Dall’esordio negli anni ’80 alla “Fottuta Estate” del 2025, il percorso artistico e umano di un cantautore fuori dalle mode
Dai palchi del Festivalbar ai brani scritti per altri artisti, dalla pausa forzata seguita alla fusione tra le major discografiche alla rinascita artistica degli ultimi anni, Vassallo ha sempre trovato nella musica la chiave per raccontare emozioni autentiche. Lo incontriamo in un momento importante: l’uscita del nuovo singolo “Fottuta Estate”, una canzone che, già dal titolo, promette verità senza filtri.
a cura della redazione
Federico, benvenuto su Che! Intervista. Il tuo percorso musicale attraversa ormai più di tre decenni: come ti senti oggi, con un nuovo brano all’orizzonte, rispetto agli inizi?
“Sono emozionato e grato di poter ancora condividere la mia musica con il pubblico dopo tutti questi anni. La maturità, l’esperienza, ma anche gli errori, mi hanno aiutato a capire meglio cosa voglio esprimere attraverso la mia arte, e oggi mi sento ancora più libero di raccontare la mia storia e le mie emozioni in modo autentico. La musica è sempre stata per me un grande strumento di espressione, e con “Fottuta estate” sento di aver fatto un passo importante verso un nuovo inizio. Spero che questo brano possa aprire la strada a nuove evoluzioni artistiche e che possa essere un punto di partenza per un nuovo capitolo della mia carriera.”
Fottuta Estate” è un titolo diretto, quasi crudo: cosa si nasconde dietro questa scelta così forte?
“Il titolo ‘Fottuta Estate’ è arrivato in modo spontaneo e immediato, ed è stato il concetto che ho ritenuto più adatto per trasmettere l’emozione e l’intensità del momento che stavo vivendo. Sebbene possa prestarsi a diverse interpretazioni, il titolo è diretto e sincero, proprio come la canzone stessa. Ho voluto catturare l’essenza di quel periodo della mia vita, con tutte le sue sfumature di dolore, rabbia e liberazione, e ‘Fottuta Estate’ mi è sembrato il modo più autentico per riassumere il tutto. È un titolo che non lascia indifferenti…lo so”
I tuoi testi sembrano sempre partire da un’urgenza emotiva. Quando scrivi, ti lasci guidare dall’istinto o c’è un processo più ragionato dietro ogni canzone?
“Quando scrivo, cerco di seguire il mio istinto e mi lascio guidare da un’emozione. Credo che la musica debba essere sempre autentica e sincera, e per me il modo migliore per raggiungere questo obiettivo è di scrivere partendo dal mio vissuto. Non c’è un processo troppo ragionato o pianificato, ma piuttosto un flusso di pensieri e di sentimenti che cerco di esprimere. L’istinto gioca un ruolo importante nella mia scrittura, ma allo stesso tempo cerco di essere consapevole delle parole e delle immagini che uso per esprimere ciò che sento. Mi piacciono molto le metafore. C’é un equilibrio tra spontaneità e riflessione che cerco di trovare in ogni canzone.”
Hai lavorato con produttori storici come Vince Tempera e Massimo Luca. Che ricordi hai di quei momenti e quanto hanno influenzato la tua crescita artistica?
“Lavorare con produttori come Vince Tempera e Massimo Luca è stata un’esperienza incredibile e formativa per me. Massimo Luca, poi, ha avuto un ruolo speciale nella mia crescita artistica, essendo stato, tra l’altro, anche il chitarrista di Lucio Battisti, uno degli artisti che più mi ha ispirato. Essere prodotto da lui a soli 23 anni è stato un grandissimo onore e mi ha insegnato moltissimo. I ricordi di quei momenti sono ancora molto vividi nella mia mente e li considero fondamentali per la mia formazione artistica. La loro esperienza e professionalità hanno influenzato profondamente lil mio approccio alla produzione, sono veramente grato per l’opportunità che mi è stata data di lavorare con loro.”
Il tuo album Buono, registrato nel 1997 ma pubblicato solo nel 2013, rappresenta una tappa particolare della tua carriera. Come hai vissuto quell’attesa lunga 16 anni?
‘Buono’ è il mio terzo album, e ricordo ancora la richiesta che feci a Mario Ragni, allora direttore artistico della Ricordi, di poterlo registrare con la mia band, senza arrangiatori. Era il 1997 e sentivo il bisogno di dare una svolta rock al mio genere pop. Nonostante la presenza di un supervisore della casa discografica in studio, riuscimmo a realizzare un disco che rispecchiasse la nostra visione. Definimmo quel genere “Hard Pop”! Tuttavia, a causa di questioni burocratiche legate all’assorbimento della mia casa discografica da parte di una multinazionale, la pubblicazione fu rimandata. Quegli anni furono molto difficili per me, tra frustrazione, dolore per una perdita in famiglia e un lungo periodo di depressione. Ma nonostante tutto, non ho mai perso la fiducia nella musica che avevamo creato. Quando l’album è stato pubblicato nel 2013, sono rimasto molto perplesso, soprattutto perché l’ho scoperto online, senza alcuna comunicazione ufficiale. Anche se dopo 15 anni un disco può non essere più attuale per il mercato, credo ancora che ‘Buono’ sia uno dei miei lavori più belli e spontanei, e i musicisti che lo hanno suonato con me condividano pienamente questo pensiero.”
Negli ultimi anni hai raccontato molto anche la tua rinascita personale. Che ruolo ha avuto la musica in quel percorso di ricostruzione?
“La musica ha avuto un ruolo fondamentale nella mia rinascita personale. Dopo un periodo di grande difficoltà e di crisi, è stata un mezzo di espressione e di liberazione. Mi ha permesso di elaborare le mie emozioni e di trovare un nuovo senso di identità. Attraverso la musica, ho potuto raccontare la mia storia e condividere le mie esperienze con gli altri. È stato un processo di guarigione e di crescita. Sono uno di quelli che oggi possono dire “La musica mi ha salvato”. Oggi, sento di essere più forte e più consapevole di prima, e credo che la musica abbia avuto un ruolo chiave in questo processo di ricostruzione.
Nella tua discografia si intrecciano pop rock e scrittura d’autore: c’è un artista, italiano o internazionale, a cui ti senti particolarmente affine?
“Credo che il mio modo di scrivere è comporre sia il risultato di una miscela di influenze diverse, ritengo che la scuola dei cantautori genovesi, con artisti come Tenco, De André e Paoli, abbia avuto un ruolo fondamentale nella mia formazione artistica. Fin da ragazzino, razzie a mio padre, ascoltavo quelle canzoni e inconsapevolmente mi sono trovato a respirare quell’aria. Poi, crescendo, ho scoperto altri artisti che hanno contribuito a plasmare il mio stile, come De Gregori, Battisti e anche band internazionali come i Doors e i Led Zeppelin. Probabilmente questa combinazione di influenze è stata determinante per la mia musica, che si caratterizza per un equilibrio tra pop, rock e scrittura d’autore.”
“Accendi il mondo” e “Ho fatto luce” sono brani che sembrano suggerire un cambiamento di prospettiva. Quanto contano oggi per te i messaggi positivi nella musica?
‘Accendi il mondo’ è un appello urgente a salvare il nostro pianeta dalla nostra stessa distruzione. È una canzone contro la guerra e la stupidità umana che può portare alla devastazione, anche a nostro discapito. L’invito a ‘ho baciato la terra, puoi farlo anche tu’ è un’esortazione a prenderci cura del nostro pianeta e di noi stessi. ‘Ho fatto luce’, invece, rappresenta un cambiamento di prospettiva significativo nella mia vita, un’evoluzione verso una delle tante rinascite che ho vissuto. Per me, i messaggi positivi nella musica sono fondamentali, e anche se può sembrare utopico credo che la musica, e comunque l’arte, possano essere uno strumento di comunicazione e di ispirazione. Nelle mie canzoni, affronto spesso temi sociali e spero, nel mio piccolo, di stimolare la riflessione e la motivazione negli ascoltatori.”
Hai scritto anche per altri artisti, come nel caso di Viaggiando per Francesca Alotta e Fiordaliso. Come vivi la scrittura “per altri”? Cambia l’approccio?
“Scrivere per altri artisti è un’esperienza diversa e più complessa rispetto a scrivere per me stesso. Richiede di immedesimarsi in pensieri e situazioni che non sempre coincidono con i miei, per creare qualcosa che sia coerente con l’identità dell’artista. È un processo che può essere artefatto e richiede una grande flessibilità. Al contrario, quando scrivo qualcosa di mio e un interprete se ne appropria perfettamente, la situazione diventa molto più semplice. Tuttavia, la mia priorità rimane sempre la stessa: scrivere canzoni sincere che possano toccare le persone. Ho avuto esperienze in cui la collaborazione con altri artisti non ha funzionato, perché le nostre visioni creative erano troppo diverse. In quei casi, ho preferito interrompere la collaborazione e proseguire per la mia strada.”
Se potessi dare un consiglio al “Federico Vassallo del 1987”, quello del primo 45 giri Queste notti, cosa gli diresti oggi?
“Se potessi tornare indietro nel tempo e parlare con il Federico Vassallo del 1987, gli direi di non avere fretta di sfondare nella musica. Gli consiglierei di prendere il tempo che serve per valutare bene le situazioni, di essere più selettivo e di non aver paura di dire no alle opportunità che non sono giuste per lui. La musica è un percorso lungo e tortuoso, e le vere opportunità possono arrivare quando meno te lo aspetti, ma è fondamentale riconoscerle. Soprattutto, gli direi di fare tutto questo ora che è giovane, perché i rimpianti ti aspettano sempre dietro l’angolo e possono pesare più di qualsiasi scelta affrettata.”
Grazie Federico e complimenti per la tua carriera artistica!
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