GIADA: tra musica e verità, il ritorno alle origini con “Ridi di Me”

Cantautrice bolognese classe 2003, GIADA, torna sulla scena musicale con Ridi di Me, in uscita il 26 settembre 2025. Dopo aver debuttato con brani come Principe, Gola e Infame, la giovane artista – con un passato da pattinatrice artistica di alto livello – sceglie di riportare alla luce il suo primo pezzo mai arrangiato e prodotto, io faccio musica da quando ho 11 anni, questo è il primo pezzo che abbia mai lavorato, arrangiato e prodotto (2019) ma non il primo in assoluto mai scritto.
Una ballad intensa e viscerale, che parla di relazioni tossiche, fragilità e consapevolezze dolorose, sospesa tra malinconia e forza.

Abbiamo incontrato GIADA per parlare del suo percorso e del nuovo singolo che segna una tappa fondamentale nella sua carriera.

a cura della redazione


Giada, benvenuta su Che! Intervista e grazie per essere con noi. “Ridi di Me” è un brano che definisci il vero inizio del tuo percorso da cantautrice: cosa significa per te finalmente condividerlo con il pubblico?
Per me condividere finalmente “Ridi di me” è una vera liberazione: è un brano che mi ha consumata per anni e che ho dovuto lasciar sedimentare finché quel dolore non si fosse trasformato. Oggi lo sento come un ricordo che suona, sono talmente lontana dalla persona che l’ha scritto e ho in testa soltanto immagini sfocate di chi l’ha ispirato che per questo motivo credo sia arrivato il momento di lasciarlo vivere. Non voglio “portare sul palco” il mio malessere, ma condividere l’esperienza; spero che venga vista “solo” come arte e che tocchi chi ha vissuto qualcosa di simile, perché per me ormai non è più un peso ma una piccola liberazione.

Questo pezzo è rimasto “chiuso in un cassetto” per anni: cosa ti ha spinta ad aspettare così tanto prima di pubblicarlo?
Ho tenuto “Ridi di me” chiuso in un cassetto perché pubblicarlo prima avrebbe significato continuare a dare troppo peso a chi mi aveva ferito e ad avvallare una versione di me che stavo piano piano oltrepassando. Avevo bisogno di attraversare quel dolore, farlo sedimentare e crescere, per non consegnare agli altri qualcosa che mi facesse ancora male. Ora che non mi definisce più, posso lasciarlo andare con onestà: non voglio autocelebrare niente di finto, ma restituire al pubblico un pezzo vero che spero parli a chi ha vissuto qualcosa di simile.

Il brano nasce da un’esperienza dolorosa, ma oggi dici di sentirti distante dalla persona che lo ha scritto. Come vivi questo distacco emotivo e creativo?
Per me il distacco è una conseguenza naturale della crescita: ogni giorno diventiamo una versione diversa di noi stessi, ed è proprio questo che mi stimola sia come persona che come artista. Evolversi significa cambiare approccio, avere nuove esperienze, maturare anche musicalmente, e questo arricchisce la scrittura e ciò che voglio comunicare. Sono contenta di essermi lasciata alle spalle quella vecchia me: non voglio restare ancorata a quel dolore, a “quella Giada”, preferisco abbracciare le nuove versioni di me stessa e trasformarle in ispirazione e nuova musica.

L’arrangiamento richiama immagini potenti e cinematografiche, come una serata di pioggia con violini e pianoforte. Quanto contano per te le atmosfere nella costruzione della tua musica?
La parte figurativa per me è fondamentale, soprattutto in fase di scrittura: immaginarmi in un certo contesto, in un ambiente, in un’atmosfera precisa mi aiuta a dare colore alle parole e a costruire un’immagine chiara di quello che sto raccontando. Credo che la musica sia anche visualizzazione, un po’ come un film che prende forma nella testa di chi ascolta, e creare queste atmosfere permette non solo di dare un contesto alla mia storia, ma anche di coinvolgere l’ascoltatore nel mood che voglio trasmettere, che sia malinconico, leggero o qualsiasi altra sfumatura.

Nei tuoi testi parli di relazioni, fragilità, rabbia e lucidità. Ti definisci una cantautrice “fuori dai denti”: cosa significa per te scrivere senza filtri?
Scrivere senza filtri per me significa dire le cose come stanno, senza abbellirle o nasconderle dietro giri di parole. Mi piacciono le verità scomode, anche quando risultano crude o dirette, perché credo che siano più autentiche e comunicative. In un mondo che spesso appare pieno di finzioni e idolatrie vuote, preferisco arrivare nuda e grezza piuttosto che costruita e finta: alla fine è la verità, per quanto scomoda, a creare connessioni reali e consapevolezza… non lo sfarzo.

Sei profondamente legata all’R’n’B ma ti muovi anche nel pop contemporaneo: come stai costruendo la tua identità musicale tra questi due mondi?
La mia identità musicale nasce proprio dall’incontro tra questi due mondi: il pop, che è la base naturale della mia scrittura e delle mie melodie, e l’R&B, che invece porto dentro e amo da sempre come interprete e come ascoltatrice. Nei miei brani cerco di fondere queste due anime, mantenendo un equilibrio che mi permetta di essere autentica e personale. Amo i melismi, i colori vocali tipici dell’R&B (che mi fanno emozionare) quindi cerco di intrecciarli al mio lato pop per creare qualcosa che sento davvero mio: è un modo non solo per esprimermi, ma anche per rendere omaggio a un genere che mi ha da sempre formata, accompagnata e che continua a ispirarmi.

Oltre a “Ridi di Me”, hai già scritto più di 40 brani. Qual è il filo conduttore che lega le tue canzoni e la tua scrittura?
Il filo conduttore della mia scrittura è sempre la mia vita: la musica per me è uno sfogo, ma anche un modo per trasformare ciò che vivo (positivo o negativo) in un insegnamento. Non è solo sofferenza, anzi: è la capacità di rielaborare le esperienze e di raccontarle. Dentro i miei brani c’è tanto della mia vita da sportiva, ma anche della nuova fase che sto vivendo adesso, in cui mi sto reinventando e scoprendo le nuove versioni e sfaccettature di me. Credo che scrivere sia questo: dare voce al cambiamento e trasformarlo in musica.

Il progetto “Giada and Band” ti ha portata nei locali bolognesi, alternando inediti e cover. Quanto è importante per te il contatto diretto con il pubblico dal vivo?
Il contatto dal vivo con il pubblico per me è fondamentale: vengo dallo sport e sono sempre stata abituata a vivere la comunicazione in maniera diretta e reale (per quanto a volte distruttiva). Cantare live dà credibilità a quello che scrivo e pubblico, perché chi mi ascolta può “vivere la verità” e vedere che l’intensità che trova in una registrazione sono le stesse che voglio portare live sul palco. Ma soprattutto penso che il live permette di creare un legame più profondo: non mostro solo la voce, lo stile e la scrittura ma anche la mia personalità, la parte più umana oltre l’artista. E credo che sia lì che nasce davvero la connessione con chi ascolta.

Sei passata dal pattinaggio artistico, vissuto ad alti livelli, alla musica. In che modo questa esperienza sportiva ha influenzato la tua determinazione come artista?
Questi anni di sport ad alto livello mi hanno insegnato disciplina, resilienza e determinazione,  che sto portando con me anche nella musica. So quanto sia un mondo difficile, e grazie allo sport ho imparato a mettermi in gioco, ad accettare le critiche, a rialzarmi nei momenti più bui. Il duro lavoro, l’impegno e la capacità di essere autocritica mi aiutano a vivere ogni esperienza, positiva o negativa, come un’opportunità di crescita, sia personale che artistica.

Guardando avanti, quali sono i tuoi prossimi obiettivi: c’è già un progetto discografico più ampio in arrivo dopo l’uscita di questo singolo?
Attualmente sto lavorando a nuovi brani che esplorano un mondo più elettronico: un alt-pop sempre contaminato dall’R&B, ma con linee sonore e arrangiamenti diversi. Contemporaneamente sto ampliando anche la dimensione live e a breve presenterò il mio nuovo progetto “4Beats Presents GIADA”, che verrà affiancato sempre da “GIADA and band”. Nel progetto sto cercando di mandare avanti di pari passo la parte discografica e il live in modo che si alimentino a vicenda e si sostengano creando un percorso artistico completo, colorato e dinamico.

Grazie Giada e complimenti per la tua carriera artistica!

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