Book cover with pink–purple to yellow gradient, bold title 'GIORNI FUTURI' by Gabriella Dal Lago, publisher EINAUDI.

Gabriella Dal Lago consegna al lettore un romanzo che sceglie un territorio narrativo tanto intimo quanto poco esplorato nella sua reale complessità: la fine di un’amicizia. Non un amore che si spegne, non una famiglia che si disgrega, ma quel legame laterale e decisivo che spesso accompagna la formazione di un’identità più di qualunque relazione sentimentale. Per Irene e Ottavia, infatti, la rottura della loro amicizia non è un dettaglio del passato: è una crepa nel presente, una frattura che continua a produrre eco, silenzi, ossessioni.

a cura della redazione


Il romanzo si apre su un ritorno. Dopo dieci anni trascorsi all’estero a inseguire una carriera accademica che non la soddisfa, Irene rientra a Torino durante il tempo sospeso delle vacanze natalizie. Ma la città, come spesso accade nei ritorni letterari più riusciti, non è più soltanto un luogo: è una superficie deformante. Tutto appare familiare e insieme irriconoscibile. Gli ex compagni di liceo sono diventati adulti, o almeno ne recitano la parte; le feste sembrano residui di un tempo che non torna; la malattia della madre introduce nella quotidianità un’urgenza concreta, corporale, dolorosa. Eppure, più di ogni cosa, ciò che manca a Irene è Ottavia.

L’ autrice costruisce il cuore del romanzo attorno a questa assenza. Irene e Ottavia sono state una coppia amicale fondata sugli opposti: una più nascosta, l’altra luminosa e popolare; una segnata da una madre ingombrante, l’altra da una madre assente; una innamorata di Pietro, mentre Pietro desiderava l’altra. In questa simmetria imperfetta, l’autrice individua il materiale incandescente di molte amicizie adolescenziali e giovanili: l’ammirazione che confina con l’invidia, la dipendenza affettiva mascherata da complicità, il bisogno di riconoscersi nello sguardo dell’altra e, al tempo stesso, di liberarsene.

La domanda che attraversa Giorni futuri è semplice solo in apparenza: perché Irene e Ottavia non si parlano più? O, meglio, perché Ottavia non risponde più? Attorno a questo vuoto si organizza una narrazione fatta di non detti, ricostruzioni, slittamenti temporali e prospettive alternate. Il romanzo si muove lungo vent’anni, attraversa l’Europa, segue partenze e ritorni, e mette in scena una generazione che ha imparato a spostarsi molto senza sempre riuscire ad avanzare davvero.

La storia di Irene e Ottavia è individuale, ma risuona dentro questioni pienamente contemporanee: il precariato culturale, la pressione performativa, l’inadeguatezza di fronte all’età adulta, l’ansia di costruirsi una vita coerente, produttiva, riconoscibile. Irene torna da una carriera accademica internazionale che non basta a darle un senso; Ottavia, osservata a distanza attraverso i social, sembra aver trasformato corpo, spiritualità e benessere in una forma di presenza pubblica. Da una parte la fatica di chi ha inseguito un modello di riuscita intellettuale; dall’altra la visibilità continua di chi sembra aver trovato una nuova grammatica dell’esistenza. Ma Dal Lago evita la semplificazione: nessuna delle due possiede davvero la chiave della salvezza.

L ’autrice sa che molte relazioni non finiscono con una scena madre, ma per accumulo: una risposta mancata, una distanza non nominata, una ferita minimizzata, una versione dei fatti che non coincide più. La sua forza sta nel trasformare questa materia fragile in trama, facendo di un’amicizia sfilacciata un vero dispositivo narrativo.

Giorni futuri è anche un romanzo sul tempo. Il titolo porta con sé una promessa ambigua: i giorni futuri sono quelli che attendiamo, quelli che temiamo, quelli che ci illudiamo di poter ancora correggere. Irene guarda a Ottavia come a una parte perduta di sé; Ottavia, a sua volta, sembra custodire un’altra verità del rapporto. Nel loro legame si riflette una domanda più ampia: che cosa resta delle persone che siamo state quando la vita ci obbliga a diventare altro?

È forse qui che il romanzo trova la sua intuizione più felice: non tutte le amicizie sono destinate a durare nello stesso modo, ma alcune, per non morire, devono accettare di non essere più ciò che erano.

Per saperne di più visita: einaudi.it

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