Dopo nove anni trascorsi in Australia a scolpire il proprio linguaggio sonoro, Georgia Chains si prepara a un nuovo traguardo: il debutto internazionale a Tenerife, sabato 29 novembre, per il collettivo Blacklight, punto di riferimento della scena hard techno delle Isole Canarie. Con una carriera in costante ascesa, la DJ e produttrice italiana è oggi una delle figure più interessanti della scena underground italiana. Resident di Cantieri Disco, autrice di undici release in un anno e ospite dei principali eventi techno nazionali, Georgia si racconta in questa intervista tra passato, identità sonora e nuove sfide artistiche.
a cura della redazione
Ciao Georgia, benvenuta su Che! Intervista. Questo debutto a Tenerife con il collettivo Blacklight rappresenta un traguardo importante nel tuo percorso. Come ti senti a portare il tuo sound per la prima volta fuori dai confini italiani?
Questo debutto rappresenta una tappa fondamentale del mio percorso artistico. Pur avendo già avuto esperienze in Australia, è la prima volta che porto il mio sound oltre i confini italiani, all’interno del contesto europeo. È un passo che segna una nuova fase di crescita personale e professionale, un’evoluzione che mi permette di ampliare le connessioni con il pubblico internazionale. Dopo un anno intenso che mi ha riportata in Italia, considero questa occasione una vera ripartenza a livello artistico.
Il collettivo Blacklight è conosciuto per la sua autenticità e per l’energia delle sue serate. Cosa ti ha affascinato di più della loro filosofia musicale e del loro approccio alla scena underground?
Ciò che mi ha colpito del collettivo Blacklight è la loro autenticità e la coerenza nel rimanere fedeli alle radici underground della hard techno, senza lasciarsi influenzare dalle tendenze commerciali. Apprezzo profondamente il loro spirito comunitario e la capacità di creare eventi fondati sull’unione, sull’energia condivisa e sull’amore genuino per la musica. In questa occasione avrò il piacere di condividere il palco con Alex TB, uno dei miei artisti preferiti nonché uno dei pionieri del genere schranz a livello internazionale.
Hai trascorso quasi un decennio in Australia, un’esperienza che ha sicuramente influenzato la tua identità artistica. In che modo quei nove anni hanno trasformato il tuo modo di percepire e creare musica?
L’Australia è stata la mia palestra creativa e il luogo dove ho scoperto la libertà di sperimentare in un ambiente aperto, inclusivo e privo di giudizi. Più di ogni altra cosa, sono state le amicizie a formarmi come DJ — in particolare il legame con il collettivo Femme Fatale e le collaborazioni con numerosi organizzatori di eventi che hanno creduto in me fin dall’inizio. In una scena ancora autentica e poco contaminata, ho imparato ad ascoltare il mio intuito e a dare forma alla mia voce musicale, trovando un’espressione artistica sincera e personale.
Il tuo stile è spesso descritto come un equilibrio tra potenza e controllo, tra caos e precisione. Come nasce questa tensione creativa nei tuoi set e nelle tue produzioni?
Amo l’ordine e la programmazione, ma allo stesso tempo coltivo la mia natura creativa e istintiva. Nei miei DJ-set cerco di unire entrambe le dimensioni: preparo con cura la selezione, ma lascio sempre spazio all’improvvisazione e all’energia del momento. Le mie performance includono diversi sottogeneri della hard techno, creando un equilibrio dinamico tra struttura e spontaneità. Mi piace definire il mio approccio come una forma di “caos controllato”, dove ogni scelta nasce dall’ascolto del dancefloor e dalla connessione con il pubblico.
Negli ultimi mesi sei diventata resident di Cantieri Disco, uno spazio che ha contribuito a ridefinire la cultura techno a Pescara. Cosa rappresenta per te far parte di questa realtà e che tipo di connessione hai con il pubblico che frequenta quel luogo?
Sono entusiasta di entrare a far parte dello staff di Cantieri come DJ. Questo club iconico, che ha ospitato numerosi artisti di rilievo della scena techno nazionale e internazionale, rappresenta un punto di riferimento per la comunità locale e un simbolo della cultura underground pescarese. Essere parte di questa realtà è per me un onore e un’opportunità per contribuire, attraverso le mie selezioni musicali, a creare momenti di connessione, energia e gioia condivisa.
Il remix di “Ameno” ha riscosso grande attenzione nella scena, scalando le classifiche di SoundCloud e conquistando nomi importanti della techno internazionale. Ti aspettavi un tale riscontro?
Ho prodotto questo brano insieme al mio amico e collega francese L’Etrange M. Redan. Quando lo abbiamo pubblicato non sapevamo davvero cosa aspettarci, ma il riscontro è stato buono: la traccia è stata suonata e apprezzata da diversi DJ internazionali, ricevendo un’attenzione che ci ha sorpresi in positivo. È stato un risultato gratificante, frutto di una collaborazione spontanea e genuina che ci ha lasciato entrambi molto soddisfatti.
Parliamo dell’EP “Zero”, realizzato insieme a Rohan (IT) per Orange Recordings. Qual è stata la visione alla base di quel progetto e quanto conta per te la collaborazione nel processo creativo?
L’EP “Zero” rappresenta per me una vera e propria rinascita artistica, un punto di ripartenza dopo un periodo di trasformazione personale. Il titolo trae ispirazione dalle due tracce che lo compongono — “Zero” e “Phoenix” — simboli di azzeramento e rinascita, come la fenice che risorge dalle proprie ceneri. Il progetto è nato in un momento in cui sia io che Rohan (IT) stavamo ricostruendo noi stessi, trovandoci perfettamente allineati sul piano creativo ed emotivo. Desidero ringraziare Rohan per la sua sensibilità artistica e la splendida collaborazione che ha dato vita a questo lavoro.
Hai condiviso la console con artisti come Vendex, Karah e Cristobal Pesce, nomi di rilievo nel panorama europeo. C’è stato un incontro o un momento che consideri decisivo per la tua crescita artistica?
Vendex è senza dubbio l’artista che mi ha colpito di più. Le sue performance sono vere e proprie esperienze immersive: suona con tre o quattro canali contemporaneamente, indossando una maschera e un outfit scenico impegnativi. Ammirabile la sua coerenza artistica — non segue le mode ma resta fedele alla schranz, un genere di nicchia e audace che pochi riescono a sostenere senza perdere il pubblico. Eppure, i suoi show registrano spesso il tutto esaurito, anche davanti a migliaia di persone.
Guardando alla data di Tenerife, come immagini il tuo set in un contesto così carico di energia e connessioni internazionali? Ci sarà un filo conduttore emotivo o sonoro che desideri trasmettere al pubblico delle Canarie?
Sono entusiasta di prendere parte all’evento e di condividere il palco con gli organizzatori — e colleghi DJ — Wipi e Dita Connat, oltre al leggendario headliner Alex TB. Il mio set alle Canarie sarà un viaggio attraverso la pura hard techno, senza compromessi né influenze commerciali. Desidero trasmettere un messaggio di autenticità e libertà creativa: essere se stessi, senza lasciarsi ingabbiare dalle convenzioni sociali, è la chiave per realizzarsi pienamente, nella musica come nella vita.
Infine, dopo Tenerife, dove pensi che ti porterà il tuo viaggio musicale? C’è un suono, una città o un sogno che senti di voler ancora raggiungere?
Spero che la tappa di Tenerife rappresenti l’inizio di un percorso che mi porti a esibirmi sempre più spesso fuori dall’Italia. Vivo con gratitudine questo momento e continuo a coltivare il desiderio di crescere ogni giorno, sia come DJ che come produttrice, per condividere energia e felicità attraverso la mia musica. Guardando al futuro, il mio obiettivo per il prossimo anno è partecipare come artista all’Amsterdam Dance Event (ADE), un festival a cui sono stata quest’anno che mi ha profondamente ispirata.
Grazie Georgia e complimenti per la tua carriera artistica!
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