Dal 20 febbraio 2026 è in rotazione radiofonica TILT, il nuovo singolo della cantautrice Grace, disponibile sulle piattaforme digitali dal 13 febbraio. Un brano intenso e viscerale che racconta il momento in cui tutto sembra fermarsi, quando il burnout e lo smarrimento costringono a fare i conti con se stessi per ritrovare la forza di rialzarsi. Accompagnato da un visual video dal forte impatto cinematografico, TILT rappresenta un nuovo capitolo nel percorso artistico di Grace, una voce versatile capace di unire energia e sensibilità in una narrazione musicale autentica e senza filtri. In questa intervista scopriamo più da vicino il suo universo creativo, le sue influenze e la visione che guida la sua musica.
a cura della redazione
Grace, benvenuta su Che Intervista!: partiamo dal tuo nuovo singolo TILT. Come nasce questo brano e qual è stato il momento preciso in cui hai sentito il bisogno di raccontare questa storia?
TILT è il pieno momento di burnout. Il punto in cui ti sembra di stare dando tutto ma qualcosa dentro di te inizia a spegnersi e allora in un mondo che ci vuole sempre forti e performanti tu ti permetti il lusso di essere fragile. Ho capito che dovevo scriverla quando ho realizzato che non ero l’unica a sentirmi così. È una sensazione molto più generazionale di quanto sembri.
TILT affronta il tema del burnout e del momento in cui si arriva a scontrarsi con un muro emotivo. Quanto è stato importante per te trasformare questa fragilità in un messaggio di forza attraverso la musica?
Per me la musica è sempre stata il modo per trasformare il caos in qualcosa che ha senso. Il burnout è un tema di cui si parla poco, ma tantissimi ragazzi lo vivono. TILT non è una canzone triste: è una canzone che dice “ok, sono caduta… ma mi rialzo”. La fragilità diventa forza nel momento in cui la racconti senza filtri.
Nel brano emerge anche il riferimento ai “bambini senza scelta”, una riflessione molto potente che diventa la scintilla per reagire. Come è nata questa intuizione narrativa e cosa rappresenta per te?
Quella frase è arrivata quasi da sola mentre scrivevo. Pensavo a tutte le persone che non hanno avuto nemmeno la possibilità di scegliere il proprio destino.
In quel momento mi sono detta: “Se io posso scegliere, allora devo reagire.”
È stato come uno schiaffo di realtà. A volte serve ricordarsi quanto siamo fortunati per ritrovare la forza.
Il visual video che accompagna TILT ha un forte impatto simbolico, con immagini che evocano smarrimento e solitudine interiore. Come è stato costruito il concept visivo e quanto è importante per te il linguaggio delle immagini nel raccontare la tua musica?
Per me musica e immagini sono inseparabili. Il visual di TILT nasce proprio da questa idea: rappresentare quel momento in cui ti senti perso, quasi sospeso, come se il mondo intorno continuasse a girare ma tu fossi fermo. Da qui l’idea “dell’annegare” all’interno di una vasca piena di latte e colorente blu.
La tua formazione artistica è iniziata molto presto, già a otto anni con lo studio del canto, e si è arricchita nel tempo con il musical e la recitazione. In che modo queste esperienze influenzano oggi il tuo modo di interpretare e scrivere le canzoni?
Io sono cresciuta sul palco. Il musical e la recitazione mi hanno insegnato una cosa fondamentale: ogni canzone è una storia.
Quando canto non penso solo alla voce, penso al personaggio, all’emozione, alla scena. Credo che questo renda le mie canzoni molto visive e molto vere.”
Dopo il percorso al CPM Music Institute di Milano, il tuo progetto musicale ha assunto una direzione sempre più definita. Quali sono state le tappe fondamentali che ti hanno portato alla Grace che ascoltiamo oggi?
A vent’anni parto sulle navi da crociera per lavorare come cantante. Questo è stato sicuramente il punto cruciale che mi ha permesso di comprendere meglio il lavoro. Nel mentre ho sviluppato la mia penna e la personalità di Grace. Poi crescendo e vivendo esperienze diverse nel quotidiano semplicemente ho messo in musica tutto ciò che ho imparato e chissà quante cose ancora ci saranno da scrivere ahahahahah
Nella tua musica convivono influenze molto diverse: dal soul di Amy Winehouse al pop internazionale fino al cantautorato moderno. In che modo riesci a fondere queste ispirazioni in uno stile personale?
Io ascolto tantissima musica diversa e non ho mai voluto scegliere una sola direzione.
Amy Winehouse mi ha insegnato l’anima, il pop internazionale mi ha insegnato l’impatto, il cantautorato mi ha insegnato la verità. Alla fine il mix diventa semplicemente… Grace.
Nei tuoi brani precedenti, come Peggiore Mostro, In bilico e Ti divora, hai affrontato temi generazionali molto forti. Quanto è importante per te parlare direttamente ai giovani e raccontare le loro inquietudini?
È fondamentale. Io scrivo le canzoni che avrei voluto ascoltare quando avevo 16 anni.
Se anche una sola persona ascolta un mio brano e si sente meno sola, allora quella canzone ha già fatto il suo lavoro.
Il tuo progetto artistico nasce anche da un lavoro di squadra con un team di professionisti. Quanto conta oggi la collaborazione nel costruire un percorso musicale solido e coerente?
Conta tantissimo. La musica è personale, ma un progetto artistico è sempre una squadra.
Io ho la mia visione, ma lavorare con persone che credono davvero nel progetto rende tutto più potente. È un po’ come una band invisibile che suona insieme a me.
Dopo l’uscita di TILT, quali sono i prossimi passi del tuo percorso artistico e quali nuove storie senti di voler raccontare attraverso la tua musica?
TILT è solo l’inizio di un nuovo capitolo.
Sto lavorando a tanta musica nuova e le prossime canzoni saranno ancora più dirette. Non posso dire molto ma bolle già in pentola il prossimo singolo…ma shhh, top secret!”
Grazie Grace e complimenti per la tua carriera artistica!
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