Dal Neorealismo italiano ai nuovi linguaggi del cinema indipendente, il giovane regista pugliese racconta il suo percorso tra passione, ricerca e visione.
Classe 1997, originario di Foggia e residente a Barletta, Giuseppe Arcieri è un talento emergente del cinema italiano contemporaneo. Laureato in Nuove Tecnologie dell’Arte e specializzando in Cinema e New Media Art, ha già collezionato oltre ottanta riconoscimenti in festival internazionali, imponendosi per sensibilità visiva e profondità narrativa. Regista, scrittore e direttore artistico del South Italy International Film Festival, Arcieri continua a esplorare i temi dell’inclusione, della fede e del mistero umano attraverso opere intense come Medea e Ombre nella Fede, presentata alla 82ª Mostra del Cinema di Venezia.
a cura della redazione
Benvenuto su Che! Intervista, Giuseppe, e grazie per essere con noi. Partiamo da “Ombre nella Fede”, il tuo ultimo cortometraggio presentato a Venezia: come è nato e quale messaggio desideri trasmettere attraverso questa nuova opera?
Grazie a voi per l’intervista e per il meraviglioso lavoro che svolgete con le persone che intervistate. Ombre nella Fede nasce dal desiderio di raccontare la figura di un eroe ispirato al sacerdote realmente esistito Mons. Angelo Raffaele Dimiccoli, il primo ad opporsi al regime fascista. Quello che cerco di trasmettere è il percorso della fede personale di ognuno di noi, fatto di momenti di luce e di ombra. Un viaggio alla ricerca di sé stessi, dove la fede diventa il faro che illumina il cammino.
Il tuo percorso artistico affonda le radici nel Neorealismo e nel cinema d’autore italiano. Quali sono i registi o le opere che ti hanno maggiormente influenzato nel tuo modo di raccontare la realtà?
Uno dei registi che più mi ha ispirato e fatto innamorare della settima arte è sicuramente Sergio Leone, a cui ho anche dedicato la monografia C’era una volta Sergio Leone, disponibile su Amazon. Leone ha inventato un genere e innovato profondamente il modo di fare cinema, creando un modello ancora oggi attuale. Sono molto affascinato anche dallo stile registico e visivo di Wong Kar-wai. Mi sento fortemente legato ai maestri del cinema italiano come Vittorio De Sica, Michelangelo Antonioni, Elio Petri, Lucio Fulci, Ettore Scola e Mario Bava. Tra i grandi autori internazionali che amo vi sono Kurosawa, Tarkovskij, Kubrick, Hitchcock, Coppola,Carpenter e Spielberg: tutti registi che hanno rivoluzionato la storia del cinema.
In “Medea”, premiato al Festival Tulipani di Seta Nera, affronti il tema dell’inclusività. Quanto è importante per te che il cinema sia anche strumento di riflessione sociale e civile?
Il cinema è lo strumento più potente per lanciare messaggi, esprimere emozioni e denunciare eventi storici. Credo fermamente che il cinema possa ispirare e smuovere le coscienze: ogni storia raccontata deve lasciare un messaggio che porti lo spettatore a riflettere e, perché no, a maturare o cambiare interiormente. In Medea siamo stati un esempio da seguire su come si può fare cinema accessibile senza barriere fisiche o mentali.
Sei anche direttore artistico del “South Italy International Film Festival”. Qual è la missione che ti guida nella selezione delle opere e nella promozione dei nuovi talenti del cinema indipendente?
Gli obiettivi principali del South Italy sono valorizzare il cinema breve, i registi emergenti e il territorio. Nell’arte è fondamentale fare rete, e per me è molto gratificante aver creato un contenitore culturale nella mia città, Barletta, dove tanti giovani possano sentirsi a casa e non soli o senza opportunità.
In questi anni hai rappresentato l’Italia in numerosi festival internazionali, dal Câmpulung Film Fest in Romania al FotoFilm Festival di Istanbul. Che cosa significa per te portare il tuo lavoro – e il cinema italiano – oltre i confini nazionali?
Portare il proprio lavoro oltre i confini nazionali è un’esperienza che va oltre le parole. Aver rappresentato il cinema italiano in Romania o aver ricevuto un premio prestigioso al FotoFilm Festival di Istanbul è stato un ottimo punto di partenza per stringere nuovi rapporti internazionali, fondamentali per la crescita umana e professionale. Ciò che trovo più affascinante è l’incontro tra culture diverse: portare con sé l’Italia, la sua poesia e la sua arte, e allo stesso tempo riportare a casa un frammento di storia e tradizione dei Paesi visitati.
La tua formazione accademica coniuga arte e tecnologia. In che modo i nuovi media stanno influenzando il tuo linguaggio cinematografico?
I nuovi media stanno influenzando notevolmente il linguaggio cinematografico, soprattutto con l’arrivo dell’intelligenza artificiale. Non la considero qualcosa da bandire, ma uno strumento da utilizzare in modo creativo. Tuttavia, nella fase di scrittura resteranno sempre centrali la fantasia, la sensibilità e l’esperienza umana: l’A.I. non potrà mai sostituire gli sceneggiatori, perché le emozioni sono ciò che ci rende autenticamente umani.
Hai ricevuto numerosi riconoscimenti e ricoperto ruoli di giurato in festival internazionali. Come vivi questa doppia prospettiva di artista e osservatore del lavoro altrui?
La vivo con grande entusiasmo: mi tiene attivo anche quando non sono sul set. Visionare tantissimi cortometraggi provenienti da tutto il mondo mi ha fatto crescere, appassionare e incuriosire su come le storie vengano raccontate da diverse prospettive culturali. Giudicare il lavoro degli altri è una grande responsabilità, e ogni volta che sono chiamato a farlo mi sento onorato, perché non è semplice e richiede esperienza e sensibilità.
Molti dei tuoi lavori sembrano cercare una spiritualità laica, una dimensione di senso dentro il quotidiano. È una ricerca che ti appartiene anche sul piano personale?
Sì, è una ricerca e una filosofia di vita che applico anche sul piano personale. Quello che esploro nei miei lavori non è solo estetica o narrazione, ma riflette il mio modo di vedere il mondo. Cerco la poesia nella vita di tutti i giorni.
Cosa pensi del panorama cinematografico italiano contemporaneo e quali direzioni, secondo te, dovrebbe intraprendere per valorizzare i giovani autori?
Penso che negli ultimi anni stiano emergendo molti film interessanti firmati da giovani autori, capaci di portare nuove prospettive e linguaggi nel panorama cinematografico italiano. Tra questi, mi ha colpito molto Another End di Piero Messina, un’opera intensa e visivamente potente che riflette sul tema dell’elaborazione del lutto attraverso una dimensione futuristica e intima al tempo stesso. Credo che il cinema italiano debba continuare a dare spazio a queste voci nuove, investendo maggiormente sulla sperimentazione, sulla scrittura originale e sulle produzioni indipendenti, senza paura di uscire dagli schemi tradizionali.
Se dovessi riassumere in una frase la tua poetica, quella che racchiude il tuo modo di fare cinema e di guardare il mondo, quale sarebbe?
La mia poetica nasce dalla convinzione che il cinema e l’arte in generale, sono lo strumento perfetto per raccontare le nostre storie, i nostri sogni, i nostri fantasmi e le nostre emozioni, trasformando ciò che è intimo in qualcosa di universale.
Grazie Giuseppe e complimenti per tutto!
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