Classe 1998, di origini lituane e adottata in Italia a nove anni, Gretel (Greta Palmieri) è una cantautrice e musicista che trasforma esperienze personali e fragilità in arte. Dopo la trilogia acustica che l’ha resa nota, torna con Ego, un brano intimo e malinconico che racconta la lotta tra luce e ombra, autenticità e conflitto interiore. La sua musica unisce Pop e Jazz e si fa portavoce di inclusione, resilienza e sensibilizzazione sui temi dell’adozione e della diversità.
a cura della redazione
Gretel, benvenuta su Che! Intervista. Come ti senti nel presentare al pubblico Ego, un brano così personale e intimo?
Grazie ! È strano, ma bello. Mettere Ego davanti agli altri significa mostrare parti di me che di solito tengo nascoste. È vulnerabile, sì, ma anche liberatorio. Spero che chi ascolta possa riconoscersi, sentirsi meno solo nelle proprie paure e fragilità.
Ego esplora la lotta interiore tra luce e ombra. Quanto della tua storia personale, tra adozione, dislessia e bullismo, ha plasmato il messaggio della canzone?
Ego nasce da pezzi di me che non riuscivo a nascondere. Essere adottata mi ha fatto sentire diversa, sempre a cercare un posto nel mondo. La dislessia mi ha insegnato a lottare con le parole e con me stessa. Il bullismo mi ha ricordato quanto sia forte la mia vulnerabilità. Tutte queste ferite e questi passi mi hanno mostrato la luce e l’ombra dentro di me. La canzone è il mio specchio, è la mia voce che dice: “anche nelle battaglie più dure, sei tu a decidere chi essere”.
La tua musica fonde Pop e Jazz in modo molto originale. Come riesci a coniugare questi due mondi sonori mantenendo sempre un tono autentico e personale?
La mia musica nasce da quello che sento, non da schemi. Il pop mi dà la voce per arrivare subito al cuore. Il jazz mi permette di giocare, di esplorare emozioni e sfumature. Mescolare i due mondi è naturale, perché seguo sempre la mia verità. Ogni nota, ogni parola deve rispecchiare chi sono, senza filtri.
Il brano parla a chi si sente diverso o escluso. In che modo speri che la tua musica possa influenzare o supportare chi si trova in situazioni simili alla tua?
Voglio che chi ascolta capisca che la diversità non è una malattia. Io l’ho vissuto sulla mia pelle. Quando ho avuto la certificazione per studiare in modo diverso, mi hanno scritto che avevo “problemi cognitivi”. Ma non era vero. Era solo il mio silenzio, il dolore che portavo dentro. La mia musica vuole raccontare questo: essere diversi non è sbagliato, e il dolore può diventare forza.
Registrato presso Neve Sound Studio, Ego rappresenta un’evoluzione rispetto alla tua trilogia acustica. Quali nuove sfide artistiche hai affrontato nella produzione di questo singolo?
Sono partita durante la pandemia, scrivendo canzoni con pianoforte e voce e pubblicandole così come erano, semplici, con difetti vocali. Ma quello che arrivava alle persone era la mia fragilità e la mia diversità.
Poi ho incontrato Stefano Morroni, il producer dei miei brani come Matilde, Scusami, Parti di me e Voragine. Insieme abbiamo fatto un percorso di crescita musicale e artistica.
Dopo un po’, però, sentivo l’esigenza di cambiare produttori. Il vestito che mi cucivano addosso non mi rappresentava più. Così sono arrivata in uno studio a Montegranaro, nelle Marche, dove ho trovato ragazzi della mia età, tra i 22 e i 26 anni. Ci siamo subito trovati in sincronia: freschi di ascolti, moderni, con la stessa energia.
Abbiamo lavorato su Ego partendo dal testo e dalla melodia già scritti da me. È nato così un brano che considero tra i più maturi che abbia fatto, e allo stesso tempo solo l’inizio di un lungo viaggio.
La tua carriera ti ha portata a esibirti su TV di Stato di San Marino e Rai 2. Quanto queste esperienze televisive hanno influenzato il tuo modo di comunicare attraverso la musica?
Essere in TV, dopo aver cantato solo in concorsi locali o nella mia cameretta, è stato uno shock.
Artisticamente a volte volevo mollare, perché non raggiungevo i miei obiettivi.
Ma quelle esperienze mi hanno reso più sicura di me e mi hanno dato la spinta per crescere.
Mi hanno spinta a studiare di più, a capire la mia musica e a volerla migliorare sempre.
Social media e musica viaggiano ormai insieme. Quanto è importante per te condividere il tuo percorso e il tuo messaggio con il pubblico attraverso queste piattaforme?
Per me è molto importante. Ho iniziato condividendo la mia storia in modo semplice, senza aspettative, parlando anche della mia adozione. Col tempo ho imparato a usare i social in modo artistico, per raccontare le mie fragilità attraverso musica e parole. Oggi grazie a questo si è creata una community di persone che si riconoscono nella mia arte e nelle mie esperienze.
La tua storia personale diventa spesso tema delle tue canzoni. Quanto è terapeutico per te trasformare il dolore e le difficoltà in arte, e quanto invece è una responsabilità nei confronti di chi ti ascolta?
Trasformare il dolore in musica per me è terapeutico.
Scrivere è un modo per capire me stessa e liberarmi delle ferite.
Ma è anche una responsabilità: so che chi ascolta può vedersi nelle mie parole.
Voglio raccontare la mia verità senza filtri, per dare coraggio e forza a chi lotta ogni giorno.
La musica diventa così un ponte tra la mia storia e quella di chi mi ascolta.
Con la pubblicazione di Ego, guardi anche al futuro. Ci sono nuovi progetti, collaborazioni o esperimenti musicali che stai pianificando per i prossimi mesi?
Con Ego inizia una nuova fase del mio percorso. Sto lavorando a nuovi brani e a collaborazioni che mi permettano di esplorare sonorità diverse. Voglio continuare a crescere, sperimentare e raccontare storie autentiche. Ogni progetto è un passo in più nel mio viaggio musicale, e non vedo l’ora di condividerlo con chi mi ascolta.
Infine, quale messaggio vorresti lasciare a chi ascolta la tua musica e si riconosce nella tua esperienza di resilienza e autenticità?
Voglio dire a chi mi ascolta: va bene essere diversi. Va bene avere fragilità, paure o difficoltà.
Non lasciatevi abbattere dal giudizio degli altri. La vostra voce conta, la vostra storia conta.
Restate veri, continuate a lottare e trovate forza nella vostra autenticità.
Grazie Gretel e complimenti per la tua carriera artistica!
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