Gio Ui: “Rottami”, il rock graffiante di una generazione stanca ma ancora in movimento

Female guitarist performing on stage with a gray quilted electric guitar under purple lights at a microphone stand on stage.

Con “Rottami”, disponibile dal 2 maggio 2026, Gio Ui torna con un singolo alternative rock diretto, energico e disilluso. La cantautrice milanese racconta la frenesia della vita contemporanea, le relazioni sempre più fragili e quella sensazione di stanchezza condivisa che accompagna molte giornate. Tra chitarre graffianti, attitudine rock e un ritornello incisivo, il brano fotografa una società che corre senza fermarsi davvero ad ascoltare.

a cura della redazione


Benvenuta su Che! Intervista, Gio Ui, “Rottami” è un brano alternative rock molto diretto: da quale urgenza personale e artistica nasce questa canzone?
Rottami nasce dall’esigenza di sentirci parte di una collettività, con la quale poter condividere un disagio fatto di quotidianità, gente sempre più distante e sempre più individualista. Ci sentiamo stanchi in un mondo che corre troppo veloce. Lavoriamo, corriamo e arriviamo a fine giornata, stanchi, dei rottami.

Nel ritornello canta “Siamo tutti dei rottami prima di andare a letto”. Che cosa rappresenta per lei questa immagine così forte e quotidiana?
Rappresenta il dover raccogliere tanti piccoli pezzi di noi a fine giornata, come dei rottami buttati per terra senza cura, abbandonati, consumati da pensieri e sfide quotidiane.

Il brano parla di corse continue, relazioni vuote e vite che sembrano procedere in automatico. Quanto c’è della società di oggi dentro “Rottami”?
È totalmente uno sfogo e grido che riguarda la società di oggi, impegnata a fare video, piuttosto che aiutare gli altri; dove conta l’apparenza, ma non i gesti che contano. Una società che guarda e passa e che empatizza sempre meno con gli altri esseri umani.

        Il sound del singolo è arrabbiato, graffiante, quasi una sveglia contro la routine. Come ha lavorato alla costruzione sonora del pezzo?
        È stato un sound di getto, con un intro di chitarra diretto. E un ritornello che apre e davvero vuole sfogare tutto quanto, poi con la mia band e produttore abbiamo pensato a tutti gli altri dettagli, ma la struttura mi è risultata chiara fin dall’inizio.

          La sua musica nasce da influenze alternative rock, grunge e pop punk. In che modo questi ascolti hanno contribuito a definire la sua identità artistica?
          Sicuramente il punk e l’alternative hanno formato il mio modo di raccontare il mondo che mi circonda senza mezzi termini.

            Il suo progetto solista in italiano è nato nel 2015 mentre viveva a St. Gallen, in Svizzera. Quanto ha influito la distanza da casa sulla scelta di scrivere nella sua lingua?
            Credo moltissimo, aver vissuto in un luogo dove si parlasse una lingua diversa, mi ha aiutata a focalizzarmi ancora meglio sui testi, e a dire cose senza paure, forse perché non avrebbero sempre capito quello che scrivevo, e mi facevo come da scudo, ma è stato un processo utilissimo e direi terapeutico! Forse è allo stesso modo che in Italia, prima di andare all’estero, scrivevo molto in inglese!

              Nel suo percorso ha pubblicato brani sia in italiano che in inglese. Che differenza sente tra esprimersi in una lingua e nell’altra?
              In entrambe le lingue mi metto a nudo, fanno parte di me come una persona bilingue utilizzando l’inglese tutto il giorno, tutti i giorni. Non sento grandi differenze, anche se forse in italiano, mi sento più gli occhi puntati.

                La sua formazione passa da realtà importanti come il CEM di Gallarate, il CET di Mogol e i Massive Arts Studios di Milano. Quanto conta lo studio nel mantenere viva e credibile un’attitudine rock?
                Tutto!!! Se non si studia, anche l’attitudine rock se ne va! Ci vuole molto controllo, tecnica e ok, anima e cuore in quello che si fa.

                  Dopo esperienze live significative, tra cui le aperture ai Vintage Violence al Bloom di Mezzago e al Legend Club di Milano, che rapporto ha oggi con il palco?
                  Sempre lo stesso, una grande valvola di sfogo e adrenalina che mi fa dire, io voglio stare qui.

                  “Rottami” apre il suo 2026 musicale: quali direzioni artistiche e sonore immagina per i prossimi passi del progetto Gio Ui?
                  Rottami apre il mio EP, dal titolo “Quello che rimane”, un ep di 6 brani, che verranno pubblicati a distanza di tre settimane ciascuno all’uscita di Rottami e che alla fine verranno raccolti nell’ep. Questa scelta é dettata dal fatto che non volevo togliere importanza ai singoli brani pubblicandoli insieme. Fanno parte di diverse fasi di me e raccontano anche il mio oggi.

                  Grazie Gio Ui e complimenti per la tua carriera artistica!

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