Gianluca Pietrucci: la resilienza di un imprenditore tra truffe, minacce e rinascita

La storia di Gianluca Pietrucci è quella di un imprenditore romano che, fin da giovanissimo, ha costruito la propria carriera nel settore automotive con impegno e sacrificio. Un percorso segnato da truffe, minacce, ingiustizie e pesanti perdite economiche, ma anche dalla forza di denunciare, di ricominciare e di trasformare le difficoltà in nuove opportunità. La sua vicenda personale e professionale è un esempio di resilienza e coraggio civile.

a cura della redazione


Gianluca, benvenuto su Che! Intervista. Partiamo dall’inizio: cosa significò per lei, a soli 17 anni, entrare nel mondo del lavoro alla Hertz e capire che quello sarebbe stato il suo cammino?
Tutte le mattine raggiungevo, da Casal de’ Pazzi, le sedi Hertz di Ostia e Ostiense con autobus, metro e tram. Dalle otto del mattino alla sera, dal Lunedì al Sabato. Mi occupavo della pulizia interna ed esterna dei veicoli. Questo mi ha aiutato a sviluppare senso del dovere (che è un valore fondante per la mia famiglia), spirito di sacrificio e attenzione al lavoro e ai clienti; nonché, osservando i titolari e il loro tenore di vita, ho sviluppato l’intenzione di intraprendere il mio futuro imprenditoriale.

Nel 2005 decise di investire una cifra importante in un’azienda automotive. Col senno di poi, come descriverebbe quel momento e quali insegnamenti ne ha tratto?
E’ stato un momento importante della mia vita professionale, divenendo di fatto imprenditore. Fidandomi di uno dei miei ex datori di lavoro, nonché parente, di entrare in società. Col senno di poi prima di entrare in società , e quindi di dare del denaro, mi affiderei per dei controlli preliminari sulle persone e le loro frequentazioni, ad un team di mia fiducia, ovvero avvocato esperto in diritto societario, commercialista, notaio e investigatore privato.

La sua vicenda è segnata da una truffa e da minacce molto gravi: come ha vissuto, umanamente e professionalmente, quella stagione così dura?
La stagione così dura è purtroppo durata un decennio, ma non fu solamente una truffa, in quanto feci arrestare il soggetto in questione in flagranza di reato per estorsione e facendolo condannare per entrambi i reati in via definitiva. A livello umano, quel periodo, mi ha portato a perdere mia moglie e la mia primogenita e a causarmi un danno economico molto importante.

Ha denunciato con coraggio e ottenuto un risarcimento dal Fondo di solidarietà per le vittime di usura ed estorsione. Cosa ha significato per lei quel riconoscimento?
Questo risarcimento mi è stato riconosciuto grazie alla mia caparbietà, ho dovuto comunque aspettare dieci anni. Mi è servito per ampliare l’azienda e anche per riuscire ad avere un po’ di tranquillità.

Lei racconta di essersi trovato di fronte anche all’indifferenza della giustizia, con procedimenti archiviati e frasi pesanti da parte di chi avrebbe dovuto proteggerla. Che riflessione le suscita oggi questo aspetto?
Rabbia e delusione. Non sono stato tutelato dallo Stato italiano, per questo ci fu anche l’idea di lasciare l’Italia, cosa che potrebbe magari accadere in futuro. Il fondo di solidarietà, anche se è stato una boccata d’ossigeno, non è nulla in confronto all’aver perso una famiglia e il sogno di imprenditore e quello di comprare casa in quel territorio.

Dopo aver perso molto sul piano economico e personale, nel 2011 ha deciso di ripartire aprendo una nuova azienda. Da dove ha tratto la forza per ricominciare?
La forza di ricominciare è intrinseca nel sangue materno e paterno che mi scorre nelle vene, tanto devo anche alle esperienze vissute nelle strade della periferia di Roma da quando ho otto anni.

Nel periodo del Covid ha continuato a garantire servizi essenziali, nonostante le difficoltà. Che impatto ha avuto quell’esperienza sul suo modo di vivere il lavoro?
E’ stata un’esperienza anch’essa difficile, dopo aver ricominciato nel 2011 da sotto lo zero l’esperienza da imprenditore e aver riavviato un’attività e tutte le sue successive difficoltà, quali acquisti di nuove attrezzature, l’adeguarsi alle nuove normative ed imposizione è arrivata anche la situazione COVID. E’ in questo periodo, in cui riuscivamo ad erogare i servizi essenziali, che rimodellato l’azienda facendo fronte ai nuovi cambiamenti e adattandomi a questi nuovo scenari.

La sua testimonianza è anche un messaggio civile: quanto è importante, secondo lei, raccontare pubblicamente storie di resistenza e di denuncia?
E’ importantissimo. Anzi è fondamentale portare le proprie testimonianze pubblicamente, poiché possono avere la doppia funzione di: portare a galla situazioni difficoltose e tutte le loro sfaccettature, anche quelle più intime, e spingere tutti coloro i quali, trovandosi in contesti simili, ad affrontarle e denunciare.

A livello umano, lei parla di trasformazione più che di perdono: cosa significa per lei oggi questo concetto?
Anche da coloro che mi hanno fatto del male ho potuto apprendere conoscenze utile nell’ambito professionale, ma anche personale. Quindi formando e trasformando la mia persona, ma non potendo perdonare chi ha tanto fatto male all’interno e all’esterno delle istituzioni.

Quali sono i suoi obiettivi, sia come imprenditore sia come uomo che ha deciso di non arrendersi alle ingiustizie?
Come imprenditore continuando ad espandere l’azienda e istituendo partnership con i vari professionisti del settore e con giovani volenterosi, interessati a prendere in gestione spazi e settori aziendali. Come uomo l’obiettivo principale è quello di essere un buon padre e un domani un buon nonno, a tal proposito ho scritto un libro con le mie esperienze di vita e con quelle dei miei antenati e famigliari prossimi, oltre che quelle delle mie due mogli da lasciare alle mie figlie e alle generazioni future. Libro che è in pubblicazione, ma che rimarrà privato a differenza dei altri due che saranno pubblici.

Grazie Gianluca del tuo tempo.

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