Ferrinis raccontano “Sud America”: estate, fuga e libertà dentro una nuova geografia emotiva

Con Sud America, i Ferrinis aprono una nuova traiettoria del loro percorso pop-dance, trasformando l’estate in qualcosa di più profondo di una semplice stagione. Il nuovo singolo dei fratelli forlivesi Maicol e Mattia Ferrini racconta il bisogno di evasione, leggerezza e istinto in un tempo in cui anche la vacanza è diventata spesso prestazione, racconto da mostrare e promessa difficile da raggiungere. Tra calore, mare, notte, cocktail, ballo e desiderio, Sud America non descrive soltanto una meta reale o immaginata, ma un luogo mentale in cui smettere per qualche ora di controllarsi, analizzarsi e dimostrare qualcosa, per tornare più vicini a sé stessi.

a cura della redazione


Benvenuti su Che! Intervista, Ferrinis, e grazie per essere con noi. Sud America è il vostro nuovo singolo: che cosa rappresenta questo brano nel percorso che state costruendo dopo Luci Viola e Brucia Addosso?
“Sud America” rappresenta una nuova sfumatura del nostro percorso. Dopo brani come Luci Viola e Brucia Addosso, che raccontavano atmosfere più intense e notturne, sentivamo il bisogno di esplorare una dimensione diversa, più luminosa e istintiva. Non è un cambiamento di identità, ma un ampliamento del nostro modo di raccontare le emozioni. È una canzone che parla di libertà, leggerezza e del desiderio di vivere il presente senza sovraccaricarlo di aspettative.

La canzone racconta l’estate non solo come vacanza, ma come spazio mentale di fuga, leggerezza e libertà. Da quale immagine o sensazione nasce Sud America?
Nasce da quella sensazione che tutti abbiamo provato almeno una volta: il desiderio di staccare da tutto e ritrovare sé stessi. Non necessariamente in un luogo preciso, ma in uno stato mentale. Ci piaceva l’idea che l’estate diventasse una metafora di libertà e che il Sud America rappresentasse un posto immaginario dove poter lasciare fuori le preoccupazioni e vivere il momento.

Nel brano il Sud America non sembra essere soltanto una destinazione geografica, ma un’energia, una fantasia, quasi un modo diverso di sentirsi vivi. Che significato ha per voi questo luogo?
Per noi il Sud America è soprattutto un simbolo. Rappresenta il calore, il movimento, la passione e quella voglia di lasciarsi trasportare senza dover controllare tutto. È un luogo che esiste nella geografia, ma nella canzone diventa una dimensione emotiva. È il nome che abbiamo dato a quella parte di noi che cerca libertà e autenticità.

Avete raccontato che il pezzo parla di un’evasione personale in cui perdersi diventa l’unico modo per ritrovarsi. Quanto è importante, oggi, concedersi momenti in cui smettere di pensare e lasciarsi semplicemente andare?
Crediamo sia fondamentale. Viviamo in un’epoca in cui siamo costantemente stimolati a produrre, analizzare e dimostrare qualcosa. A volte però la vera crescita nasce proprio quando smettiamo di controllare ogni dettaglio e ci permettiamo di vivere un’esperienza senza filtri. “Sud America” racconta proprio questo: la libertà di essere presenti nel momento.

La figura femminile al centro del testo diventa una sorta di musa dell’altrove, il volto di una libertà che travolge e fa dimenticare tutto il resto. Come avete costruito questo immaginario?
Non volevamo raccontare soltanto una storia d’amore. La figura femminile rappresenta anche una forza simbolica, qualcosa che rompe la routine e apre nuove prospettive. È l’incarnazione di quel desiderio di evasione che attraversa tutta la canzone. Una presenza che non porta via da sé stessi, ma che aiuta a ritrovarsi.

Il verso “Ho parcheggiato i sogni sui tuoi fianchi” racchiude una forte carica visiva e sensoriale. Quanto contano, nella vostra scrittura, immagini capaci di trasformare il desiderio in racconto?
Contano moltissimo. Quando scriviamo cerchiamo sempre di costruire immagini che possano essere viste prima ancora che comprese. Amiamo il cinema e la narrazione visiva, e questo influenza molto il nostro modo di scrivere. Quel verso nasce proprio dall’esigenza di trasformare una sensazione astratta in qualcosa di concreto e immediatamente immaginabile.

Con Sud America abbandonate per un momento le atmosfere più notturne e urbane delle ultime release, scegliendo sonorità pop-dance più solari e liberatorie. Come avete lavorato su questo cambio di atmosfera?
Abbiamo cercato di far sì che la produzione trasmettesse immediatamente la sensazione che racconta il testo. Per questo abbiamo scelto sonorità più luminose, ritmi coinvolgenti e una struttura che invitasse al movimento. Allo stesso tempo volevamo mantenere quella componente narrativa che da sempre caratterizza il nostro progetto. La sfida era unire leggerezza e profondità.

Il videoclip, diretto da Samuele Apperti, accompagna il brano come una fantasia estiva da abbracciare più che come un viaggio da documentare. Che tipo di racconto visivo volevate costruire?
Volevamo creare un’esperienza sensoriale più che una narrazione lineare. Con Samuele abbiamo lavorato per costruire immagini capaci di evocare emozioni, ricordi e desiderio di libertà. Il videoclip non racconta semplicemente un’estate, ma cerca di trasmettere quel senso di leggerezza e di evasione che attraversa tutta la canzone.

La vostra musica nasce da una profonda passione per la dance, ma cerca sempre di unire movimento e sentimento. Come riuscite a mantenere l’equilibrio tra energia da ballare e profondità emotiva?
Per noi una canzone funziona davvero quando riesce a coinvolgere sia il corpo che le emozioni. Amiamo la musica che fa muovere, ma ci piace anche lasciare qualcosa a livello narrativo. Cerchiamo sempre di trovare un punto d’incontro tra queste due anime: l’immediatezza del ritmo e la capacità di raccontare una storia che resti dopo l’ascolto.

Dopo Sud America, quali nuove direzioni sonore e narrative desiderate esplorare per continuare a far evolvere l’universo dei Ferrinis?
Ci interessa continuare a sperimentare senza perdere la nostra identità. Amiamo raccontare emozioni attraverso mondi sonori diversi e crediamo che ogni canzone debba avere una propria personalità. Nei prossimi progetti ci saranno sicuramente nuove contaminazioni, nuove storie e nuove sfumature del nostro percorso artistico. L’obiettivo resta sempre lo stesso: creare musica che faccia emozionare, immaginare e vivere qualcosa di autentico.

Grazie ragazzi e complimenti per la vostra carriera artistica!

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