Un viaggio tra emozioni, partiture e visioni con Marcos Marcelli e Chiara Cutilli

Nel cuore della pineta di Silvi Marina, tra mare e poesia, prende vita un evento unico: “Intimamente, la voce del cinema”, concerto ideato dal Direttore d’orchestra Marcos Marcelli e dal Soprano Chiara Cutilli, che coniuga musica, parola e immaginazione. A pochi giorni dal debutto della rassegna “Note in Pineta”, abbiamo incontrato i due giovani artisti per conoscere meglio il progetto, le scelte artistiche e l’anima che muove questa esperienza.

a cura della redazione


Benvenuti su Che! Intervista, Marcos e Chiara, e grazie per essere con noi. Come nasce l’idea di unire la musica sinfonica con la magia del cinema in un contesto così suggestivo come la Pineta del Pescatore?
Ciao redazione di “Che Intervista” e grazie mille a voi per l’invito. L’idea di presentare uno spettacolo di questo genere è quella di mettere in gioco le nostre attitudini e al contempo avvicinare il pubblico ad una sonorità più colta e meno mainstream attraverso il suono degli archi, della piccola e grande orchestra, della voce trattata sotto tutti i suoi aspetti interpretativi (dal pop al lirico), del pianoforte e del suono antifonale dell’oboe, fino alla presenza di un direttore a voler evocare proprio la “sacralità” del momento destinato all’ascolto attivo in contrasto con la tendenza dell’ascolto passivo, ormai alla base della nostra epoca.

Il titolo “Intimamente” richiama qualcosa di personale, di profondo. Qual è il legame tra il vostro vissuto artistico e le colonne sonore scelte per il concerto?
Intimamente è anzitutto il titolo di uno dei brani firmati dalla penna del Maestro Ennio Morricone e presenti nel programma della nostra serata. La scelta ha anche una motivazione più profonda poichè prima di essere legati da un rapporto di tipo artistico, siamo un duo nella vita reale e poter condividere la passione per la musica, che è poi alla base del nostro lavoro, rende ancora più profondo il nostro rapporto. Attraverso la musica concepita come ricerca, studio e dedizione abbiamo modo di esplorare le nostre anime e impariamo a comprenderci profondamente parlando la stessa lingua, oltretutto trascorrendo del tempo di qualità insieme.

Il programma spazia da Morricone a Zimmer, passando per John Williams. Come avete selezionato i brani e cosa avete cercato di trasmettere attraverso questi arrangiamenti originali?
La selezione dei brani è volta in primo luogo a creare un forte contrasto con la teoria molto diffusa che vede nelle Soundtrack più celebri l’unica via di realizzazione di uno spettacolo di questo genere. In questo caso, si è voluta privilegiare la presenza di brani completamente non convenzionali per un piccolo organico, come “Deliver Us” dal Principe d’Egitto o “E più ti penso”, un’elaborazione del celebre tema di Deborah di Ennio Morricone interpretata da Andrea Bocelli e Ariana Grande. L’obiettivo è primariamente quello di rendere scorrevole e al contempo intrigante, uno spettacolo unico nel suo genere per chiunque si presti ad ascoltarlo.

L’evento coinvolge un ensemble articolato: archi, oboe, pianoforte e voce. Qual è stata la sfida maggiore nel lavorare su queste partiture in una dimensione “da camera” ma altamente evocativa
Si potrebbe dire che lo scopo di organizzare un programma di questo tipo è anzitutto quello di far percepire quali sono le potenzialità di un’orchestra, (sebbene piccola, come in questo caso) e quali sono gli elementi effettistici e coloristici che essa sa rendere quando viene sottoposta a stili così disparati.
Il programma infatti spazia dalla musica morriconiana che vive bene anche senza contestualizzazione con l’immagine, per arrivare alle opere di compositori del calibro di Hans Zimmer, Bernard Herrmann e John Williams nelle quali la musica si fa sempre più evocativa e fortemente legata al significato dell’immagine.
Gli arrangiamenti pensati appositamente per l’occasione, rispondono anzitutto all’esigenza di rendere funzionale un organico ridotto, poiché essendo di fatto poco più grande di un’orchestra “da camera” si è messa in evidenza la necessità di comprimere o “rielaborare”, per meglio dire, interi passi orchestrali in origine eseguiti da un organico più ampio senza però che si venisse a perdere l’effetto generale capace di suscitare l’emozione nel pubblico.

La presenza dell’attore Antonio Corradi aggiunge una dimensione teatrale all’evento. Come si intreccia la parola recitata con la musica in questo progetto?
Quale miglior modo di accompagnare un concerto dedicato ad alcune delle più belle colonne sonore del cinema internazionale, se non quello di ascoltare la voce di un attore che interpreterà i monologhi più interessanti?
Le letture introdurranno alcuni dei brani selezionati, permettendo al pubblico di immergersi a 360 gradi nell’atmosfera evocata. Magari saranno proprio le parole del nostro Antonio a rievocare dei frame dei propri film del cuore, chi lo sa!

Tra i momenti più attesi c’è certamente l’esecuzione del tema da Schindler’s List. Quale significato ha per voi questo brano, e cosa rappresenta nella drammaturgia del concerto?
Schindler’s list è la perifrasi musicale più diretta di un pugno nello stomaco. Bob Marley diceva: “Il bello della musica è che quando ti colpisce non senti dolore”; ecco, questo è un caso eccezionale. Un brano di questa portata ti colpisce nel profondo, riesce a scuoterti quel qualcosa dentro e ti fa urlare nella tua impotenza di uomo di fronte alle atrocità delle quali lo stesso riesce sempre a macchiarsi le mani. Crediamo che rientri in quell’insieme di melodie struggenti che ti fanno chiedere cosa possa mai convincere l’uomo a convogliare il suo immenso potere nel distruggere, per causare strazio e dolore. Sarà un momento forte e sarà il violino solista Fakizat Mubarak a rubare tutte le nostre lacrime e la nostra gioia per pochi attimi. Sarà un buon momento per ricordare, per riflettere se sia ancora utile utilizzare la violenza e la guerra come metodi risolutivi, dopo secoli di evoluzione e progresso in ogni campo. Prepariamoci a sentirci enormi di fronte alla potenza immensa della musica, che è divina perché sa creare senza mai distruggere.

Marcos, la tua carriera ti ha già portato a collaborazioni prestigiose e a palcoscenici importanti. Come hai vissuto la direzione e l’arrangiamento di un progetto così personale e, al contempo, collettivo?
Una domanda molto impegnativa! Ritengo sempre che ogni esperienza sia meritevole di considerazione perché attraverso le esperienze si evolve, si apprendono e si superano i nostri limiti e si torna a casa con un capitolo in più nel nostro diario di bordo. La composizione, l’arrangiamento, l’arte di maneggiare i colori propri di ogni strumento dell’orchestra e non, è stata da sempre una dimensione alla quale mi sono sentito di appartenere; la possibilità di poter estendere una lavoro così intenso per la prima volta per
una mia iniziativa personale mi rende incredibilmente orgoglioso e fiero. È un traguardo che senza la costanza, lo studio ed il sostegno di mentori e figure illuminanti quali sono stati i miei maestri tutti, la mia famiglia, la mia ragazza e i miei pochi veri amici non avrei mai raggiunto. In tutto questo la direzione d’orchestra è arrivata molto dopo; cercavo una dimensione vicina a tutto questo, ed il saggio consiglio della mia ragazza e della sua famiglia mi ha saputo indirizzare verso la scoperta di questo incantevole mondo fatto anzitutto di dedizione profonda allo studio, ma soprattutto di rapporti interpersonali, perché prima di essere musicisti siamo persone ed è soltanto il grado di umanità con il quale sappiamo relazionarci gli uni gli altri che ci fa ottenere quello che desideriamo. Sono grato quindi a chi ha sposato l’iniziativa, in primis i musicisti tutti che hanno riposto la loro fiducia nelle mie potenzialità. È il mio primo progetto da direttore e sono onorato di avere al mio fianco dei professionisti di livello che vi faranno sognare. Il mio compito in qualità di arrangiatore è fornire loro la materia prima; come direttore è quello di guidarli, per lasciare che ognuno di loro possa tradurre al meglio il linguaggio criptico delle note e sappia arrivare dritto al cuore delle persone.

Chiara, la tua voce attraversa stili diversi, dal pop alla lirica. Qual è stata la sfida vocale ed espressiva più affascinante in questo viaggio musicale attraverso il cinema?
Definirei il progetto in sé una sfida, perché il concerto che abbiamo creato è molto ambizioso. Alla mia voce è stato affidato il compito di spaziare dalla lirica al pop, anche se saranno solo due i brani di musica leggera, se così possiamo definirla, e non posso negare di essere davvero emozionata all’idea di poter mettere in campo le mie conoscenze. La cosa che solitamente si reputa difficile è proprio passare da un genere all’altro, perché l’impostazione lirica è completamente differente da quella che si ha
quando si canta pop. Credo che la conoscenza e l’esperienza in qualche modo possano però permettere di gestire serenamente questo switch. Sono sicura che i miei studi classici, che ho deciso di continuare dopo un anno di sperimentazione nel 2019, mi daranno tanto, senza dimenticare tutto ciò che ho imparato frequentando il campo della musica pop.

“Intimamente” è anche una dichiarazione d’amore per l’arte, il territorio, la bellezza condivisa. Pensate che questa sia solo la prima tappa di un percorso più ampio?
Noi ce lo auguriamo! Il nostro sogno è quello di suonare il più possibile, lasciando una traccia della nostra musica e della nostra passione in ogni angolo del mondo. Ci piacerebbe viaggiare tanto ed esplorare territori sconosciuti, continuando a formarci musicalmente. Attualmente l’obiettivo è quello di presentare questo concerto, magari anche in qualche teatro, ampliando il programma. La cosa sicura è che nel tempo proporremo format sempre diversi, anche e soprattutto con l’acquisizione di esperienza. Quest’estate ci aspettano approfondimenti e intere giornate dedicate alla visione di opere in video ed a teatro, per imparare a percepire lo spettacolo in primis in qualità di spettatori!!

Infine, cosa sperate che il pubblico porti con sé dopo aver vissuto questo spettacolo tra le fronde, le note e i racconti del grande schermo?
Il nostro desiderio è che chiunque scelga di partecipare realizzi che per vivere un’esperienza intensa bisogna fermarsi ad ascoltare. È necessario prendersi del tempo, proprio perché viviamo in una società estremamente frenetica. Ascoltare un concerto richiede di tenere aperti gli occhi, le orecchie ed il cuore, così da sentirsi trasportati in un’altra dimensione. Speriamo che molti dei presenti riscoprano l’amore per i momenti più intensi della vita, proprio come succede a noi quando abbiamo il privilegio di fare musica.

Grazie ragazzi per il vostro tempo e complimenti per tutto!

Per saperne di più visita:
Instagram @chiara.cutilli | @marcos.marcelli

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