C’è un filo invisibile che unisce i sogni che non si sono mai avverati ai desideri che ancora ostinatamente bussano al cuore. In I buoni propositi (Salani, 2025), Sabrina Gabriele costruisce un romanzo che è al tempo stesso una mappa sentimentale e un archivio della memoria, un viaggio attraverso le vite di chi scrive, custodisce e ritrova le promesse che ciascuno fa a se stesso nel passaggio fragile tra un anno e l’altro.
a cura della redazione
Tutto comincia in una piccola libreria bolognese, dicembre 1981. Vanni Maestri, libraio dal passo quieto e dal cuore inquieto, raccoglie i propositi che i suoi clienti affidano a foglietti infilati nei volumi usati. Lui, che ha rinunciato ai suoi sogni giovanili, si fa custode di quelli altrui. Ma il passato non smette di chiamare: l’arrivo di Agata, giovane assistente dal passo curioso, riapre un cassetto chiuso da troppo tempo, riportando alla luce un amore sospeso e mai dimenticato.
Parallelamente, in un palazzo aristocratico, la contessa Costanza Castelvetri scopre l’eredità inattesa di un manoscritto: la storia di tre studenti travolti dall’amore e dalla Storia, tra le ombre del conflitto mondiale e delle persecuzioni razziali. Quelle pagine, venute alla luce come reliquie preziose, diventano la chiave di una catarsi collettiva: i protagonisti, nel presente, sono chiamati a scegliere, una volta per tutte, la felicità possibile.
Lo stile di Gabriele è delicato e corale: intreccia destini, li sfiora e li allontana, come un mosaico in cui ogni tessera ha la sua luce. Il romanzo attraversa la dolcezza e la malinconia, il peso delle attese disattese e l’ostinazione dei desideri che resistono al tempo. Non c’è retorica, ma un invito sottile: per andare incontro al futuro, bisogna prima imparare ad ascoltare la voce dei sogni, anche quelli che sembravano sepolti.
Per saperne di più visita: Salani Editore
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