su Lolita mette in luce un complesso intreccio tra mito, letteratura e sceneggiatura: quanto è importante per te la dimensione simbolica nel racconto?
Il simbolo mi appassiona quando diventa racconto, immagine concreta. “Lolita” è un archetipo vecchio quanto l’uomo, ben presente anche nella Bibbia (Susanna e i vecchioni): la grandezza di Nabokov è nel calare tutto questo in un mondo affascinante e contraddittorio come quello dei motel, del cinema e dello stile di vita statunitense degli anni Cinquanta.
In Carlo Alianello nella cultura italiana e europea ribalti l’idea edulcorata del Risorgimento. Che ruolo ha la letteratura nel ridefinire la memoria storica?
Fondamentale. L’Arte permette nuove forme di approccio, che dovrebbero essere libere dai pregiudizi che talvolta ritroviamo nelle narrazioni saggistiche ufficiale. Il problema nasce quando l’Arte stessa si limita a riproporre le solite letture ufficiali, perdendo il gusto dell’indagine, dell’indipendenza e della libertà.
Anche Giovanni Papini viene riscoperto nella sua vocazione internazionale. Ritieni che oggi ci sia ancora spazio per una letteratura italiana “mondiale”?
Assolutamente sì. Ci sono molti autori apprezzati e tradotti all’estero, come Italo Calvino ed Elena Ferrante, per non parlare del cinema, a cominciare da Paolo Sorrentino. Ma ci sono ancora molte lacune da colmare: ad esempio, mi sembra che i centri di cultura italiana all’estero facciano egregiamente la loro parte, mentre la politica, talvolta, si accontenta dell’apprezzamento globale della nostra Arte, senza sforzarsi di consolidare e creare nuovi progetti. I fondi investiti non sono mai abbastanza, nel campo dei Beni Artistici e Culturali.
Con Riscatto fai il tuo ingresso nella narrativa. Come è nato questo libro e cosa rappresenta nel tuo percorso di scrittore?
È una tappa fondamentale, poiché mi ha permesso di avvicinarmi, finalmente in modo organico, al mondo della narrativa. In precedenza, molti di questi racconti erano stati pubblicati su antologie nazionali, vincendo concorsi. Con “Riscatto”, ho potuto mettere ordine e aggiungere testi mai pubblicati, dando vita al mio esordio nell’editoria nazionale a livello letterario.
I tuoi racconti hanno ricevuto attenzione da premi e festival importanti. Cosa hai imparato dal confronto con il pubblico e la critica?
Le recensioni ed i riconoscimenti fanno sempre piacere, ma la cosa più importante è essere letti. L’aspetto più sorprendente è la varietà delle interpretazioni di quello che si scrive: quando ci sono letture diverse, talvolta addirittura opposte, sono felice, perché penso di avere creato davvero qualcosa di vivo, originale, autonomo.
Da docente e tutor universitario, vivi la letteratura anche nella dimensione della trasmissione. In che modo il tuo lavoro con i giovani influenza la tua scrittura?
Il dialogo con i giovani, il loro mondo, i loro gusti, le loro passioni, i loro problemi è una fonte inesauribile di temi, prospettive, ambienti. Vivere a contatto con i ragazzi è uno stimolo culturale e umano continuo.
La tua formazione classica e filologica emerge in modo evidente nei tuoi testi. Quanto conta oggi, secondo te, avere radici culturali solide per essere uno scrittore consapevole?
È davvero importante. Viviamo in un mondo interconnesso che diffonde messaggi contraddittori. Senza uno spirito analitico, senza la capacità di fermarsi a riflettere siamo in balia di un mare magnum dal quale possiamo essere travolti, senza arte né parte. Le radici culturali, e cioè la conoscenza dei Classici, Antichi e Moderni, sono la nostra bussola e, se mi si passa la citazione, il nostro centro di gravità permanente.
Progetti futuri: stai lavorando a nuovi racconti, saggi o forse a un romanzo? Dove ti sta portando, oggi, la tua scrittura?
Sono alle prese con l’editing del mio romanzo di esordio, “Judith”, che dovrebbe vedere la luce nei prossimi mesi. Nel frattempo, sto esplorando le possibilità legate alla scrittura di sceneggiatura. È una fase decisiva, in cui spero si realizzino alcuni progetti, per potermi dedicare con sempre maggiore costanza alla narrativa.
Grazie Federico e complimenti per la tua carriera!
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