Giuseppe Fisicaro: “Digital Noises, la nuova frontiera del publishing e della musica digitale”

Da anni nel panorama musicale come una realtà innovativa e dinamica, Digital Noises si è affermata come una delle più interessanti agenzie di publishing e label discografiche italiane, capace di coniugare strategia, visione e internazionalità. Fondata da Giuseppe Fisicaro, la struttura ha costruito nel tempo un solido network di collaborazioni con artisti di grande calibro — da Mario Venuti a Gianluca Grignani, da Umberto Tozzi a Raf — e con etichette prestigiose italiane e francesi. Con premi internazionali e una presenza sempre più forte anche nel mercato asiatico, Digital Noises rappresenta oggi un modello di crescita e di coraggio imprenditoriale nel mondo della musica contemporanea.

a cura della redazione


Benvenuto su Che! Intervista, Giuseppe, e grazie per essere con noi. Partiamo dalle origini: com’è nata l’idea di creare Digital Noises e quale visione c’era dietro al progetto nei suoi primi passi?
L’idea è nata dall’esperienza che avevo vissuto. Ho lavorato per 5 anni nella distribuzione musicale, per due in un’etichetta discografica. Ho imparato tanto, tutto quello che so, di fatto. E da li ho capito cosa mancasse, sia tecnicamente che a livello di visione. Ho creato una struttura che, come approccio, idea, mission, non avevo mai visto prima.

In pochi anni avete costruito un network di collaborazioni con nomi di altissimo livello del panorama musicale italiano. Qual è stato, secondo te, l’elemento che vi ha permesso di guadagnare la fiducia di artisti come Mario Venuti, Grignani, Tozzi o Masini?
Penso che la fiducia che ci sia stata data da artisti e management cosi importanti nasca dalla scommessa reciproca. Il nostro approccio con questi giganti della storia della musica è stato: “Mettimi alla prova”. Abbiamo dimostrato di poter essere efficaci, abbiamo rispettato le cose che avevamo promesso di fare. E non parlo di numeri, quelli non può assicurarli nessuno. Ma ci abbiamo messo tutto: competenza, voglia, idee, praticità. In un mondo pieno di guru, noi siamo operativi e pratici. Credo che questo sia molto apprezzato.

Nel vostro approccio parlate spesso di “correre insieme il rischio d’impresa”. Quanto conta oggi, nel settore musicale, condividere davvero la visione e la scommessa con gli artisti?
Ah, per me conta tutto. Il senso della sfida è il nostro motore. E’ troppo facile e comodo vendere un servizio, essere pagati a prescindere dal risultato. A noi piace essere parte del rischio, ci motiva, e ci fa sentire “il progetto”. Quando lavori al canale YouTube di un artista o al catalogo di una label, tu diventi quell’artista o quella label. E’ tosta, ma a noi piace lavorare cosi.

Digital Noises non è solo un’etichetta discografica ma anche un’agenzia di publishing e consulenza strategica. In che modo riuscite a integrare le diverse competenze per offrire un servizio completo ai vostri partner?
Ho la fortuna di avere un team estremamente eterogeneo, sia nelle skills che nell’attitudine. Il team di marketing e comunicazione, il team tecnico, quello di amministrazione, cooperano tra loro ma coprono ruoli complementari. Questo di permette di essere squadra, di attaccare e di difendere, e di portare a casa il risultato nella maggior parte dei casi.

Avete consolidato rapporti con importanti realtà francesi come Dom Disques e ISIS, aprendo così una finestra internazionale sulla musica italiana. Come si costruisce una collaborazione efficace tra mercati così diversi?
C’è molto studio dietro. Ogni mercato ha le sue regole, le sue piattaforme efficaci, e noi viaggiamo molto per immergerci dentro quelle realtà prima di fare il salto e lavorarci. La Francia ci ha insegnato moltissimo. Ci sono stores che li sono primari anche se in Italia hanno pochissimi utilizzatori. C’è un approccio al mondo artistico molto più di ricerca rispetto al mercato italiano. E ci sono nicchie che funzionano molto bene, penso alla classica o al jazz, che in Italia sono diventate pane per pochi. Ogni mercato ha le sue regole, conoscerle ci permette di fare al meglio il nostro lavoro.

Il vostro lavoro nel mercato asiatico è uno dei punti più sorprendenti della vostra crescita: distribuzione esclusiva in Cina, milioni di visualizzazioni in India e Vietnam. Com’è nata questa espansione e quali prospettive apre per il futuro?
Vale come per la Francia. India e Vietnam sono paesi in cui i subscribers di YouTube sono tra i più numerosi al mondo, l’India è al primo posto al mondo per iscritti a YouTube, più degli USA. La Cina ha i suoi stores, non utilizzano piattaforme made in USA o Europe, quindi vanno conosciuti e compresi. Siamo stati guidati bene da agenzie locali che ci hanno fatto capire come funzionasse. La cosa primaria resta lo studio dei mercati, poi si passa all’azione.

Il riconoscimento come “Digital Publishing Company of the Year 2024” a Dubai e il recente premio a Birmingham sono tappe significative. Cosa rappresentano per voi questi traguardi e quanto contano nella costruzione della vostra credibilità internazionale?
Beh, sono stati due momenti indimenticabili. Il premio a Dubai è quello che ci ha fatto capire che potevamo lavorare molto in Asia. E’ stato inaspettato e incredibile. Ma aver bissato il successo per il secondo anno di fila a Birmingham è stato ancora più incredibile, perchè raggiungere un risultato, con lavoro e dedizione, si può, ma confermarsi per la seconda volta è molto più difficile. Siamo orgogliosi.

Di recente avete consegnato il Disco d’Oro di “Si può dare di più” a Umberto Tozzi, un gesto che simboleggia anche il valore della continuità nei rapporti professionali. Quanto è importante, nel vostro lavoro, la dimensione umana e relazionale?
E’ una cosa che, al di la del raggiungimento di un obiettivo, ti fa stare bene umanamente ed emotivamente. Umberto Tozzi è una leggenda della musica, ma è anche un uomo straordinario, con uno staff super disponibile e preparato. La consegna di un disco d’oro è un riconoscimento numerico, è vero, ma è anche motivo di leggerezza, di sorrisi e scherzo. Il suo team è spettacolare e ci fa sentire parte del progetto.

Oggi la musica vive di algoritmi, numeri e piattaforme digitali. Come si può mantenere viva l’autenticità artistica in un sistema sempre più guidato dai dati?
Questa è una questione complessa che richiederebbe una risposta di ore. Il problema non è che gli algoritmi uccidono la creatività, perchè le classifiche sono sempre esistite. Il problema reale è che gli algoritmi rischiano di deviare una generazione che pensa che un disco d’oro o una playlist editoriale siano l’obiettivo, quando invece sono solo un mezzo. L’obiettivo di un artista deve essere la gente che sotto un palco in cui ti esibisci canta le tue canzoni. Per citare Lo Stato Sociale, gli artisti non sanno più se “fanno la musica per le persone o per gli elettrodomestici”.

Quali sono i prossimi obiettivi di Digital Noises? Possiamo aspettarci nuove collaborazioni o progetti internazionali in arrivo?
Non posso spoilerare molto, ma posso dirvi che sia in Italia (a partire da Sanremo 2026) che all’estero, sentirete ancora parlare di noi, garantito!

Grazie Giuseppe per il tuo tempo e complimenti per tutto!

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