Dai social ai festival, la storia di chi ha trasformato un assaggio casuale in un fenomeno nazionale.
Un nome curioso, quello di Gin.Ceck, ma ormai familiare agli appassionati di distillati. Dietro il nickname, c’è Francesco Milanesio, trentenne originario di Mazzano, nel Bresciano, diventato in pochi anni un vero e proprio punto di riferimento per il mondo del gin italiano.
Con oltre sessanta etichette promosse solo nel suo territorio e più di milleseicento scoperte in tutta Italia, Francesco è riuscito a costruire attorno a sé una community di appassionati che segue con entusiasmo i suoi eventi e i suoi contenuti social.
L’idea nasce in pieno lockdown, da un semplice assaggio fatto per curiosità. Oggi, quel primo sorso ha dato vita a un percorso che ha portato Francesco a organizzare festival in tutto il Nord Italia, diventando tra i maggiori divulgatori del distillato più versatile del panorama beverage.
a cura della redazione
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L’inizio di una passione
«Nella vita mi occupo di tutt’altro – racconta Francesco – lavoro come responsabile commerciale nel settore dei rifiuti liquidi. Il gin è nato come una passione, nel 2020, quando assaggiai per caso uno dei primi gin italiani. Mi piacque così tanto da voler approfondire, e scoprì un mondo che non conoscevo. Da lì è partito tutto.»
Come si riconosce un buon gin?
Distinguere un gin di qualità non è semplice, ma alcuni dettagli fanno la differenza.
Un buon gin parte da un alcool neutro di alta qualità: se l’odore ricorda quello dell’alcool da supermercato, è un brutto segno. Poi c’è il ginepro, che deve restare protagonista, con le botaniche ben bilanciate. E infine la prova del nove: un gin di qualità si può bere anche da solo, magari con un cubetto di ghiaccio, ma deve esprimersi al meglio anche nei cocktail.
Dai sogni ai festival. Nel 2021 nasce l’intuizione che cambia tutto.
Conoscevo alcuni produttori locali e pensai: perché non riunirli in un evento dedicato? Così prese vita il primo Brixia Gin Festival. Nonostante le restrizioni Covid, fu un successo. Poco dopo arrivarono Berghem Gin Fest, Mantova Gin Fest, FeRaBo Gin Festival, Garda Gin Festival e Franciacorta Gin Festival. Poi Cesena e Torino. Ora i festival sono diventati veri e propri appuntamenti fissi per i cultori del gin.
Il gin italiano nel mondo. Nonostante la crescita del settore, c’è ancora strada da fare.
Solo una decina di brand italiani è riuscita a farsi conoscere all’estero – spiega Francesco –. Paghiamo la forza economica e storica dei grandi marchi internazionali. Ma chi investirà in qualità, distribuzione e packaging innovativo potrà dire la sua anche fuori dai confini.
Dietro le quinte Francesco cura personalmente i suoi canali social, ma non è solo.
Ho la fortuna di avere mia moglie al mio fianco: si occupa di marketing e mi aiuta nella comunicazione. Per i festival collaboro invece con Sinapsi, agenzia bresciana con esperienza ventennale.
Progetti futuri
Il futuro parla di nuove tappe e anche di… musica.
Con Sinapsi stiamo lavorando a nuovi eventi per il 2026 e oltre. Inoltre sto realizzando alcune canzoni che accompagneranno i visitatori dei festival: un modo diverso per rendere l’esperienza ancora più coinvolgente.
Un consiglio a chi comunica l’enogastronomia online
I social vanno presi con leggerezza – consiglia Francesco –. Le persone li usano nel tempo libero, per divertirsi. Ecco perché i miei video sono spesso ironici: preferisco trasmettere un messaggio con una risata, piuttosto che con un tono accademico. L’importante è far passare la passione.
Da semplice appassionato a divulgatore di eccellenze: Francesco “Gin.Ceck” Milanesio è la prova che anche un bicchiere di gin, se raccontato con entusiasmo, può diventare un simbolo di cultura, territorio e convivialità.
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